Governo. I fedeli al Cav: “La maggioranza rischia, rifletti”

Il rientro in Italia di Silvio Berlusconi dopo il G20 è stato più amaro del previsto. Le sue rassicurazioni da Cannes sulla tenuta del governo, “i numeri ci sono e con i ribelli parlo io e risolvo tutto”, sono state messe in discussione dai suoi fedelissimi. Nella notte, in un lungo vertice a Palazzo Grazioli, per fare il punto sullo stato di salute della maggioranza parlamentare, Denis Verdini, Gianni Letta e Angelino Alfano hanno detto al premier che la situazione è drammatica. I numeri non sono più quelli di una volta e con il passar del tempo si rischia di perdere altri pezzi. Tra i fedelissimi del Cavaliere in pochi credono che la situazione sia ancora sostenibile e si moltiplicano le richieste al premier di valutare con la massima attenzione la situazione. Alcuni avrebbero addirittura consigliato al premier di compiere un passo indietro. Il rischio per il governo di non avere una maggioranza autosufficiente nelle votazioni che contano sta diventando sempre più una certezza, ragiona il vertice del Pdl. Se sul rendiconto generale Montecitorio darà semaforo verde perché Giorgio Napolitano non vuole nessun incidente di percorso su questo passaggio parlamentare sulle misure anti crisi si rischia e di grosso. Verdini assicura che, per ora, i numeri ci sono ma sono risicati, troppo risicati e basta un non nulla per andare sotto. Gli scontenti sono tanti e ci potrebbe essere un effetto domino tra questo gruppo con il risultato di fare e il cattivo tempo sulle sorti della maggioranza. Occorre una riflessione attenta su come procedere e tutti i prossimi passaggi parlamentari devono essere valutati con la massima prudenza. Il Cavaliere ha ascoltato con attenzione e – secondo quanto si è appreso – avrebbe ribadito la volontà di andare avanti. “Non vi preoccupate – ha spiegato ai suoi interlocutori – parlo io con gli scontenti e cerco di convincerli ad uno ad uno”. Il premier non è stato sottoposto ad un vero e proprio ultimatum interno ma ha convenuto sulla necessità di porre la ‘dead line’ entro le prossime settantadue ore per prendere una decisione.

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