Governo e Di Maio: ‘Salvini ha combinato un disastro, parola al Colle’

La crisi non si è ancora formalizzata. Alla vigilia delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte, la scenario appare fluido. L’ipotesi di un esecutivo istituzionale prende forma. Non a caso anche dentro Forza Italia il clima è cambiato rispetto a qualche giorno fa, quando si parlava di liste comuni con la Lega e di centrodestra unito. Non c’è solo Gianni Letta che, parlando con i consiglieri del Colle, coltiva la suggestione di un Governo istituzionale guidato  dal nipote Enrico.

Eppure, per comprendere il sentiment delle truppe di Silvio Berlusconi basta seguire le tracce di Mara Carfagna. Martedì scorso, mentre era in vacanza a Singapore, la vicepresidente della Camera ha telefonato a Silvio Berlusconi, proprio mentre l’ex premier era riunito a Palazzo Grazioli con il coordinamento nazionale. Con un avvertimento: “Se fai l’accordo con Salvini sono finita. Per favore aiutami”.

M Confidano che prima di volare per Singapore abbia invitato a cena Matteo Renzi  con il quale ha messo a punto la strategia per costruire un contenitore centrista che dovrebbe fungere da ago della bilancia per la formazione di qualsiasi esecutivo e inglobare al suo interno renziani e azzurri.

 Gianni Letta suggerisce al Cavaliere di fare un’altra capriola e di isolare per sempre Matteo Salvini: “Silvio, per quale ragione non dovremmo sostenere un esecutivo istituzionale?”.

In ogni caso l’ultima parola è sempre quella del Cavaliere che in questi giorni si trova in vacanza in Provenza, a casa della figlia Marina. L’ex premier ascolta tutti e si mormora che sarebbe sempre più tentato dal Governo istituzionale con tutto dentro. Tranne l’ex alleato Salvini.

“Certo che sì”. Cosi’ l’ex-segretario del Pd, Matteo Renzi, a Studio Aperto, risponde a chi gli chiede se voterà contro il governo Conte, domani in Senato, in caso di un’eventuale sfiducia al premier. “Noi – ha aggiunto – votiamo contro il governo Conte-Salvini-Di Maio che ha messo in ginocchio l’Italia. Noi votiamo perché vada a casa”.

E a chi gli chiede se con “noi” intenda dire i renziani o i senatori del Pd, Renzi risponde “noi senatori del Pd”. “Se Salvini volesse candidarsi a Firenze contro di me, sarebbe il benvenuto. In attesa di un confronto elettorale a Firenze o a Milano potrebbe accettare di fare un confronto in tv”, ha detto poi l’ex premier Studio Aperto.

Il leader della Lega ha  parlato della possibilità – sempre più concreta – di un accordo tra il Movimento Cinque Stelle e il Pd per evitare le elezioni e mettere fine all’esperienza di governo della Lega. “Siamo in mano a una trentina di renziani che sanno che con le elezioni non li vota nemmeno il loro babbo, anzi, nemmeno li candida. Noi non abbiamo i numeri per fermarli in Parlamento, non possiamo fermare il governo Arlecchino, il governo dei perdenti che vogliono salvare la poltrona. Il presidente della Repubblica dovrà valutare se un governo del genere risponde al volere del popolo“.

Dialogo con il Pd,  per il M5s resta la strada obbligata per il venir meno delle condizioni politiche per un riallaccio dei canali di dialogo con la Lega. Alla vigilia delle comunicazioni del premier Giuseppe Conte al Senato, a cui formalmente i 5 stelle si affidano per non scoprire le carte della strategia scelta per dare uno sbocco alla crisi, sembra questa l’unica alternativa al momento percorribile per evitare la fine anticipata della legislatura e il ricorso alle urne. Di Maio dice di non voler né aprire né chiudere a nessuno e si affida al Quirinale e al percorso istituzionale che vorrà delineare. “Conte correttissimo – ha detto il leader M5S all’assemblea congiunta M5s- e un governo Renzi, Lotti e Boschi è frutto solo delle bufale della Lega”. Ma il Carroccio lo punge: “Noi siamo pronti al voto per il taglio dei parlamentari, il PD invece no”. E Zingaretti ribadisce che il PD attende le dichiarazioni di Conte e l’apertura della crisi: ‘O si forma un governo forte oppure meglio tornare a votare’ .

 Una manciata d’ore e, forse, il quadro sarà più chiaro. Ma fino a quando il premier Giuseppe Conte, oggi, alle ore 15, al Senato, non prenderà la parola tutti i partiti navigano a vista, muovendosi tra i tatticismi, senza esporsi. E così, alla vigilia di quello che potrebbe essere l’ultimo giorno del governo giallo-verde la situazione è di stallo con il M5S in bilico tra la prospettiva di un voto a novembre e quell’alleanza con il Pd sulla quale pesa come un macigno il nome di Matteo Renzi. Con il presidente Sergio Mattarella che, per i prossimi passaggi, chiede responsabilità e rigore e una chiarezza di prospettiva.

Conte riallaccerà, davanti ai senatori e allo stesso Salvini, i fili di una crisi che è stato il leader della Lega a innescare.  Il premier potrebbe non fare sconti su tutte quelle “slabbrature istituzionali” che hanno segnato, a suo parere, gli ultimi mesi del rapporto con il suo vice. Resta tuttavia un’incognita: se Conte annuncerà le sue dimissioni già in Aula o si limiterà a recarsi al Quirinale subito dopo. Immediato sarebbe l’avvio delle consultazioni già mercoledì.

 

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