La facciata di Palazzo Montecitorio. Roma, 29 gennaio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Governo, Conte al Quirinale per le dimissioni

Si va verso un Conte ter con i neo-Responsabili o con Italia viva? Verso un governo di salute pubblica o responsabilità nazionale, cioè un governo istituzionale? Oppure verso un governo elettorale che porterà il Paese al voto? E, ognuno di questi governi, guidato da chi? A oggi non si sa. La sola cosa certa è che si terranno formali consultazioni. Il capo dello Stato vuole guardare in faccia e negli occhi tutti i protagonisti – in positivo e in negativo – dell’attuale crisi di governo, che solo da oggi sarà aperta in modo formale, e chiedere loro: che cosa vuoi, tu Renzi, e Italia viva? Un Conte ter? Un governissimo?

Una maggioranza stabile e un governo coeso. Saranno questi i parametri con i quali Sergio Mattarella valuterà i passi che dovranno seguire alle dimissioni di Giuseppe Conte. Il premier ha annunciato le decisione al Consiglio dei ministri, convocato questa mattina alle 9, ed è salito  al Quirinale per rassegnare formalmente le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica. A seguire il premier dovrebbe recarsi dal presidente del Senato, Casellati e dal presidente della Camera, Fico. Non è prevista alcuna conferenza stampa, mentre è atteso un videomessaggio rivolto agli italiani, in cui Conte spiegherà la sua decisione.

Dopo oltre 500 giorni, il Conte II è arrivato così al capolinea. “Ringrazio l’intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme” ha detto in Cdm. Sostegno e compattezza”. hanno espresso i capi delegazione delle forze di maggioranza, Alfonso Bonafede (M5S), Dario Franceschini (Pd) e Roberto Speranza (Leu).

La scelta di Conte arriva dopo il fallimento del tentativo di ‘allargamento della maggioranza’, con l’Udc e Forza Italia che si sono chiamate fuori da ogni ipotesi di sostegno al Conte II, oltre alla quasi certezza di un voto negativo al Senato sulla relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede inizialmente prevista per giovedì prossimo e ora rinviata.

Si apre così una delicata crisi di governo. Da questo momento in poi in campo diversi scenari che dovrà valutare il Capo dello Stato, il quale probabilmente avvierà consultazioni lampo con tutte le forze politiche. Le ipotesi: dal reincarico al premier uscente per un “ter”, come sembrano auspicare Pd,M5s e Leu, con un allargamento della maggioranza che c’è stata finora, fino alla soluzione estrema dello scioglimento delle Camere. Ipotesi negata da tutti, ma inevitabile nel caso in cui ogni qualsivoglia intesa parlamentare dovesse naufragare.

Di certo Mattarella vuole che si diradino rapidamente le incertezze, ma il sondaggio dei gruppi di Camera e Senato è considerato imprescindibile anche per rispetto del Parlamento. Il nodo da sciogliere è quello di possibile gruppo di “responsabili” al Senato che dovrebbe consentire l’ampliamento dei numeri a sostegno di un eventuale Conte-ter.

E restano da chiarire le posizioni di Iv e dei centristi, con quelle che saranno le mosse determinanti di Matteo Renzi. Il calendario delle consultazioni non è ancora noto ma il Capo dello Stato dovrebbe cominciare ad ascoltare le forze politiche a partire da domani pomeriggio dopo la cerimonia per il Giorno della Memoria in mattinata.

Il Movimento Cinque Stelle, definisce il passaggio a un Conte ter “inevitabile” e “l’unico sbocco di questa crisi scellerata”. “Un passaggio necessario – prosegue una nota dei capigruppo pentastellati – all’allargamento della maggioranza”. Anche il Pd apre a un nuovo governo guidato ancora dall’ “avvocato degli italiani”. Il segretario Zingaretti su Twitter ha scritto: “Con Conte per un nuovo Governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia, che garantisca credibilità e stabilità per affrontare le grandi sfide che l’Italia ha davanti”.

Mentre la vicepresidente Deborah Serracchiani, al Tg1, precisa: “Nessuno può mettere veti a nessuno e in politica mai dire mai. La crisi è una battuta di arresto che ci preoccupa immensamente, e prendiamo atto che lo stesso Renzi ha detto che non ci debbano essere veti su Conte. Cerchiamo di fare ragionamenti solidi in tempi brevi”.

Un messaggio arriva anche dal presidente Cei. La Chiesa “non è di questa o di quell’altra parte – ha detto il card. Gualtiero Bassetti -. Quello che ci sta a cuore è il bene di ogni persona e di ognuno insieme agli altri, quello di cui c’importa è la vita delle persone, quello che sosteniamo è il nostro Paese”. “Guardiamo con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo. Auspichiamo che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno in tutta Italia lavorano in operoso silenzio e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità”.

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