Berlusconi-Tremonti: contrasti sulle misure anti crisi

Vertice d’urgenza in serata per il governo dopo il crollo dei mercati di ieri. La convocazione ufficiale ancora non è stata diramata, ma dovrebbe tenersi alle 20 il Consiglio dei Ministri che dovrà anticipare alcune delle misure anticrisi sulle quali l’Italia si è impegnata con la Ue. L’imperativo è “fare presto” per dare le risposte giuste ai mercati e all’Europa. Ma il vertice notturno di ieri non ha sortito l’effetto desiderato e ha portato come unico risultato l’accrescersi della distanza tra il presidente del Consiglio e Giulio Tremonti. L’assenza di Umberto Bossi ha fatto pensare ad una Lega Nord come battitore libero, anche se, almeno per ora, il patto di fine legislatura siglato tra il Senatur e Silvio Berlusconi viene confermato da via Bellerio. L’ordine di scuderia che il premier ha impartito è “fronteggiare la crisi” e mantenere “saldo il timone”, per non cedere il fianco agli avversari e cadere nei tranelli dei ribaltonosti. Il Cavaliere, chiuso a Palazzo Chigi, sta ridisegnando la road map in un ennesimo vertice con i ministri dopo l’incontro infruttuoso di ieri sera.

L’obiettivo cui sta lavorando Berlusconi è quello di mettere a punto nuove misure per fare fronte alla crisi economica e finanziaria. Un maxiemendamento, un decreto legge e un disegno di legge: questi sarebbero gli assi che il governo intende calare sul tavolo per varare il primo pacchetto di misure anticrisi concordato con l’Unione europea. Ma su queste misure ci sarebbero state, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti al vertice interministeriale di ieri, posizioni contrastanti tra alcuni ministri. A scalpitare di più sarebbe stato Giulio Tremonti che, sempre secondo quanto riportato da diversi partecipanti, avrebbe ipotizzato la necessità di una discontinuità nell’azione di governo per un nuovo rilancio. Una affermazione che sarebbe stata letta dai presenti come la richiesta di un passo indietro al premier. Richiesta che Berlusconi avrebbe respinto al mittente ribadendo la volontà di andare avanti anche perché non ci sarebbero alternative all’attuale Esecutivo.

Le indiscrezioni sul botta e risposta tra Tremonti ed il Cavaliere vengono però smentite dal portavoce del tesoro. “La ricostruzione dell’incontro di ieri sera a palazzo Chigi e la posizione che avrebbe assunto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti non rispecchiano quando avvenuto realmente e quindi sono false”, dice. Durante il vertice, il presidente del Consiglio avrebbe spinto sulla necessità di inserire misure d’urgenza in un decreto proprio per rafforzare la volontà politica del governo di andare immediatamente al nocciolo del problema con misure ‘immediate’, così come chiesto da Bruxelles ma anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un decreto che accompagnerebbe il maxiemendamento alla Legge di stabilità e un altro disegno di legge che, dopo la terapia d’urto del dl, consentirebbero l’introduzione progressiva e diluita nel tempo di tutti gli altri provvedimenti anticrisi.

Ma a questa ‘scaletta’ si sarebbe opposto il ministro dell’Economia sostenendo l’unica opzione del maxiemendamento con voto secco in Parlamento: senza altri provvedimenti che, a suo avviso, accenderebbero gli appetiti da assalto alla diligenza facendo diventare delle misure nate per il contenimento della spesa delle misure di spesa aggiuntiva.

A vigilare su tutti e tutto è Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, anzi, con velata discrezione, si sta spingendo oltre come dimostrano i colloqui con tutti i leader politici, arricchito da incontri con esponenti del mondo economico e finanziario. Gli uni lo hanno rassicurato sulla disponibilità dell’opposizione “a prendersi le proprie responsabilità” e sulla volontà del governo di “rispettare gli impegni presi in Europa”. Gli altri, invece, lo hanno da un lato ragguagliato sulla reale gravità della situazione, dopo l’ennesimo crollo della Borsa avvenuto ieri.

Per il presidente del consiglio si profila l’ennesima giornata difficile, diviso tra misure economiche da varare con la massima urgenza e la preparazione al G20 di Cannes. Il tutto con un pensiero in più: un deputato, Roberto Antonione, uomo della prima ora quando nacque Forza Italia, ha lasciato il Pdl per approdare al Misto. Un voto in meno alla Camera, dove il premier dovrà presentarsi a breve, volente o nolente.

 

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