Governo: al via le consultazioni

Consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo. Il capo dello Stato ha ricevuto la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, quello della Camera Roberto Fico e il presidente Emerito Giorgio Napolitano. Nessuno ha rilasciato dichiarazioni all’uscita.

‘Questa mattina sono stato ricevuto al Quirinale per le consultazioni dal Presidente della Repubblica con cui ho avuto un incontro particolarmente cordiale’, ha scritto su Facebook il presidente della Camera Roberto Fico.

Sono riprese le consultazioni al Colle con l’arrivo del gruppo delle autonomie al Senato: ‘Per noi sarebbe molto importante un governo che condivide i valori europei e che abbia l’obiettivo di tutelare le minoranze linguistiche e speciali. Confidiamo nella saggezza ed esperienza del presidente affinché dia un incarico per formare un governo che rispetti questi valori’,  afferma Juliane Unterberger, presidente del gruppo parlamentare per le Autonomie (SVP-PATT,UV) accompagnato dal senatore Dieter Steger, Vice Presidente vicario (SVP) e Albert Lanièce, vice presidente (UV).

Alle 16.45 sarà la volta del gruppo misto di Palazzo Madama, alle 17.30 del gruppo misto della Camera. Alle 18.30 è atteso il gruppo di Fratelli d’Italia.

Un contratto di governo, alla tedesca: è la proposta, come noto, che Luigi Di Maio ha lanciato ieri, alla vigilia del primo giorno di consultazioni al Quirinale. Destinatari dell’invito al dialogo sono come ‘primo interlocutore’ il Pd de-renzizzato o in alternativa la Lega di Matteo Salvini. Il M5s esclude però in partenza la Forza Italia di Silvio Berlusconi. In più, tiene ferma una sola condizione: Di Maio dovrà essere premier. Dal Pd si leva subito la voce del capogruppo e renziano doc Andrea Marcucci: la proposta è ‘irricevibile’. Mentre Maria Stelle Gelmini, a nome di Fi, si indigna per il no al Cavaliere: ‘Siamo noi indisponibili’. E Salvini pone le sue condizioni: ‘Si parte dal centrodestra, dialogando anche con M5s ma senza veti’.

Mentre oggi in mattinata anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani va all’attacco a Radio Anch’Io: Di Maio usa metodi antidemocratici e non mostra rispetto per i quasi 5 milioni di cittadini che li hanno votati. Sono parole infantili, puerili,  dice del leader M5S,  ma ogni volta che hanno attaccato Berlusconi Fi ha aumentato i consensi.

Intanto, in vista delle consultazioni Berlusconi ha riunito il vertice di Forza Italia a Palazzo Grazioli.

Con una matassa ancora così intricata, è probabile che le consultazioni si chiudano con una prima fumata nera.

Domani  sarà la volta di Pd, Fi, Lega, M5s. Alla vigilia dal Colle trapela che Mattarella, ‘portavoce delle esigenze dei cittadini’,  si attende dai partiti proposte, indicazioni e programmi per dare al Paese un governo all’altezza della situazione.

L’esito finale è ancora un’incognita ed è da escludere che giovedì ci sia un premier incaricato: un secondo giro di consultazioni potrebbe essere convocato per la prossima settimana e c’è già chi ne mette in conto un terzo. C’è poi anche chi ipotizza che la situazione possa sbloccarsi solo dopo le regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia (22 e 29 aprile).

Ma il Colle indica un metodo e un obiettivo: un governo di legislatura, senza per ora prendere in considerazione l’ipotesi che dall’impasse nasca un esecutivo per tornare alle urne.

È il primo segnale che arriva dal Colle in vista delle consultazioni. O meglio: del primo giro di colloqui, dall’esito scontato, al punto che è opinione diffusa tra i frequentatori del Quirinale che già la prossima settimana ne sarà messo in agenda un secondo, per approfondire e verificare se nel frattempo è maturata qualche novità.

 Il segnale è che Mattarella non si limiterà a registrare lo stallo, fin troppo evidente in un dibattito politico di fatto inchiodato alla sera delle elezioni. Ma chiederà ai partiti proprio come intendano superarlo, per dare al paese un governo ‘all’altezza della situazione’. Un governo degno di questo nome, che abbia un profilo di solidità e chiarezza in relazione ad aspetti cruciali, che poi sono essenzialmente tre: primo, il perimetro delle alleanze per garantire un maggioranza stabile e non risicata; secondo, programmi che abbiano una coerenza con le emergenze nazionali e le esigenze internazionali del paese; terzo, il profilo di chi sarà indicato a guidare il governo.
È chiaro che questo approccio, frutto di un’antica e rigorosa sapienza costituzionale rappresenta, a un mese dalla chiusura delle urne, il primo bagno di realtà per gli ambiziosi runner della Terza Repubblica che, a giudicare da parole e condotta, hanno cristallizzato lo stallo con puntigli e veti. Anzi se possibile lo hanno aggravato proprio alla vigilia della salita al Quirinale con Di Maio che, nel confronto col centrodestra, pone il veto su Berlusconi e Salvini che continua ad evocare ciò che al Colle vorrebbero evitare, ovvero un rapido ritorno al voto. Tutti cioè rimuovono il dato di fondo, chiaro già un mese fa, che nessuno ha vinto le elezioni, perché se qualcuno avesse vinto avrebbe in Parlamento i numeri per dar vita a un governo. E dunque è necessario cimentarsi nella ricerca di accordi e soluzioni se a qualcuno sta ha cuore che nasca, più che sulla costruzione di ostacoli.
 Il Quirinale inchioda le forze politiche alla loro responsabilità perché il capo dello Stato non è un semplice spettatore, soprattutto non può e non ha intenzione di essere solo colui che si limita a fotografare un muro contro muro con impotenza e rassegnazione. E proprio questa funzione di stimolo per favorire che emergano nuove consapevolezze è la vera novità del primo giro di consultazioni. Perché è vero che, come si dice in gergo, ‘andranno a vuoto’ e renderanno necessario un nuovo giro, ma comunque costringeranno tutti a una riflessione.

 Il che non significa temporeggiare, solo con l’obiettivo di chiudere la finestra elettorale per il voto a giugno, cosa che certamente accadrà. Ma accompagnare con verifiche e spiegazioni ogni passaggio di questa difficile crisi, anche coinvolgendo nelle riflessioni l’opinione pubblica al termine di ogni giro di consultazioni. Mattarella parlerà, nel suo stile e senza effetti speciali, ma parlerà facendo un bilancio della situazione passo dopo passo in modo che siano chiare responsabilità e criticità.

E in questo approccio c’è forse la risposta alla domanda che circola con insistenza nei Palazzi: quando interverrà in modo deciso, mettendo i partiti davanti al fatto compiuto?.  Non subito, perché una scelta solitaria avrebbe anch’essa bisogno di numeri in Parlamento ma, prima o poi, una soluzione andrà trovata.

 

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