La lunga mano di Hamas in Italia e la ricerca di interlocutori politici ‘affidabili’ tra le file della sinistra pro Hamas. Agli atti della Procura di Genova che indaga sui flussi di denaro dall’Italia verso Hamas, stando alle ricostruzioni del Giornale, ci sarebbe anche il nome di Beppe Grillo. Una seconda ‘puntata’ dopo lo sputtanamento dell’ex parlamentare 5Stelle Alessandro Di Battista. Protagonista delle manovre in Italia lo storico braccio destro dell’imam Mohammad Hannoun (indagato per i finanziamento ad Hamas), Sulaiman Hijazi, vertice della cupola dell’organizzazione terroristica in Italia. Con l’aiutino di Wael Dahdouh, corrispondente da Gaza di Al Jazeera, invitato alla Camera con tutti gli onori dalla parlamentare grillina Stefania Ascari. In quell’occasione Grillo avrebbe incontrato Dahdouh sotto la regia a distanza del numero due del predicatore. Ma il condizionale è d’obbligo.
Dalle intercettazione scandagliate dai giudici di Genova, riportate dal Giornale, traspare una precisa strategia di Sulaiman Hijazi nell’allargare la zona di influenza tra i politici italiani con una certa preferenza per i grillini (Di Battista, Ascari “sono onesti”) mentre Schlein sarebbe meno affidabile.
Il 16 febbraio – ricostruisce il quotidiano diretto da Cerno – Sulaiman Hijazi confessa alla moglie di aver saputo dal corrispondente di Al Jazeera che Hannoun sarebbe nocivo alla causa palestinese (si è fatto fotografare con Ismail Haniyeh, ex capo di Hamas, poi ucciso nel 2024). Insomma che è pericoloso incontrarlo. “«Lui (Dahdouh) ha delle informazioni da Al Jazeera dove gli dicono che non deve incontrare in Europa 4 persone e tra queste 4 persone c’è Hannoun», dice Hijazi alla sua interlocutrice telefonica.
In questo contesto si collocherebbe l’incontro con il fondatore del Movimento 5 Stelle. Il vice del predicatore Hannoun dice che il 13 marzo, ha appuntamento con Beppe Grillo nella villa di Sant’Ilario. E la sua interlocutrice Soufan Hanin, moglie di Ryah Mohammed, risponde ironica: «Ma non potevi trovare qualcun altro?». Hijazi controbatte: «Che vuoi che ti dica cosa pensi che lo porti anche da Schlein, comunque sono tutti così». Ma secondo Hanin «no, però non da Schlein, è una calamità». L’islamico allora risponde: «E quindi vuoi che lo porti dalla Meloni, in Italia purtroppo abbiamo solo questi. Cosa vuoi che faccia, vedrò anche di farlo incontrare Ghali il cantante». Hanin sottolinea: «Con Ghali va bene però non Schlein, sai è brutto a dirlo ma non vorrei che poi Dahdouh sia strumentalizzato, perché non vorrei che poi la Schlein dopo averlo incontrato dica ho incontrato Wael Dahdouh… Temo che poi lo strumentalizzano, perché i politici… lascia stare Di Battista che è onesto anche Ascari onesta e che sono cari amici, però tutti sembra che facciano a gara chi fa il post più bello con Wael Al Dahdouh, vale a dire che Wael Al Dahdouh si è ridotto letteralmente ad un post su Instagram».
La rete di Mohammad Hannoun temeva di finire nel radar del governo Meloni per i fondi ad Hamas ed è quello che emerge dagli atti dell’operazione Domino, l’inchiesta coordinata dalla Procura di Genova sfociata nell’arresto di Hannoun e dei suoi sodali, accusati di aver trasferito milioni di euro a Gaza per finanziare Hamas. E i presunti terroristi, in più occasioni, esprimono tutto il loro disprezzo per le istituzioni, insultando la premier Giorgia Meloni.
Come il 4 luglio 2024, quando tre degli indagati si trovano presso la sede milanese dell’associazione Abspp e vengono intercettati mentre esternano i loro timori sul fatto che il governo italiano si attivi, accendendo i riflettori sulla loro attività, a seguito delle sanzioni emesse dal Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti. Rispondendo al vice di Hannoun sul possibile intervento del governo, uno degli islamisti dice: “Io qua la mia paura è che questa cagna, anche lei si svegli”. A quel punto Abu Falastin, alias Raed Dawoud, oggi in carcere in regime di massima sicurezza, chiede chi è. E l’interlocutore risponde “La Meloni”.
Arrivano al punto di attaccare anche il capo dello Stato. Lo fa direttamente Hannoun, che intercettato nella sede dell’associazione, il 3 agosto 2024 dice che “Israele non vuole la pace… Sono dei criminali… Vanno processati… Anche se all’Aia hanno dato il loro parere, hanno identificato Israele come entità criminale, però il nostro Paese la settimana scorsa ha accolto il presidente del responsabile del genocidio a Gaza… È stato accolto dal presidente Mattarella, dal premier Meloni… e da altri… e poi giorni dopo l’incontro con i capi dei servizi segreti, ma perché? Perché si trattava di una tregua?! No… perché non vogliono la tregua”. Un dettaglio inquietante, visto che non era stata divulgata alcuna notizia in merito all’attività dell’intelligence. Il presidente del Consiglio viene nuovamente tirata in ballo anche il 5 marzo, quando si discute degli incontri organizzati dal vice di Hannoun, Sulaiman Hijazi, per Wael Dahdouh, il corrispondente di Al Jazeera in visita in Italia. Parlando dei futuri appuntamenti con Beppe Grillo e forse Elly Schlein la sua interlocutrice, definendo la segretaria del Pd “una calamità”, gli chiede: “Ma non potevi trovare qualcun altro?”. Hijazi risponde: “E quindi vuoi che lo porti dalla Meloni, in Italia purtroppo abbiamo solo questi, cosa vuoi che faccia, vedrò anche di farlo incontrare con Ghali il cantante”.
Uno sproloquio che, da allora, non si è mai esaurito, visto che sabato scorso, a Milano, il figlio di Hannoun, leggendo una lettera del padre scritta in regime di massima sicurezza nel carcere di Terni, ha insultato Meloni bollando tutto il suo esecutivo.
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