GLI AMICI DELLA PRIMA. Roma incontra la voce di Carolina López Moreno

All’indomani del successo della prima del 14 gennaio al Teatro dell’Opera di Roma, ho potuto incontrare Carolina López Moreno nei camerini del Costanzi. Protagonista della Bohème di Puccini nel ruolo di Mimì, il soprano boliviano-albanese, nata e cresciuta in Germania, attraversa una fase decisiva della sua carriera internazionale. L’intervista diventa l’occasione per riflettere non solo su uno dei personaggi più amati del repertorio lirico, ma anche sul senso profondo del fare arte oggi, tra responsabilità, memoria e impegno civile.

Dopo il debutto londinese con La rondine, dove la critica internazionale ha parlato della “nascita di una nuova stella”, Carolina López Moreno arriva a Roma con una Mimì costruita lontano da ogni sentimentalismo facile. Due donne pucciniane profondamente diverse, Magda e Mimì, che l’artista affronta con uno sguardo lucido, capace di tenere insieme introspezione psicologica e verità emotiva, “Sono personaggi lontanissimi” spiega, “Magda è una donna intelligente, costruisce la propria vita con astuzia, sceglie l’amore ma poi se ne va perché sente di non meritare quell’uomo. Mimì invece è onesta, profondamente pura nei sentimenti. Non è affatto banale o semplice, come spesso si dice, è anzi una donna cresciuta nel rispetto, nella religione, nell’idea di essere buona. E quando lascia Rodolfo, non lo fa perché non si sente degna d’amore, ma perché lo ama davvero e non vuole vederlo soffrire”.

Ph. Fabrizio Sansoni

La sua Mimì colpisce per il grande equilibrio tra intensità emotiva e controllo tecnico, un equilibrio che Carolina López Moreno costruisce attraverso un metodo di lavoro rigoroso e consapevole: “Io separo sempre il lavoro tecnico da quello emotivo. La tecnica vocale deve essere sicura al cento per cento, senza sentimenti. L’emozione arriva dopo, sul palcoscenico. Solo quando so di essere completamente al sicuro posso rischiare davvero”. È in questo spazio di sicurezza che l’abbandono diventa possibile e il rischio si trasforma in verità scenica.

Ph. Fabrizio Sansoni

Negli ultimi anni il suo percorso è stato rapidissimo con sette debutti in una sola stagione, ruoli complessi ed esposti sia fisicamente che emotivamente. Racconta di affrontare ogni nuovo personaggio come una responsabilità totale: “Studio tutto! Il contesto, la psicologia, la storia. Voglio sapere da dove viene ogni dolore, ogni fragilità. Solo così posso dare carne e corpo a un personaggio”. Una preparazione che non lascia nulla al caso e che restituisce al pubblico figure profondamente umane.

A Roma, la sera della prima, l’incontro con il pubblico è stato immediato. Carolina mi riferisce di un ascolto attento e partecipe, percepito fin dalle prime battute, e di un’accoglienza che ha rafforzato il senso profondo del suo lavoro: arrivare al cuore delle persone, dare un perché all’arte, costruire una relazione autentica tra palcoscenico e platea.

Ph. @nad.ee.sha

Dietro questa intensità scenica c’è una storia personale segnata da un’infanzia caratterizza dall’essenzialità, ma ricca di legami affettivi. Cresciuta in una famiglia numerosa e multiculturale, senza grandi mezzi materiali ma con una forte centralità delle relazioni, il soprano riconosce quanto questa esperienza abbia inciso sul suo modo di stare in scena. Crescere in un contesto così articolato, fatto di confronto, ascolto e anche conflitto, ha affinato una particolare sensibilità verso la fragilità umana e una naturale empatia verso i personaggi che interpreta.

Nel corso dell’incontro, la conversazione si allarga al ruolo sociale dell’artista. Per Carolina López Moreno, chi possiede una voce ha anche la responsabilità di usarla per quanti non hanno la possibilità di farsi sentire. Un pensiero che rimanda alla condizione delle donne in molte parti del mondo, come in Iran dove alle donne è negato addirittura il diritto di cantare, e che trova una traduzione concreta anche nel lavoro teatrale.

Questo senso di responsabilità civile ha assunto una forma particolarmente intensa nella recente produzione di Pagliacci al Teatro Massimo di Palermo, titolo inaugurale della stagione. Carolina López Moreno interpretava Nedda in una messa in scena di grande crudezza, dove l’aggressione scenica, costruita su un approccio fisico diretto e realistico, veniva vissuta dall’artista ogni sera in modo profondamente reale, sia sul piano corporeo sia su quello psicologico, per tutto quello che quella violenza rappresentava. Sul palcoscenico  appariva inoltre l’elenco dei nomi delle donne uccise in Italia dall’inizio del 2025, inserendo la tragedia contemporanea all’interno della narrazione teatrale.

Guardando al futuro, López Moreno rifiuta l’idea di una carriera intesa come semplice mestiere poiché per lei il canto è destino, vocazione, responsabilità. L’obiettivo non è il traguardo, ma la possibilità di esprimere fino in fondo il proprio potenziale artistico e umano, portando la lirica a una generazione che spesso non la conosce e restituendole una funzione assolutamente viva.

Lasciandoci nei camerini del Teatro dell’Opera di Roma, resta l’impressione di un’artista che vive ogni ruolo come un atto totale, senza protezioni e senza compromessi. A Carolina López Moreno va l’augurio di ritrovarla presto sui palcoscenici dei grandi teatri internazionali, continuando a dare voce con la stessa intensità e onestà, a storie che parlano non solo di musica, ma del nostro tempo.

Ph. @nad.ee.sha

https://www.carolinalopezmoreno.com


Loredana Margheriti 

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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