Foto Roberto Monaldo / LaPresse 24-05-2011 Roma Politica Trasmissione televisiva"Porta a Porta" Nella foto Antonio Di Pietro Photo Roberto Monaldo / LaPresse 24-05-2011 Rome Tv program "Porta a Porta" In the photo Antonio Di Pietro

Giustizia e Meloni: ‘Un altro impegno rispettato’. Di Pietro condivide la riforma

“Un altro impegno con gli italiani rispettato, qualcuno ha detto che non avremmo mai avuto il coraggio di presentare questa riforma, evidentemente non conoscono la nostra determinazione”. Così in un videomessaggio la premier Giorgia Meloni poco dopo il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge costituzionale (salutato a Palazzo Chigi da un lungo applauso) che introduce la separazione delle carriere e riforma il Csm per scardinare lo strapotere delle correnti interne alle toghe. “Quella della giustizia è una riforma giusta, necessaria, storica. E si aggiunge alle altre riforme che questo governo ha già varato, come la riforma del fisco e la riforma istituzionale”.

“Continueremo così, perché in questa Nazione le cose che non funzionano bene vanno cambiate. E più cercheremo di cambiarle più le forze della conservazione si muoveranno contro di noi. Ma non abbiamo paura, siamo qui per fare quello che va fatto. E alla fine di questo lavoro saranno i cittadini a giudicarci”. Ora il disegno di legge costituzionale approderà in Parlamento. La speranza, di governo e maggioranza, è che i tempi siano brevi e le opposizioni non facciano barricate. Il Parlamento “dovrà esprimersi per consegnare il prima possibile all’Italia una riforma che vuole ridare piena fiducia agli italiani nella magistratura”, ha detto la premier. Che ha passato in rassegna i tre punti cardine della riforma, dedicata a Falcone e Vassalli, (parole del ministro Nordio nel punto stampa). Innanzitutto, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “In modo da differenziare finalmente il percorso. E rendere così più equilibrato il rapporto tra difesa e accusa nel corso del processo”. Poi la modalità di selezione dei componenti del Csm.  “L’attuale sistema – dice la premier – ” ha purtroppo creato un sistema dominato dalle correnti della magistratura. Che ne ha minato la percezione di indipendenza. E ha penalizzato quella stragrande maggioranza di magistrati che vogliono solo fare bene il loro lavoro. Infine la costituzione dell’Alta Corte disciplinare, “che avrà il compito di esprimersi sugli illeciti dei magistrati, sottraendo questa attività al Csm”.

Unanime la soddisfazione della maggioranza per il varo di una riforma attesa da trent’anni, lungamente rincorsa da Silvio Berlusconi e naufragata per le barricate di parte della sinistra. La stessa che oggi fa quadrato con l’Anm (che pensa allo sciopero) e strilla all’attentato costituzionale. Tra i primi a commentare, Matteo Salvini, lapidario. “Via la politica dai Tribunali e le correnti dal Csm, separazione delle carriere fra pm e giudici, sanzioni disciplinari ai magistrati che sbagliano. Altra promessa mantenuta!”. Antonio Tajani sottolinea il grande lavoro di squadra che corona “il sogno di Silvio Berlusconi. E un sogno per i cittadini italiani, non per la persona”. Finalmente – commenta il ministro degli Esteri – “ci sarà un processo giusto, dove l’accusa e la difesa avranno gli stessi poteri. Nessuna scelta contro i magistrati, anzi. È una riforma che esalta il loro ruolo e va nella direzione di evitare una politicizzazione dei magistrati”.

“Dopo trent’anni di promesse roboanti e di marce indietro, con il governo Meloni parte finalmente la separazione delle carriere, il sorteggio nella composizione del Csm per contrastare la degenerazione correntizia, l’Alta Corte per un giudizio disciplinare veramente terzo”. Così il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. “Liberiamo la magistratura italiana dalla degenerazione correntizia, regaliamo agli italiani un giudice terzo, garantiamo un giudizio sereno e indipendente dell’operato dei magistrati”. Soddisfazione anche dal capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti. “Oggi si raggiunge un altro obiettivo previsto dal programma elettorale del centrodestra”, dice sottolineando l’eliminazione de suk delle correnti e l’istituzione del  gran giurì per valutare il comportamento delle toghe. “Scelte che incideranno profondamente sul sistema giudiziario ed erano attese da troppo tempo”.

L’azzurro Renato Schifani riavvolge il nastro alla stagione riformista dei governi Berlusconi. “Nel 2001 ci eravamo vicini, ma un alleato di maggioranza impedì che si raggiungesse la maggioranza per quella riforma. Oggi vederla approvare in Consiglio dei ministri è motivo di profonda soddisfazione. Una pietra miliare del nostro Dna e un impegno assunto anni fa con i cittadini che oggi diventa realtà”.

Giorgia Meloni cita Giovanni Falcone, Antonio Di Pietro, non proprio l’ultimo arrivato in magistratura, che loda la riforma, i magistrati che si arroccano a difesa di uno “status quo” di un sistema che per loro stessa ammissione è paralizzato, logoro, ingestibile, sia nei numeri che nella qualità della giustizia stessa. Il giorno dopo l’approvazione della riforma della giustizia, in Consiglio dei ministri, dalla lettura dei giornali viene fuori uno scenario surreale nel quale al cambiamento viene opposta la minaccia di sciopero.

“A chi accusa il Governo di aver approvato una riforma della giustizia ‘nemica della magistratura’ forse andrebbero rilette le parole di Giovanni Falcone”, scrive la premier sui social, postando una foto del magistrato siciliano con una sua citazione: “Il Pm -diceva Falcone- non deve avere nessun tipo di parentela con il giudice e non deve essere, come invece oggi è, una specie di paragiudice. Chi, come me, richiede che (giudice e pm) siano invece due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il pm sotto il controllo dell’esecutivo”.

Antonio Di Pietro,  concorda con Meloni e Falcone. “E’ necessaria la separazione delle carriere perché piaccia o non piaccia il ruolo del pubblico ministero, quindi della pubblica accusa, è diverso da quello di chi giudica. Se fosse lo stesso ruolo non ci sarebbe bisogno di averne due, ne basterebbe uno. Basterebbe questo per rendersene conto o no?”, ha detto  l’ex pm di Mani Pulite al Tg1.

“L’interessante è che il Csm sia composto da persone che non si lottizzano e si spartiscono il potere, come ci ha insegnato la vicenda Palamara. E’ opportuno che il Csm venga composto da persone che vengono scelte dai magistrati senza bisogno di passare per le correnti, – continua Di Pietro – perché le correnti sono state la rovina della credibilità della magistratura. E’ una riforma necessaria ma non sufficiente, cioè ci sono tante altre cose da fare ancora, purché non si tocchi l’obbligatorietà dell’azione penale e la totale indipendenza del magistrato sia esso giudicante che requirente”.

E i giudici? Aspettavano il governo e il ministro Nordio al varco. È una riforma “che non incide sugli effettivi bisogni della giustizia, ma che esprime la chiara intenzione di attuare un controllo sulla magistratura da parte della politica, che si realizza essenzialmente con lo svilimento del ruolo e della funzione di rappresentanza elettiva dei togati del Csm e con lo svuotamento delle sue essenziali prerogative disciplinari, affidate a una giurisdizione speciale di nuovo conio”, denuncia la giunta dell’Associazione nazionale magistrati, dopo la riunione convocata d’urgenza oggi per discutere del ddl sulla separazione delle carriere approvato dal Consiglio dei ministri, ventilando poi l’ipotesi della mobilitazione.

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