Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accompagnato dal sindaco di Norcia Nicola Alemanno visita la cattedrale, Norcia, 15 settembre 2020. ANSA/GIANLUIGI BASILIETTI

Giuseppe Conte tra populismo pentastellato e rigenerazione del Movimento

‘Con l’arrivo ufficiale di Giuseppe Conte alla guida del Movimento 5 Stelle si completa il trasferimento verso il cosiddetto centro da parte di un po’ di tutti.  Ma anche nel caso dell’ex Presidente del Consiglio, mancano contenuti e l’impressione è quella che si pensi ad occupare una posizione più che a misurarsi su una proposta di cambiamento di largo respiro e di trasformazione autentica, così come atteso dal Paese’,  il commento di Giancarlo Infante, tra i membri della segreteria Politica di ‘Insieme’, il nuovo partito di centro ispirato al manifesto di Stefano Zamagni.

Giuseppe Conte prova adesso a trasformare il ‘populismo’ grillino puntando a compiere una completa opera di rigenerazione del Movimento che non rinneghi il passato e i valori. Bisogna valorizzare l’esperienza fatta, ma guardando alla nuova stagione politica’. Secondo Infante lo fa affastellando una serie di cose in cui probabilmente crede davvero ed altre che appaiono necessariamente solo enunciate per giustificare questo trasbordo dei Cinque Stelle, o meglio, di quanto resterà dell’entità che li ha portati ad essere la principale forza parlamentare di questa legislatura, verso una posizione che si può definire più di centro.

Parlando di rispetto della persona; ecologia integrale,  giustizia sociale,  e rafforzamento della democrazia diretta, la democrazia diretta digitale che resterà un punto fermo del neo Movimento, Conte come ha fatto Enrico Letta per il Pd, rinvia al prossimo futuro la sostanza destinata ad innervare un nuovo posizionamento, scrive Infante sulla newsletter di Politica Insieme.

Dopo la pausa pasquale avvierò una serie di incontri per raccogliere i vostri suggerimenti. Voglio ascoltare le vostre proposte per poi condividere con voi il progetto finale, ha detto Giuseppe Conte ai parlamentari durante l’assemblea di gruppi M5S, illustrando le linee guida del suo progetto rifondativo per il Movimento 5 Stelle.

Un cambio di passo per il M5s. E’ quello segnato dalla prima uscita di Giuseppe Conte da capo politico in pectore del Movimento 5 stelle. L’accelerazione dell’ex premier, dettata con ogni probabilità dalle fibrillazioni dell’attesa interne al Movimento, non ha creato, al momento delusioni, visto che il rinvio della discussione sui ‘nodi’ era di fatto acquisito. Ma lascia in standby la galassia pentastellata, ancora in cerca di sapere quali saranno le modifiche dello statuto che potrebbero essere fondamentali: a partire dalla declinazione della leadership a 5stelle che gli ‘stati generali’ del Movimento hanno disegnato come collegiale, mandando in soffitta la guida di una persona sola. E segna, tuttavia, nell’analisi di alcuni esponenti M5s, delle certezze.

L’intervento di Conte, ma fonti di Forza Italia non confermano, sarebbe stato, intanto, ‘salutato’ da un ”in bocca al lupo’ anche di Silvio Berlusconi, che avrebbe sentito ieri l’ex premier. Il  cavaliere, non ha mai negato l’apprezzamento per lo stile dell’ex presidente del Consiglio con il quale vi sarebbero state interlocuzioni almeno fino alla pagina parlamentare contrassegnata dalla ricerca dei responsabili in Senato, in vista del Conte ter, poi naufragato.

Le parole di Conte – se partirà concretamente la nuova avventura –  indicano che oramai siamo ‘un’altra cosa’ rispetto agli inizi, sottolineano fonti qualificate. Il problema è comprendere in che cosa si intende trasformare il M5S: l’ex premier, viene notato, sicuramente non ha parlato agli attivisti e in qualche modo nemmeno agli eletti della prima ora. Il suo discorso – che nella forma annuncia come la comunicazione d’antan sarà d’ora in poi solo un ricordo –  ha ‘bocciato l’antisistema’ come posizione. E’ sembrato guardare più ad una fascia moderata che, fermo restando l’orizzonte delle alleanze nel centro sinistra, ancora non fa capire dove si immagina di collocare il Movimento: va bene essere Verdi, ma a destra o a sinistra del Pd?, è uno degli interrogativi.

Fra i punti di svolta che si leggono nelle parole di Conte, si osserva ancora, c’è il dato di fatto che il Movimento cesserà di essere un partito a costo zero: l’organizzazione delineata dall’ex premier comporterà sicuramente un costo. E su questo fronte si apre non solo il tema del contributo che gli eletti saranno chiamati a fornire (circa 2.500 euro al mese), ma anche una domanda. E cioè, quale sarà la destinazione dei circa 7 milioni che sono confluiti nel conto-restituzioni per  sovvenzionare fondi come quello delle piccole imprese e che, viene riferito, sono, a tutt’oggi fermi?

Quanto alla questione del secondo mandato ‘sì o no’, la consapevolezza, spiegano fonti M5s, è che, qualunque scelta venga fatta, qualcuno ‘si farà, gioco-forza del male’ perchè verrà escluso dalla possibilità di tornare in Parlamento. Il che crea qualche scontento. Mentre Conte, nel frattempo, ha detto chiaro che la regola ‘uno vale uno’ deve essere accompagnata, nelle future ‘investiture’, da quella della competenza.

Sulle correnti, a cui Conte ha detto ‘stop’, il ragionamento è che in questa fase continueranno i posizionamenti. E sul ruolo di Di Maio, che nelle scorse ore ha incontrato il segretario del Pd, Enrico Letta, si aprono altre riflessioni. Perchè Di Maio e non gli altri M5s? Di Maio – è la replica che arriva da alcune fonti – è stato l’unico capo politico M5s eletto dalla base ed è quindi ovvio che il segretario Dem lo abbia incontrato, in questa sua nuova veste di guida Pd. Ma se Conte sarà votato leader del M5S 2.0 quale sarà la posizione del ministro degli Esteri, che  ‘non dimentichiamoci’ è stato l’unico a portare il Movimento in ben due governi e che viene considerato punto di riferimento? E’ questo uno dei quesiti.

Altro fronte è Rousseau. Conte non ha mai citato la ‘creatura’ di Davide Casaleggio, ma ha assicurato che il suo ingresso nel M5S passerà per un’adesione online della base. Se si utilizzerà un’altra piattaforma si porrà un problema, secondo alcune fonti, da non sottovalutare: bisognerà presumibilmente avviare un’altra iscrizione di tutti gli aventi diritto per poter procedere alle votazioni. Altrimenti non sarà possibile certificarle. O, quantomeno, bisognerà, chiedere, a tutti coloro che attualmente partecipano alle decisioni, l’ok a migrare su un altro contenitore web.

 Davide Casaleggio, il vero convitato di pietra dell’assemblea grillina di giovedì sera. La stessa in cui  Giuseppe Conte ha debuttato da leader del MoVimento. Un intervento, quello dell’ex-premier, particolarmente atteso da Casaleggio Jr. alla luce del contenzioso in atto tra l’Associazione Rousseau e il M5S. In ballo ci sono 500mila euro di pagamenti arretrati da parte di parlamentari morosi. Se non li verseranno, la piattaforma non cederà i database degli iscritti impedendo di fatto qualsiasi modifica regolamentare. E poiché nel frattempo il M5S ha ingoiato tutti i suoi tabù, tranne il divieto di doppio mandato invocato invece dai big, il contenzioso – da finanziario – è diventato politico.

Nel tracciare le linee guida della propria leadership, Conte ha parlato del voto digitale senza mai menzionare Rousseau.  Per ora  Casaleggio resta in silenzio. Tanto più che la sua mente è ora occupata dall’evento #Sum05 che sta curando attraverso l’associazione Gianroberto Casaleggio da lui fondata e intitolata al padre. L’evento partirà dal 12 aprile,  giorno della morte di Gianroberto.   E per cinque giorni lancerà un video su altrettanti temi. Un modo per descriverne le idee attraverso  testimonianze, ricordi e aneddoti di amici e persone che lo hanno conosciuto e apprezzato.

Di big grillini, stando almeno all’elenco di nomi battuto dalle agenzie, non si vede neanche l’ombra. Certo, il cofondatore Beppe Grillo c’è e sarà in prima fila. Ma i nomi che mancano sono quelli di Di Maio, Fico, Bonafede, la Taverna, la Lombardi. In compenso ci sono quelli di Alessandro Di Battista, ormai fuoriuscito dal MoVimento, e di Virginia Raggi, diventata ormai un ingombro per chi vorrebbe correre ad abbracciare il Pd, sacrificandone le ambizioni di riconferma al Campidoglio. Ad onorare Casaleggio ci sarà anche Antonio Di Pietro , ex-leader dell’Italia dei Valori.

 Bisognerà aspettare dopo Pasqua per capire come evolverà il Movimento che ha di fronte una prima prova sul campo: quella delle amministrative, a partire da Roma.

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