In realtà il profilo scientifico e professionale del Ministro è prestigioso,  ma in campi che non c’entrano con l’ecologia,  per esempio la robotica. Nominarlo Ministro è  dall’inizio una tacita accettazione di correre un rischio.

Un  argomento caro al Ministro è l’idrogeno, sul quale però egli genera confusione nominando insieme l’idrogeno delle stelle, l’idrogeno della fusione, l’idrogeno verde e l’idrogeno blu. L’idrogeno delle stelle lo mettiamo da parte perché non possiamo influenzarle. L’idrogeno della fusione anche. Infatti chi se ne intende non esclude un eventuale successo dei primi esperimenti dopo il 2050 e un’eventuale produzione di energia molti decenni dopo. L’idrogeno (verde o blu) poi, non è un’energia primaria, ma solo un vettore, che va sintetizzato consumando energia. La confusione sull’idrogeno ha diffuso nei media e nella popolazione la convinzione che l’idrogeno sia “l’energia del futuro”. Evocando spesso la chimera della fusione, inoltre, il Ministro contribuisce a farci attendere le soluzioni energetiche da un deus ex machina, invece di applicare le tante eco-tecnologie mature che già abbiamo.

 Infine, ulteriore confusione è seminata dal Ministro quando avanza l’ipotesi di tornare all’energia atomica, come negli anni ’70, con fantomatici reattori atomici «di nuova generazione» che «sarebbe da folli non considerare». Svizzera e Germania hanno deciso di spegnere gradualmente i reattori. L’Austria non ne ha mai costruiti. Il Ministro, invece, ipotizza di costruirne di nuovi. Forse non sa che l’elettricità atomica costa sempre di più, mentre quella da energie rinnovabili costa sempre di meno e che la seconda ha già messo fuori mercato la prima in tanti casi.

 Tutt’altra è la situazione della transizione ecologica in Francia, Svizzera, Austria, Germania e altre nazioni. In questi paesi, infatti, viene coltivata con successo un’immagine positiva, gioiosa, costruttiva e soprattutto partecipativa della transizione ecologica. Proprio per questo la transizione vede l’adesione attiva di decine di milioni di cittadini, spesso con iniziative e manifestazioni di base nelle scuole, nei quartieri e nelle città, con la partecipazione delle amministrazioni comunali e con i loro finanziamenti. Per riuscire, la transizione deve essere quella dei cittadini, non solo dei tecnocrati e degli eco-ingegneri. La riduzione consapevole dell’uso di energia è infatti nelle mani dei primi, non dei secondi. L’energia più ecologica è quella che non viene prodotta. L’immagine positiva della transizione proviene in parte dal basso ma in parte anche dalle “Agenzie per la transizione ecologica” create dai ministeri con bilanci di centinaia di milioni di euro. Ecco un investimento che sicuramente meriterebbe una quota del Piano di Rinascita.

Il Ministro sembra sottovalutare ancora una volta la portata di ciò che dice, quando impreca contro «ambientalisti radical chic, oltranzisti, ideologici, che sono peggio della catastrofe climatica».

”Il limite per la convivenza allargata del M5S nel governo è nelle misure, nelle riforme che fanno bene al paese: questo è l’unico metro di giudizio. Finché si fanno riforme che migliorano il paese, lo caratterizzano dal punto della vista della transizione ecologica e digitale, noi saremo convintamente a sostenere questo governo”, afferma  il capo politico del M5S Giuseppe Conte, alla festa del Fatto quotidiano.