Il ministro della Cultura Alessandro Giuli è stato circa un’ora a Palazzo Chigi: è arrivato nella sede del governo intorno alle 15.15, pochi minuti prima della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, poi circa un’ora dopo ha fatto rientro in auto nella sede del ministero al Collegio Romano. La visita di Giuli a Palazzo Chigi è arrivata dopo che, nelle scorse ore, il ministro ha deciso di azzerare i vertici dello staff del ministero.
L’incontro tra Giuli e Meloni a Palazzo Chigi
Fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che il ministro Giuli “ha chiesto e ottenuto di incontrare Meloni per confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo”. Le stesse fonti hanno definito come “prive di fondamento” le ricostruzioni apparse su alcuni giornali nei giorni scorsi, che parlavano di presunte divergenze tra Giuli, Meloni e altri esponenti della maggioranza. Durante l’incontro, hanno spiegato ancora le fonti, Giuli “ha espresso la propria gratitudine” nei confronti della premier e ha confermato il suo “totale sostegno al programma della coalizione”. Inoltre, hanno aggiunto le fonti, l’incontro sarebbe servito ad approfondire i dossier aperti che coinvolgono anche il ministero della Cultura. Meloni avrebbe ribadito “la piena volontà di sostenere l’azione di un ministero centrale per l’Italia”. Infine, le fonti di Palazzo Chigi hanno sottolineato: “È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo” tra Meloni e Giuli, “relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica”.
Giuli azzera i vertici del suo staff
Era emersa la notizia della decisione di Giuli di cambiare i vertici del proprio staff. I decreti di revoca sono stati decisi per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Alla base della decisione del ministro di azzerare i vertici del suo staff ci sarebbe la gestione dell’erogazione dei finanziamenti al documentario su Giulio Regeni, che non ha ricevuto i fondi nonostante la richiesta del produttore. Fratelli d’Italia, tramite il suo capodelegazione al governo Francesco Lollobrigida, ha gettato acqua sul fuoco: ”Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Sono certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee”.
Le ragioni degli allontanamenti
Giuli avrebbe licenziato Merlino per non aver vigilato sulla vicenda del documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. Il ministro aveva bollato come “inaccettabile” il rifiuto, di cui non era a conoscenza a differenza, a quanto pare, del responsabile della segreteria tecnica. Nel corso della cerimonia al Quirinale per i premi David, Giuli, parlando del docufilm, aveva promesso “di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia”. Differente la motivazione che sarebbe alla base del licenziamento di Proietti, esponente di spicco di Fratelli d’Italia in Umbria, che non si sarebbe presentata all’aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese.
Le critiche dell’opposizione
Secondo l’opposizione invece dietro all’accaduto ci sarebbe un regolamento di conti all’interno di Fratelli d’Italia, che fa il paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice. “È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione”, ha detto Sandro Ruotolo del Pd. Ancora più duro l’attacco dell’ex premier Matteo Renzi, che sui social ha scritto: “Si dimetta subito questo ministro incompetente e porti la sua tracotante incapacità lontano dal Collegio romano. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio”.
Notizia tra retroscena e ricostruzioni
Articoli su articoli, che svelano retroscena che tirano in ballo importanti esponenti del governo, fino ad arrivare addirittura alla presidente Meloni. E per chi scrive in termini di questione politica, la decisione di Giuli sarebbe il tentativo di allontanare da via del Collegio Romano, le persone legate a Palazzo Chigi e agli esponenti politici più vicini alla premier e Fratelli d’Italia.
Arianna Meloni: avete creato un caso sul niente
«State creando un caso sul niente – ha osservato Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, rispondendo ad Andria, a margine di una iniziativa elettorale – È una dinamica naturale che un ministro possa scegliere o meno il proprio collaboratore. Sinceramente non vedo la notizia. Come al solito c’è chi parla di risultati e di risposte e chi invece fa gossip e basso chiacchiericcio».
Le stesse fonti definiscono “prive di fondamento” le ricostruzioni che parlavano di divergenze tra Giuli, la presidente del Consiglio e altri esponenti dell’esecutivo. Nel corso del colloquio, il ministro avrebbe espresso “gratitudine” nei confronti della premier, confermando il proprio sostegno al programma della coalizione.
Sul tavolo anche i principali dossier del dicastero e gli sviluppi del contesto internazionale
Secondo la ricostruzione fornita dal Corriere della Sera, Merlino “pagherebbe” la vicenda del documentario dedicato a Giulio Regeni, al quale il ministero avrebbe negato il finanziamento, mentre Proietti sarebbe finita nel mirino dopo la mancata partecipazione alla missione del ministro a New York dello scorso mese.
“Dalla sinistra gossip e chiacchiericcio”
Sul “caso MiC” la sinistra ha montato in queste ora una polemica degna di miglior causa. A cominciare dal Pd col senatore Francesco Verducci che ha definito la vicenda “gravissima, vergognosa e inquietante” al Movimento 5 Stelle con i capigruppo in commissione Cultura Luca Pirondini e Antonio Caso che chiedono a Giuli di riferire in Parlamento.
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