Giovani raccontano il campo in Kenya

Il Gonzaga Campus nella missione “Bishop Mazzoldi School” delle Evangelizing Sisters of Mary

Si sono messi in gioco, conoscendo la povertà più estrema degli slums e mettendosi in relazione con chi vive a Ongata Rongai, periferia di Nairobi.

In questo modo 30 persone – tra studenti, docenti e genitori del Gonzaga Campus – lo scorso 25 maggio, hanno vissuto il campo internazionale di solidarietà nella “Bishop Mazzoldi School” delle Evangelizing Sisters of Mary in Kenya. Situate all’incrocio tra tre slums vicino a Nairobi, le sisters aiutano centinaia di bambine e bambini con i progetti educativi, garantendo un pasto al giorno. Aiutano anche le famiglie allontanandole da criminalità, sfruttamento lavorativo e sessuale e consumo di alcol e droga.

A raccontare la loro esperienza sono Leo, Claudio e Fernanda.

“E’ stata una esperienza straordinaria – racconta il piccolo Leo di 9 anni, originario del Ghana che frequenta la scuola internazionale del Campus – che ricorderò per sempre. Il Kenya è un Paese meraviglioso. Alcune persone poverissime ci hanno accolto con grande cuore nella loro baracche. Sono felice di avere giocato e condiviso tanta gioia con loro. Abbiamo conosciuto in uno slum pure un artista con disabilità che ci ha emozionato moltissimo. Ho capito che per lui la pittura e il disegno sono la sua salvezza perchè lo rendono libero. Mi ha fatto capire che nella vita non bisogna mai arrendersi ma avere sempre tanta speranza anche nelle situazioni più difficili. Nella scuola della missione ho conosciuto pure Gabriella una bambina con una disabilità. Adesso, dall’Italia stiamo cercando di capire se possiamo spedirle una scarpa ortopedica che le permetterà di giocare insieme agli altri bambini”. “E’ stato un viaggio particolare che ci ha permesso di conoscere un mondo molto diverso dal nostro – racconta pure Claudio Logyin di 19 anni, originario della Romania del liceo sportivo -. Con attività di volontariato siamo stati molto vicini alle persone e ai bambini più poveri. Con i nostri coetanei del Kenya abbiamo condiviso pure molte emozioni e momenti di confronto. Le persone degli slums ci hanno accolto con quel poco che avevano. Da loro possiamo imparare tanto perchè hanno una grande forza di comunità che non fa perdere loro la speranza”.

“E’ stato un viaggio che ha avuto in me un impatto emozionale fortissimo – continua Fernanda Serio del liceo classico – che ci ha arricchito molto. Negli slums abbiamo visto con i nostri occhi le condizioni di miseria estrema in cui vivono piccoli e famiglie. Abbiamo conosciuto donne che affrontano le difficoltà di sopravvivenza. Nonostante questo, è davvero sorprendente come riescano ad affrontare tutto con positività senza piangersi addosso. Questo ci spinge a riflettere molto sulle nostre vite per dare il giusto peso ai nostri piccoli problemi.

“Insieme ai giovani siamo entrati a contatto con alcune realtà che non si vedono ogni giorno – aggiunge pure Amela Gojani, docente di inglese che ha accompagnato il gruppo -. Entrando in relazione con loro ci siamo arricchiti di sguardi, sorrisi abbracci e profonde conversazioni che ci hanno emozionato. Le ragazze studiano sognando un futuro diverso. Negli slums abbiamo conosciuto persone con una forza immensa che vanno avanti senza scoraggiarsi. Tutto ciò ci fa riflettere e ridimensionare molto la nostra vita”. “Con la “Mazzoldi School” si è consolidato un ponte che continuiamo a mantenere vivo. Con loro, sperimentiamo una visione educativa rivoluzionaria che nei giovani porta buoni risultati – afferma p. Vitangelo Denora, direttore generale del Gonzaga -. L’incontro con le persone che vivono nelle realtà più ferite del mondo è fonte di grande crescita. Nei giorni vissuti insieme, senza maschere e barriere, i giovani hanno fatto tesoro di tutta la bellezza di questa esperienza, riscoprendo la luce e la gioia. La loro estrema povertà materiale si è incontrata con la povertà di senso che viviamo in questo momento nella nostra cultura occidentale. Per continuare a trasmettere, anche nel campus, la ricchezza della cultura africana, per il momento, abbiamo con noi sister Hellen e sister Elisabeth. Le sorelle, oltre a fare conoscere la missione, sono impegnate nella scuola internazionale e in quella dedicata agli stranieri”.

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