Giorgio Napolitano e la corsa al Colle

La data della sua uscita dal Quirinale ovviamente non è fissata,  ma il ragionamento su modi e tempi della fine anticipata del secondo mandato presidenziale è aperto da tempo. Giorgio Napolitano diede la linea con chiarezza già nell’aprile 2013 nel suo durissimo discorso d’insediamento. La scelta delle sue dimissioni dipenderà solo da lui, dalle sue forze e dalla concretezza che sapranno dimostrare le forze politiche nel percorso riformatore:  “Restero’ fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerira’ e comunque le forze me lo consentiranno”, chiarì alle Camere riunite dopo la clamorosa deblacle delle fumate nere che bruciarono prima Marini e poi Prodi. Si tratterà per certo di un’uscita morbida perchè Napolitano da tempo ragiona sul suo ruolo, sulle sue forze e sulle tante scadenze che attendono il Parlamento nei prossimi mesi. Perché, al di là di considerazioni che sono e rimangono personalissime, le dimissioni di un presidente della Repubblica non sono un accadimento da prendere a cuor leggero, senza un’attenta analisi dei pro e dei contro,  e senza una minuziosa valutazione del periodo in cui queste dimissioni possano aver il minor impatto possibile sulla laboriosità delle Camere e la tenuta dell’esecutivo. Napolitano infatti non intende in alcun caso diventare  né un ostacolo né tantomeno un freno per la già farraginosa macchina parlamentare. Impensabile quindi  che il presidente possa dimettersi all’improvviso attraverso una stringata nota trasmessa dalle agenzie. Occorrerà una preparazione progressiva dell’evento, che bilanci la necessità del Quirinale di non apparire dimissionario prima del tempo,  e quindi depotenziato nelle sue delicatissime prerogative costituzionali e la sentita preoccupazione che la complessa procedura per l’elezione di un nuovo presidente possa configurarsi d’ostacolo alla primaria necessità del Parlamento di legiferare. Il cuore di questa presunta partita si trova a Palazzo Chigi perché Matteo Renzi potrà giocarla su due fronti sfruttando il suo doppio incarico: da premier e da segretario del Pd. Sia chiaro che Renzi continua a sperare di convincere Giorgio Napolitano a resistere nel suo incarico. Il premier spera che le Camere approvino la riforma elettorale quanto prima e che sia Napolitano a firmare la legge.  Afferma: “Napolitano è una garanzia per tutto il Paese ed io non mi preoccupo del futuro del Capo dello Stato, ma di fare bene il mio lavoro”. Sulla stessa linea si posizionano Forza Italia e Ncd che chiedono che Napolitano resti al suo posto perché è un forte elemento di stabilità. In definitiva non è giusto esercitarsi in un dibattito virtuale su quelle che sono le ipotetiche  dimissioni di Napolitano che, in realtà, non legano con la sua decisa volontà di essere utile al Paese in questo delicato momento. Il Capo dello Stato non si dimetterà per non far venir meno la sua autorevolezza al processo di riforma in atto che ha vera necessità dalle sua  saggezza e del suo equilibrio.

Cocis

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