Giorgia Meloni e Usa

 Il momento d’ oro di Giorgia Meloni, confermato dai sondaggi che fotografano la freccia del sorpasso di Fratelli d’Italia sui 5 Stelle, non si arresta e assume sempre di più i contorni di un fenomeno politico anche fuori i confini nazionali.

La conferma arriva dall’agenda: nelle prossime settimane sarà ben due volte ospite negli States, calcando lo stesso palco di Donald Trump, senza farsi mancare – a Roma – la convention mondiale dei nazional-conservatori dove introdurrà, da padrona di casa, i sodali europei molti dei quali hanno scelto Fratelli d’Italia come partner nel Belpaese. Una serie di eventi importanti per la costruzione di una proposta di governo che viene seguita con attenzione dagli osservatori internazionali.

 Segnali questi dell’ attenzione suscitata da un percorso che ha portato in pochi mesi FdI e la sua giovane leader a raggiungere la doppia cifra in patria, ad entrare nel Parlamento europeo sotto l’ egida autorevole dell’ Ecr e a partecipare già l’ anno scorso a Washington, come unica delegazione italiana, alla Conservative political action conference, la più grande manifestazione mondiale dell’ arcipelago conservatore: esattamente lì dove a fine mese Giorgia terrà il suo bis. Un percorso che ha trovato anche la consacrazione “pop” del Times che ha indicato la madrina sovranista fra le venti persone più influenti del 2020.

Il tour de force di Meloni inizierà domani con l’ intervento inaugurale dei lavori della National conservatism conference di Roma, il meeting ideato dalla Edmund Burke Foundation al quale parteciperanno – tra gli altri – il premier magiaro Viktor Orbán, Matteo Salvini, Marion Maréchal e il presidente del gruppo Ecr a Brxuelles Ryszard Legutko. «Un evento che conferma la centralità sulla scena politica europea e internazionale di Fratelli d’ Italia, seconda delegazione per grandezza in Ecr e che esprime la co-presidenza del gruppo dei conservatori nel Parlamento europeo», annotano con soddisfazione dal partito. Un appuntamento nel quale la leader di FdI riabbraccerà oltretutto – dopo averli avuti come ospiti quest’ estate ad Atreju – il leader di Vox Santiago Abascal e il presidente di Forum voor Democratie Thierry Baudet. A margine dell’ evento, come Libero è venuto a conoscenza, è previsto anche un secondo incontro tra Meloni e Orbán: segno di un rapporto consolidato tra l’ ex ministro e il leader di Fidesz in rotta con il Ppe, nato già alla vigilia delle Politiche del 2018 quando proprio lei fu ospitata dal premier a Budapest.

 Martedì 4 febbraio, infatti, per Meloni sarà il momento di prendere il volo in direzione Washington D.C. «per una serie di incontri di alto livello con esponenti repubblicani e democratici». Incontri che avranno il clou con la 68ª edizione del “National prayer breakfast”: un invito prestigioso, giunto da parte di una commissione di senatori e membri del Congresso Usa, per un evento rituale – tra preghiera e riflessione – della politica americana che vedrà le conclusioni del presidente Trump. Un segnale – come osservano fonti accreditate – che i Repubblicani guardano a Giorgia Meloni «come possibile interlocutore privilegiato in Italia». Non a caso sempre a stelle e strisce sarà la seconda missione di febbraio, visto che la presidente di FdI, come l’ anno scorso, sarà fra i partecipanti della Conservative political action conference in programma dal 26 al 29 febbraio.

 

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