Giorgia Meloni: «Daremo aiuti militari ai Paesi del Golfo, ma l’Italia non entrerà in guerra. Le basi Usa? Decideremo col Parlamento»

‘’Sul terrorismo islamico “non bisogna mai abbassare la guardia, siamo totalmente mobilitati, sono mobilitati tutti i servizi di sicurezza, il ministro Piantedosi ha già convocato il comitato per l’ordine e la sicurezza, il comitato analisi strategica antiterrorismo” si riunisce “in modo cadenzato, abbiamo delle eccellenze. Non siamo distratti, la guardia è altissima”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite del programma radiofonico “Non stop news”, su Rtl 102.5.

Contrasti con Mattarella? “Totale Fantascienza, sono stata a parlare anche ieri col Presidente Mattarella – ha ricordato la premier – in questa delicata situazione internazionale, abbiamo condiviso le stesse preoccupazioni, come spesso accade. Mi pare che ci sia sempre un tentativo di creare delle divaricazioni che però io non vedo nel mio quotidiano, posso sempre contare sulla presenza del Presidente della Repubblica, che è molto prezioso, particolarmente in una fase come questa”.

“Per l’utilizzo delle basi militari – ha sottolineato la premier – tutti si stanno attenendo agli accordi bilaterali, la stessa portavoce spagnola ha detto che c’è un accordo bilaterale con gli Stati Uniti, che non viene messo in discussione, questo vale anche per noi”. “Oggi non abbiamo nessuna richiesta” per un uso più esteso delle basi militari in Italia, che eventualmente passerà dal Parlamento. “Voglio dire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.

“L’Italia – ha sottolineato la presidente del Consiglio – come Regno Unito, Francia e Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo: parliamo chiaramente di difesa aerea, non solo perché sono Nazioni amiche ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa duemila militari che dobbiamo proteggere. E il Golfo è vitale per gli approvvigionamenti”.

Parlando delle conseguenze dell’escalation in Iran, Meloni si è detta “ovviamente preoccupata per le possibili ripercussioni sull’Italia. Ovviamente noi stiamo lavorando su tutti questi fronti: intanto siamo in continuo contatto con i principali alleati, con i leader del Medio Oriente, e poi siamo impegnati soprattutto su tre fronti. E cioè lavorare sul piano diplomatico, anche attraverso questi contatti, per capire se ci siano i margini per una ripresa del negoziato sul nucleare iraniano. Obiettivo che però, dal mio punto di vista, è impossibile se l’Iran non smette di attaccare i Paesi limitrofi, i Paesi del Golfo, favorendo una de-escalation”.

“Contemporaneamente – ha spiegato la premier – il ministro Urso ha attivato quello che tutti conosciamo come Mister Prezzi, cioè il sistema di monitoraggio che viene attivato per verificare se ci sono aumenti anomali e ingiustificati dei prezzi, in particolare alla pompa di benzina e sui generi alimentari. Anche qui faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi”, ha avvertito.

La premier, che in questi giorni ha mantenuto un profilo estremamente cauto, si dice «molto preoccupata» per la crisi apertasi sabato con la decisione di Stati Uniti e Israele di attaccare preventivamente l’Iran. Preoccupata di cosa, esattamente? In primis «da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali che sta generando un mondo sempre più governato dal caos», spiega Meloni. Che non nomina mai l’alleato Donald Trump, ma fa capire invece di attribuire quella deriva a Vladimir Putin: «Era prevedibile andasse così, dopo che un membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha invaso un suo vicino», cioè l’Ucraina. Preoccupata, inoltre, dall’escalation del conflitto individuata in particolare nella «reazione scomposta dell’Iran che continua a bombardare tutti i Paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare, con conseguenze imprevedibili».

Mentre porta avanti dietro le quinte i contatti diplomatici coi Paesi dell’area per «capire se ci siano i margini per una ripresa del negoziato sul nucleare» e lavora per mettere in sicurezza le migliaia di italiani rimasti bloccati nella regione, dunque, il governo intende ora sostenere quei Paesi del Golfo che hanno chiesto aiuti urgenti agli alleati per parare i colpi dei droni e missili balistici che piovono da sabato dall’Iran. «L’Italia intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo», afferma Meloni, confermando quanto anticipato sin dai giorni scorsi dai giornali. Proprio a questo dovrebbe mirare la risoluzione di maggioranza al voto in Parlamento: aprire la strada all’esecutivo per l’invio di forniture urgenti ad hoc – sistemi anti-droni, munizioni, se necessario un Samp-T. Sistemi di «difesa aerea», si premura di precisare Meloni, necessari «anche perché in quell’area ci sono migliaia di italiani, compresi circa 2mila soldati che vogliamo proteggere», senza contare che essa è «vitale per l’approvvigionamento energetico dell’Europa». Su questi nodi si era concentrato d’altronde il colloquio avuto da Meloni a Palazzo Chigi col ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed Al Nahyan.

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