Giorgia Meloni all’attacco dei finanziamenti per il cinema in odore di truffa e corruzione

 

Potrebbe aprirsi un nuovo fronte di indagine nell’ambito del caso di Villa Pamphili che vede indagato Francis Kaufmann del duplice omicidio di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda. Gli inquirenti effettueranno verifiche, dopo l’acquisizione di atti presso il Mic (Ministero della Cultura), sulla vicenda relativa al finanziamento tramite tax credit da oltre 800mila euro per la realizzazione del film “Stelle della Notte”, girato da Kaufmann e mai distribuito. Chi indaga vuole capire se quel denaro è stato solo deliberato o effettivamente elargito e a chi. Una tranche di indagine ancora in fase embrionale e in cui Kaufmann potrebbe addirittura comparire come parte lesa di un una truffa o tentata truffa ai danni dello Stato.

Questo apre una strada sui facili finanziamenti per prodotti cinematografici farlocchi in odore di truffa.

Giorgia Meloni difende l’ex ministro Sangiuliano, attacca i fondi al cinema legandosi ai casi di cronaca recenti e fa anche qualche nome, compreso quello di Claudio Amendola. La premier, in videocollegamento con il Forum in Masseria organizzato da Bruno Vespa e Comin & partners, oltre a parlare degli equilibri europei e della telefonata con Trump, attacca a testa bassa uno dei temi più cari al suo governo, tornato al centro del dibattito pubblico nelle ultime settimane, dopo i fatti di Villa Pamphili.

Le parole di Meloni sui fondi al cinema

L’affondo al Tax Credit del cinema parte dalle polemiche per gli 800 mila euro di fondi pubblici elargiti a Kaufmann, il presunto killer di Villa Pamphili a Roma che aveva presentato un progetto per un film. Una vicenda di cronaca ormai oggetto di dibattito politico, speculazioni comprese. Nel riferirsi alla vicenda Meloni parte da lontano e ricorda l’operato dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano che “aveva toccato un nervo scoperto. Il caso Kauffman è solo l’epilogo più drammatico e scandaloso del sistema del tax credit che negli anni ha generato delle vere e proprie truffe, ma ha anche costruito un meccanismo distorto che consentiva di finanziarie con centinaia di migliaia, se non milioni di euro delle tasse dei cittadini, film che alla fine guadagnavano poche decine di migliaia di euro e intanto avevano pagato cachet milionari a registi e autori”.

L’attacco di Giorgia Meloni a Claudio Amendola

Quindi la premier fa i nomi e cita anche un film, “i Cassamortari”, diretto da Claudio Amendola, che “ha avuto 490  euro di incasso nelle sale e un milione e duecentocinquantamila euro di sostegno pubblico”. Da qui la conclusione su un sistema che “è costato circa sette miliardi di euro solo negli ultimi otto anni”. Per poi aggiungere: “Mi stupisce che qualcuno continui a proteggere il tax credit, penso che chi ha cuore i soldi pubblici dovrebbe preferire un sistema meritocratico e trasparente di contributi”. Oggi, stando a quanto afferma Meloni: “I soldi che prima finivano ai soliti noti con le pance piene e le sale vuote vengono destinati a impieghi migliori”. Il primo ministro attacca senza mezzi termini:

Non ho paura ad aggredire le rendite di posizione e il malaffare, sono convinta che gli attacchi molto duri rivolti ieri a Sangiuliano e oggi al ministro Giuli siano dovuti al fatto che il governo ha messo mano a questo ignobile scandalo, sono molto determinata ad andare avanti per il bene del cinema italiano.

“Il film ha avuto ingenti ricavi”. I produttori dei “Cassamortari” rispondono a Giorgia Meloni che, nel criticare il tax credit per il cinema, ha ricordato proprio l’opera diretta da Claudio Amendola. La premier, intervenendo al Forum in Masseria di Bruno Vespa, ha parlato di “un meccanismo distorto che consentiva di finanziare anche con milioni di euro”, film che “alla fine guadagnavano poche decine di migliaia di euro ma intanto erano stati pagati cachet milionari a registri e attori”. Tra questi, Meloni ha citato l’esempio dei “Cassamortari” che “ha avuto 490 euro di incasso nelle sale e un milione e duecentocinquantamila euro di sostegno pubblico”.

Nella loro replica i produttori Arturo Paglia e Isabella Cocuzza, manifestando il loro dispiacere per le parole della presidente del Consiglio, affermano che il film “ha avuto un’uscita limitata nelle sale cinematografiche, come consentito dalla normativa pandemica e post-pandemica, ed ha, invece, avuto ingenti ricavi derivanti dalle licenze alle piattaforme e alle tv e ha ottenuto un grande successo di pubblico, in tali sedi, da portare piattaforme e televisioni a chiedere la realizzazione di un sequel dello stesso che è stato, infatti, successivamente realizzato con altrettanto successo, circostanza rarissima nel settore e che riconosce e certifica, – incontrovertibilmente -, il merito commerciale del film”.

I produttori spiegano inoltre che “non è stato pagato alcun cachet milionario ad autori, registi e attori, ma anzi, il monte dei compensi agli stessi corrisposto dalla nostra società per il film è di molto inferiore al tetto dei corrispettivi che la normativa successivamente adottata dall’attuale governo consente di corrispondere non complessivamente agli autori, registi e attori ma singolarmente a ciascuno degli stessi”.

Nella nota si aggiunge: “Sono stati, invece, questo sì, spesi milioni per pagare buste paga e relativi contributi previdenziali e assistenziali e relative ritenute d’acconto a diverse centinaia di lavoratori e corrispettivi e relativa Iva a decine di collaboratori e di fornitori di servizi (anch’essi con relativi dipendenti e collaboratori)”.

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