Gimbe: ‘Ancora tagli alla sanità? I cittadini meritano chiarezza sul futuro del Ssn’

‘La politica faccia chiarezza sul futuro della sanità pubblica’.  A chiederlo è la Fondazione Gimbe, che si batte per la difesa del Ssn: ‘Se l’autunno 2014 iniziava per la sanità italiana sotto i buoni auspici del Patto per la salute, quello del 2015 si avvia con un clima ben diverso. Sul Ssn aleggia, infatti, lo spettro di nuovi tagli con la Legge di stabilità 2016’. Gimbe è una fondazione di diritto privato costituita dall’associazione Gruppo Italiano per ‘La Medicina Basata sulle Evidenze’. La cronistoria degli ultimi 12 mesi, afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, si riduce a uno spettacolo patetico che delegittima le Istituzioni e fomenta un conflitto tra poli indeboliti con compromessi al ribasso e le conseguenze di questo conflitto si riversano su aziende e professionisti sanitari, ma soprattutto su pazienti e famiglie delle fasce socio-economiche più deboli. Nel clima di continua incertezza in cui annaspa la sanità da oltre 3 anni  è aumentato oltre ogni limite il disagio di pazienti, professionisti e organizzazioni sanitarie, che continuano ad aspettare invano risposte concrete mentre numerosi provvedimenti sono rimasti al palo. I cittadini italiani meritano chiarezza sul futuro della sanità pubblica, perché mentre la politica rilascia continue, e discordanti, dichiarazioni, l’intermediazione assicurativa si insinua strisciando tra le incertezze delle Istituzioni e contribuisce a demolire impietosamente l’articolo 32 della Costituzione e il modello di un Ssn pubblico, equo e universalistico. Se il vero obiettivo della politica fosse quello di sbarazzarsi di una fetta consistente della spesa pubblica, è giunto il momento di svelare le carte sia per governare adeguatamente il doloroso passaggio a un sistema sanitario misto, sia per acquisire la consapevolezza che la Repubblica non tutela più la nostra salute come diritto fondamentale. A queste conclusioni gli esperti della Fondazione Gimbe arrivano ripercorrendo le tappe di un calvario del Ssn fatto di tagli, conflitti istituzionali e imbarazzanti silenzi: ‘Il 15 novembre 2012 nell’assordante silenzio di governo e Regioni, scadeva il termine per sottoscrivere il Patto per la Salute 2013-2015, determinando e senza alcuna mediazione delle Regioni l’applicazione delle misure di contenimento della spesa pubblica che hanno sottratto alla sanità oltre 30 miliardi di euro; 10 luglio 2014. Governo e Regioni sottoscrivono il Patto per la Salute che fissa le risorse per la sanità e definisce la programmazione sanitaria per il triennio 2014-2016; 16 ottobre 2014. Con la Legge di Stabilità 2015 il Governo gioca di fioretto perché non prevede tagli alla sanità, ma chiede alle Regioni di recuperare 4 miliardi. Si riaccende il conflitto istituzionale tra Governo, che non consente sconti, e Regioni che si trincerano dietro lo slogan ‘no money, no Patto’; 26 febbraio 2015. Dopo oltre 4 mesi di consultazioni “le Regioni rinunciano all’incremento del fondo sanitario di oltre 2 miliardi previsto dal Patto. Le imminenti elezioni in sette Regioni rimandano continuamente la decisione su ‘dove tagliare’; 2 luglio 2015. La Conferenza Stato Regioni raggiunge l’accordo sulla proposta di intesa per i tagli alla sanità: 2,352 miliardi per il 2015 e il 2016; 4 agosto 2015, la Camera vota la fiducia al decreto Enti Locali che recepisce i tagli; 18 settembre 2015. Il Governo approva la nota di aggiornamento del Def 2015, senza indicare nuovi tagli alla sanità, ma questo non esclude affatto che la Legge di Stabilità 2016 possa prevederli’. In questo anno, incalza Cartabellotta, sono impietosamente scaduti gli adempimenti del Patto per la salute, sotto il segno di una schizofrenia legislativa che ha permesso alla politica di concorrere al ‘suicidio assistito’ del Ssn senza assumere alcuna responsabilità. Nonostante i protagonisti della politica continuino a sbandierare un sistema sanitario ‘tra i migliori del mondo’, la realtà è ben diversa e necessita di un riallineamento degli obiettivi politici, economici e sociali di Governo, Parlamento e Regioni, per fornire certezze sulle risorse e attuare un’adeguata riprogrammazione sanitaria in grado di disinvestire realmente da sprechi e inefficienze e di riallocare le risorse in servizi essenziali e innovazioni. Contestualmente a quanto evidenziato da Cartabellotta i medici minacciano lo sciopero contro i tagli ‘agli esami inutili’ che permetteranno di ottenere un risparmio di 2,3 miliardi solo per quest’anno. Il provvedimento di cui si parla prevede una stretta su analisi, visite ed esami. Nella legge di stabilità ci sarà spazio per il rinnovo della convenzione con i medici e i pediatri di base, la stabilizzazione dei precari, lo sblocco del turnover e il rinnovo del contratto fermo ormai da dieci anni. E’ un ‘no’ secco quella della categoria che, dalla spending review in corsia, dice di uscire delegittimata. Sono 208, su 1700, le prestazioni che fino ad oggi sono state totalmente gratuite e che nel prossimo futuro diventeranno a pagamento nel caso fossero considerate non necessarie per il paziente. La lista dei risparmi è già stata ribattezzata dai medici ‘Black list’ e da rigettare totalmente. La Federazione degli ordini dei medici è pronta alla mobilitazione: ‘Siamo preoccupati per il de finanziamento della sanità’, spiega Luigi Conte presidente degli Ordini. Gli ospedalieri dell’Anaao sono chiari: ‘Non possono decidere i politici quali esami far fare ai pazienti’. Pronti alla protesta anche la Fp-Cgil medici, l’Associazione chirurghi ospedalieri mentre le associazioni di cittadini e pazienti si uniscono ai sindacati.

Roberto Cristiano

 

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