Frase choc: Giletti caccia ex brigatista Etro e viene minacciato

“Meglio le mani sporche di sangue e crederci“. La goccia che ha fatto traboccare il vaso pronunciata da Raimondo Etro. E’ successo di tutto e di più ieri sera su La7 nella puntata di ‘Non è l’Arena’. Massimo Giletti ha cacciato l’ex brigatista ospite centrale di uno dei segmenti della trasmissione. Ma subito dopo ha informato i telespettatori di essere stato minacciato: “Ti devono sparare in bocca!“.

Come sono andate le cose. In studio Raimondo Etro, l’ex brigatista col reddito di cittadinanza che è stato denunciato da Rachele Mussolini, consigliera comunale di Roma della lista civica “Con Giorgia”, presente anche lei a Non è l’Arena, per gli epiteti volgari e sessisti che Etro le ha rivolto con un post su Facebook.

“Non mi era mai capitato di subire attacchi social così beceri e a sfondo sessuale come quelli subiti da Raimondo Etro” ha detto Rachele Mussolini. In collegamento da Milano le ha dato manforte Daniela Santanchè: ‘Etro insulta le donne di destra ha dei problemi forse fisici o psicologici’.

Raimondo Etro però passa al contrattacco e se la prende proprio con Santanchè e Mussolini usando i peggiori epiteti: ‘Volete la parità dei sessi e poi vi offendete perché uno vi dice zo..ola. Mi rompete il ca..o, mi hanno tolto il reddito di cittadinanza. Siete il nulla!’

Ma questo è nulla, anche se già grave di se nei termini e nei modi, rispetto a quanto succede poco dopo quando si parla del passato di Etro che dice: “Meglio avere le mani sporche di sangue e crederci” con chiaro riferimento agli atti brigatisti del passato. Una frase che non può passare inosservata e che fa arrabbiare Luca Telese e Daniela Santanchè fino anche allo stesso Giletti. Gli ospiti minacciano di lasciare lo studio se Etro non ritira la frase ma lui non ci sta. Ed allora Giletti lo invita a uscire dallo studio: “Non si può dire una cosa del genere, il taxi glielo pago io, quella è la porta!”

 Etro abbandona lo studio e la cosa sembra finire lì. Ed invece più in là nella trasmissione, dopo una pausa pubblicitaria, Giletti rientra e dice: “Dietro le quinte mi hanno detto che sono arrivati dei messaggi di morte nei miei confronti. Mi devono sparare in bocca? Le minacce non mi fanno paura. Sono dispiaciuto di aver dovuto di mandare fuori dallo studio l’ex brigatista Etro, ma nel momento in cui si dicono certe cose…forse Etro non era lucido: le mani insanguinate sono una cosa che non si può dire qua. Sparami in bocca, ti aspetto. Voi scrivete, ma non ne avete il coraggio. Non mi spaventate, mi intristite: la storia vi ha condannato”.

Un passato da brigatista, una condanna a 20 anni e sei mesi, un lungo periodo di oblio, poi lo scorso anno di nuovo sotto i riflettori quando si scoprì che aveva ottenuto il reddito di cittadinanza. Raimondo Etro, 63 anni, è stato uno dei protagonisti degli Anni di piombo. Partecipò all’organizzazione del sequestro di Aldo Moro e anche all’assassinio del giudice Riccardo Palma, ma all’ultimo momento si rifiutò di sparare. Nel 1998 nel processo Moro quinquies fu condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma a 20 anni e 6 mesi.

Nel 2019 il clamore per la richiesta e l’ottenimento del reddito di cittadinanza. In quell’occasione spiegò: «La mia vita l’ho buttata al vento, facendo però pagare il prezzo ad altri che non c’entravano niente. Perciò, se ci saranno proteste e il reddito di cittadinanza mi verrà ritirato, pazienza, non mi opporrò. Ho sempre considerato le pene che abbiamo avuto, io e tutti gli altri Br, fin troppo miti». Chiarì di aver chiesto il sussidio «perché sto affogando, sono un vero povero… Sono iscritto a un centro per l’impiego dal 2017, ma fino a oggi non mi è arrivata una chiamata. Accetterei di tutto: farei le pulizie, lavorerei in un call center. Ma forse il lavoro in Italia oggi non c’è».

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