Fornero: Riforma del lavoro in quattro settimane

Il lavoro flessibile dovrà costare di più mentre la conversione da contratto a tempo determinato a indeterminato sarà favorita con la graduazione degli sgravi contributivi anche in rapporto alla formazione svolta. La Cig dovrà avere un uso limitato, solo quella ordinaria nei casi in cui si possa rapidamente riprendere il lavoro, e interventi risarcitori per chi viene licenziato e perde il posto di lavoro. Questi, alcuni dei punti del piano di riforma del lavoro proposto dal governo Monti alle parti sociali durante l’incontro di questa mattina a Palazzo Chigi. Più che di art.18 si è iniziato a discutere di ‘flessibilità’ in generale, assicura il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Il piano del governo si articola su cinque linee guida: tipologie contrattuali, formazione apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro. Dall’incontro svoltosi a Palazzo Chigi giungono alcune rassicurazioni su tempi e  strumenti legislativi di attuazione del ‘piano lavoro’: la riforma del mercato del lavoro sarà varata con una legge ad hoc entro tre o quattro settimane con il più largo consenso delle parti sociali, spiega il ministro del Welfare Elsa Fornero.

Monti. Prima di lasciare il summit governo-parti sociali per volare a Bruxelles, dove oggi parteciperà alla riunione dell’Eurogruppo, Mario Monti ha ribadito la necessita di “non ridurre il messaggio che mandiamo sulla riforma del mercato del lavoro solo all’art.18”. Il capo del governo ha auspicato che “il maggior spazio che stiamo creando per le forze produttive del Paese ci aiuti a far sì che quello che verrà fuori dal vostro tavolo serva a migliorare la situazione delle imprese e dei lavoratori e a migliorare la situazione della Ue”. Monti ribadisce la scelta di non procedere per decreto sulla riforma del mercato del lavoro “ma i tempi del confronto, ha assicurato, non possono essere lunghi”.

Fornero. E’ stato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ad illustrare il piano del governo per la riforma del mercato del lavoro. Illustrando le linee guida del ‘piano’ il ministro apre alle parti sociali sottolineando l’importanza di fare una riforma ambiziosa “ma non c’è alcuna pretesa di farla senza un largo consenso” anche se il lavoro dovrà svolgersi per “gruppi di lavoro tematici-informatici e no attraverso tavoli tecnici”.  “E’ dovere di questo governo portare tutti a discutere non per la conservazione dell’esistente ma per il futuro, per la crescita, per l’Europa”, dice il ministro, che aggiunge rivolta alle parti sociali: “il modo in cui declineremo queste linee di tendenza dipenderà da voi”. La riforma del lavoro quindi non sarà varata per decreto legge ma con una legge ‘ad hoc’. Per la Fornero “occorre un contratto che evolva con l’età dei lavoratori piuttosto che contratti nazionali specifici che evolvono per tutte le età”. Ciò a cui pensa il governo è un modello di contratto che si “iscrive attorno alla vita del lavoratore” che richiama il modello ‘Modigliani’. L’idea dell’esecutivo è, dunque, quella di favorire la formazione e la partecipazione al mercato del lavoro “ad ogni età”. Sul capitolo ammortizzatori sociali, la Fornero spiega che “saranno finanziati da contributi come avviene nel sistema assicurativo mentre la fiscalità generale servirà per l’assistenza”. Riforma degli ammortizzatori sociali che poggerà su due pilastri: uno legato alla riduzione temporanea dell’attività di lavoro e l’altro che sostenga i redditi di chi abbia perso il posto di lavoro.

Repliche. E’ il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, il primo a parlare dopo il vertice svoltosi a Palazzo Chigi. “Siamo disponibili a discutere della revisione degli strumenti ma senza rompere la necessaria coesione sociale”. “Occorre procedere con molta cautela, dobbiamo rassicurare il mercato del lavoro cercando soluzioni che non dividano ma uniscano”. Critico il numero uno della Uil, Luigi Angeletti. “Temo che il metodo suggerito possa favorire il disastro: la definizione delle soluzioni deve essere il prodotto di un confronto negoziale vero”. “Se davvero il governo cerca la coesione, la discussione dovrà partire dal documento di Cgil, Cisl e Uil condiviso dall’Ugl” ha rimarcato il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella. Critiche giungono anche dalla Cgil che con la Camusso chiede nessun salto in avanti del governo

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