Flessibilità e spesa

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto si ad un patto di stabilità più flessibile, e questo emerge dall’incontro effettuato tra i capi di Stato. Prima della riunione è stato consegnato un documento da parte del Governo italiano al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. In tale documento viene chiesta una maggiore flessibilità nell’applicazione del patto europeo di stabilità per consentire di aumentare la crescita e il lavoro. Forse si tratta della tanto attesa svolta della politica economica europea. Angela Merkel, attraverso il suo portavoce Steffen Sier, fa sapere che ritiene possibile un utilizzo flessibile del patto di stabilità. In questa flessibilità sono ricompresi un prolungamento delle scadenze di rientro dal deficit, ed una clausola sugli investimenti per le riforme strutturali che consente ai paesi in deficit inferiore al 3% del PIL di deviare temporaneamente dalla politica di consolidamento per realizzare investimenti pubblici che favoriscono il rilancio dell’economia. Tutto questo ragionamento è stato accompagnato da una frase che rimane nella linea del rigore della Germania: “ La credibilità deriva dal rispetto delle regole che ci si è dati” Tradotto, vuol dire che le regole non si toccano, ma si può sfruttarne la flessibilità. Quante cose potrà fare l’Italia dopo che il patto di stabilità verrà debitamente ammorbidito? Ben poco. Questo perché i vincoli rimangono al loro posto, particolare dichiarato a gran voce dalla Merkel. Ancora una volta peserà come un macigno l’obbligo del deficit al 3% rispetto al PIL. E pensare che mai come oggi il sistema economico ha bisogno tanto di liquidità quanto di investimenti pubblici. Una possibile considerazione finale da poter effettuare è che tradurre queste brevi frasi in un’apertura totale della Merkel alle richieste italiane è assolutamente sbagliato. A mio avviso le parole pronunciate dalla Cancelliera possono essere lette come la disponibilità tedesca ad interpretare le regole dei trattati con una certa flessibilità.

Fabio Damora

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