Flessibilità del sistema previdenziale

Lo studio dell’Istat sulle pensioni contiene molte preziose indicazioni. Tra queste, e’ significativo il fatto che ‘il rischio di poverta’ tra le famiglie con pensionati sia piu’ basso di quello delle altre famiglie (il 16% contro il 22,1)’ e indica come, in molti casi, il reddito pensionistico possa mettere al riparo da situazioni di forte disagio economico. Questo dato, spiega Cesare Damiano, ci convince sempre di piu’ nella nostra tesi a favore della flessibilita’ del sistema previdenziale, mandando in pensione, a partire dai 62 anni, lavoratori diventati disoccupati dopo i 60 anni di eta’ e rimasti inattivi e senza reddito e li salva dalla poverta’. Non solo, con l’assegno pensionistico, a loro volta, potranno sostenere le proprie famiglie. Un altro motivo valido e’ che, anticipando fino a 4 anni la pensione a chi lavora, si fa spazio ai giovani nelle aziende. Per Renzi l’Italia non puo’ piu’ accettare diktat dall’Europa perche’ adesso ha le carte in regola. Questo scatto di orgoglio e’ molto positivo e dovrebbe valere anche quando si parla di correggere un sistema pensionistico rigido e iniquo imposto all’Italia dalla Troika europea nel 2011. L’Italia deve liberarsi dalla subalternità nei confronti della Ue e deve parlare di flessibilita’ delle pensioni, di lavoratori precoci, di lavori usuranti, di ricongiunzioni e di una aspettativa di vita che e’ diventata una sorta di scala mobile applicata all’eta’ e che sta costruendo aziende popolate da vecchi lavoratori con i figli disoccupati. Piu’ flessibilita’ nelle pensioni significa piu’ lavoro per i giovani.

Cocis

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