Finisce il ‘Conte bis’. Il premier in Parlamento

I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno dicono nel Pd. Ma i Dem spiegano che non possono andare dietro a rumors su sostegni alla maggioranza che al momento non si palesano. D’altro canto anche ricucire con Iv sembra una chimera perchè il M5S chiarisce che con Matteo Renzi non ci parla più. Quindi senza volerlo, è l’analisi del Pd, la situazione sta rotolando verso le elezioni anticipate a giugno.

Il Movimento deve solo mantenere la linea delle ultime 48 ore – scrive su Fb l’esponente M5s Alessandro Di Battista – Renzi ha squittito per far fuori Conte e basta? Benissimo, Conte resta al suo posto. Renzi ha lasciato il governo? Benissimo, non ci entrerà mai più. Senza Se e senza Ma. Intanto queste sono le due condizioni che la forza politica che ha preso più voti nel 2018  mette sul piatto. E siamo compatti. Finalmente.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha espresso la sua intenzione di andare al più presto in Parlamento per l’indispensabile chiarimento politico, mediante comunicazioni, sulla crisi in atto provocata dallo strappo di Renzi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal quale il premier era andato nel pomeriggio, ha preso atto – si legge in un comunicato del Quirinale – degli intendimenti così manifestati dal presidente del Consiglio.  E, sempre in un comunicato del Colle, si legge che il presidente della Repubblica ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali – il relativo interim è stato assunto dal presidente del Consiglio – dalla prof. Elena Bonetti dalla carica di ministro senza portafoglio e dell’on. Ivan Scalfarotto. 

‘Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo’, dice il presidente della Camera Roberto Fico che, accogliendo la richiesta unanime di maggioranza ed opposizione, sospende i lavori dell’aula di Montecitorio ed annuncia la convocazione della Conferenza dei Capigruppo ‘per un percorso ordinato è responsabile’. Le Capigruppo però slittano in attesa di acquisire da Palazzo Chigi il documento formale con le dimissioni dal Governo dei ministri di Italia Viva. .

Luigi Di Maio lancia un appello ai ‘costruttori’ su Fb: ‘Il mio appello si rivolge dunque a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via. Guardiamoci intorno e troveremo un Paese che chiede di essere ascoltato. Non possiamo permetterci di ignorarlo’.  E i ‘costruttori’ arrivano. ‘Chi ha maggiori responsabilità è chiamato ad esercitarle fuoriuscendo dalla logica dei duellanti e tenendo fermo il richiamo del Presidente della Repubblica. Noi siamo tra i costruttori’, annunciano in una notail segretario del Psi Enzo Maraio e il Senatore Riccardo Nencini che aggiungono: “Avessimo un centro destra a trazione berlusconiana, l’ideale sarebbe un esecutivo di rinascita da oggi a fine legislatura. Gettare le fondamenta della nuova Italia, come avvenne tra il 1944 e il 1947, per affidarsi poi alla sfida elettorale. Non è così, non con Salvini e Meloni che inneggiano a Trump e ritengono l’Europa un pericoloso accidente”.

Anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri arriva alla sede del Pd per il vertice sulla crisi di governo convocato dal segretario Nicola Zingaretti. Presenti i membri della segreteria, il vicesegretario Andrea Orlando, i capigruppo Graziano Delrio, Andrea Marcucci e i ministri.  ‘Abbiamo chiarito e dobbiamo ribadire che per noi è impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Sarebbe un segnale incomprensibile. Le immagini di Washington ci dicono quanto pericolosa sia quella deriva. E’ sbagliato dopo la vittoria di Biden favorire scenari che ridanno fiato come è accaduto con la scelta di Renzi, agli alleati di Trump’, dice Zingaretti nel suo intervento alla riunione dell’ufficio politico del Pd. Quindi il monito di Graziano Delrio a parlamentarizzare la crisi: ‘Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata e che ci siano le comunicazioni.  C’è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l’inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, per come è avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza’.

Alla Camera, soprattutto grazie all’ampio blocco Cinque stelle, la maggioranza non sembra avere grandi problemi. La partita si gioca tutta al Senato, dove i 18 esponenti del gruppo Psi-Italia viva sono l’ago della bilancia. Con il voto dei renziani (e contando su 9 dei componenti del gruppo Misto che finora hanno propeso verso Conte), a Palazzo Madama si arriva a quota 166, quindi 8 voti sopra la maggioranza necessaria di 156. Questo computo non tiene conto del voto dei 6 senatori a vita.

Al premier, per formare e presiedere un terzo governo Conte, tecnicamente basterebbero quindi anche ‘solo’ 11 voti. Si tratterebbe però di una quota troppo instabile, che non garantirebbe una prospettiva di governo sufficientemente solida. È per questo, nel caso in cui arrivasse una svolta dei ‘responsabili’, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe fatto sapere che questi ultimi dovrebbero costituire un gruppo vero e proprio per dare un senso di maggiore stabilità.

Una soluzione che prenderebbe maggiore quota nel caso in cui anche solo parte del gruppo dei renziani  si sfaldasse e decidesse di sostenere ancora Conte.

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