ph. Giorgio Andreuccetti

Festival Puccini, una Tosca di grandi voci e grande teatro conquista Torre del Lago

Una lunga ovazione e un bis ormai rarissimo hanno segnato il momento simbolo della Tosca andata in scena al Festival Puccini di Torre del Lago. La richiesta del pubblico, accolta da Eleonora Buratto al termine di «Vissi d’arte», ha trasformato la celebre aria nel sigillo di una serata (quella del 18 luglio) costruita sulla qualità di un cast internazionale, sulla solidità della direzione musicale e su un’idea di teatro capace di mettere al centro la forza del racconto.

Sul podio Carlo Montanaro guida Orchestra e palcoscenico con gesto saldo e partecipe, trovando un equilibrio costante tra buca e scena. La sua concertazione accompagna il respiro dei cantanti, valorizza la ricchezza della scrittura orchestrale di Puccini e mantiene viva quella tensione drammatica che attraversa l’opera dall’inizio alla tragica conclusione. L’Orchestra del Festival Puccini risponde con precisione, compattezza e un suono sempre ricco di sfumature, mentre il Coro del Festival Puccini, preparato da Marco Faelli, offre un Te Deum di grande imponenza sonora e teatrale, sostenuto con efficacia anche dal Coro di voci bianche preparato da Sonia Franzese.

Il cuore della serata appartiene però ai tre protagonisti.
Eleonora Buratto firma una Floria Tosca di straordinaria maturità artistica. La voce, ampia e luminosa, si unisce a un gusto musicale di rara raffinatezza. Colpiscono la cura del fraseggio, l’attenzione alla parola, la naturalezza con cui accompagna il suono fino alla chiusura di ogni frase, senza mai perdere intensità espressiva. Ne nasce una Tosca appassionata e vulnerabile, capace di attraversare con assoluta credibilità tutte le sfumature emotive del personaggio.

Quando nel II atto arriva «Vissi d’arte», il teatro sembra trattenere il respiro. Al termine dell’aria il pubblico esplode in un applauso interminabile che ottiene un evento oggi molto raro: il bis. E proprio nella seconda esecuzione Eleonora Buratto riesce, se possibile, a emozionare ancora di più. È un’interpretazione sospesa, intensa, di grande nobiltà musicale, che diventa il momento più alto dell’intera recita.

ph. Giorgio Andreuccetti

Ludovic Tézier costruisce uno Scarpia di impressionante autorevolezza. Il timbro nobile, il fraseggio scolpito e una presenza scenica magnetica restituiscono tutta la complessità del personaggio, elegante e feroce al tempo stesso. Ma è soprattutto nel confronto con Buratto che emerge la forza della loro interpretazione. I due artisti, legati da una profonda amicizia e da una reciproca stima professionale, trovano in scena un’alchimia rara che rende il conflitto tra Tosca e Scarpia di straordinaria verità teatrale.

ph. Giorgio Andreuccetti

Adam Smith è un Mario Cavaradossi convincente tanto vocalmente quanto scenicamente, dotato del physique du rôle, affronta il ruolo con slancio, sicurezza e naturalezza, componendo un personaggio credibile, appassionato e perfettamente inserito nell’equilibrio del trio protagonista.

ph. Giorgio Andreuccetti

Floriana Tessitore osserva nel programma di sala come, se non fosse anacronistico, Tosca potrebbe iniziare con il ciak di un regista anziché con il colpo di bacchetta del direttore d’orchestra. È un’immagine che coglie perfettamente la natura del capolavoro pucciniano. Il dramma si consuma nell’arco di poche ore, con una successione serrata di scene e una scrittura musicale che si fa azione. Questa produzione restituisce pienamente quella dimensione quasi cinematografica: la recitazione è così naturale e la costruzione dei rapporti tra i personaggi così credibile che, a tratti, sembra di assistere più a un film che a una rappresentazione lirica.

Merita un plauso anche la direzione artistica del Festival Puccini, che ha saputo costruire una compagnia di canto omogenea, affidando i ruoli di fianco a interpreti di assoluto livello. Luciano Leoni apre l’opera nei panni dell’ex console della Repubblica Romana Cesare Angelotti, figura dalla cui fuga prende avvio l’intera vicenda, delineandone con autorevolezza il profilo umano e drammatico. Ottimamente caratterizzato il Sagrestano di Claudio Ottino, misurato e teatralmente efficace. Precisi Orlando Polidoro (Spoletta), Omar Cepparolli (Sciarrone) e Matteo Mollica (Carceriere), mentre il breve intervento del Pastorello, affidato al soprano Kim Yeseul, restituisce tutta la delicatezza di una delle pagine più poetiche dell’opera. Quando anche i comprimari sono scelti con tanta attenzione, l’intero impianto drammaturgico acquista maggiore compattezza e credibilità.

ph. Giorgio Andreuccetti

L’allestimento del Festival Puccini ripropone le scene storiche di Carlo Centolavigna, con la regia e i costumi firmati da Maria Todaro. La regista sceglie di muoversi nel solco della tradizione, ma concentra il proprio lavoro soprattutto sulla direzione degli interpreti e sulla costruzione psicologica dei personaggi. È proprio questo uno degli aspetti più riusciti della produzione: la naturalezza della recitazione, la precisione dei rapporti scenici e la costante attenzione al dettaglio teatrale contribuiscono in modo decisivo alla forza narrativa dello spettacolo.

Particolarmente efficaci risultano alcune intuizioni registiche, come l’ingresso dei figuranti dalla platea durante il monumentale Te Deum e la ricerca di Angelotti tra il pubblico da parte dei gendarmi. Scelte che amplificano il coinvolgimento degli spettatori senza tradire la drammaturgia dell’opera e che restituiscono con efficacia il clima di tensione del primo atto.

Qualche perplessità riguarda invece l’impianto scenografico. Le scene di Carlo Centolavigna conservano il fascino degli storici allestimenti del Festival Puccini, ma nell’immensità del Gran Teatro all’Aperto faticano talvolta a dialogare con lo spazio. Più che una questione di linguaggio scenico, è un problema di proporzioni: soprattutto nel terzo atto il solo Angelo di Castel Sant’Angelo appare un riferimento iconografico forse troppo isolato. Un richiamo più marcato all’architettura della fortezza romana avrebbe probabilmente conferito maggiore profondità visiva all’epilogo.

ph. Giorgio Andreuccetti

Tosca non è un’opera delle grandi masse sceniche. È un dramma intimo, carnale, un’opera di fuoco nella quale tutto si consuma nel giro di poche ore e la tensione nasce dal confronto continuo tra i personaggi. In questo senso la scelta di privilegiare il lavoro attoriale si rivela vincente e consente alla produzione di restituire con efficacia l’intensità del capolavoro pucciniano.

Ogni estate migliaia di spettatori raggiungono le rive del lago di Massaciuccoli, affrontando il caldo e l’umidità tipici delle serate versiliesi per ascoltare la musica di Puccini nel luogo che egli scelse come casa. È un rito che continua a rinnovarsi, alimentato da un fascino che va oltre lo spettacolo e appartiene alla storia stessa di questi luoghi. Quando il livello artistico raggiunge quello di questa Tosca, il viaggio trova la sua ricompensa.

Tosca

Melodramma in tre atti. Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma di Victorien Sardou. Musica di Giacomo Puccini.

Direttore: Carlo Montanaro
Regia e costumi: Maria Todaro
Scene: Carlo Centolavigna
Luci: Valerio Alfieri

Interpreti
Floria Tosca – Eleonora Buratto
Mario Cavaradossi – Adam Smith
Barone Scarpia – Ludovic Tézier
Cesare Angelotti – Luciano Leoni
Il Sagrestano – Claudio Ottino
Spoletta – Orlando Polidoro
Sciarrone – Omar Cepparolli
Un Carceriere – Matteo Mollica
Il Pastorello – Kim Yeseul

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Festival Puccini
Maestro del Coro: Marco Faelli
Maestra del Coro di voci bianche: Sonia Franzese

Allestimento del Festival Puccini.

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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