Festa Zanetti. L’Inter vince ma piange

Festa doveva essere e festa è stata. L’Inter batte la Lazio 4 a 1 e ipoteca, forse definitivamente, la qualificazione in Europa League. Ma soprattutto può festeggiare e celebrare in maniera degna, nel miglior modo possibile il suo capitano Javier Zanetti che saluta San Siro dopo 857 presenze, dopo sedici titoli vinti, dopo migliaia di chilometri macinati lì su quell’erba verde che è sempre stata la sua vita e che da diciannove anni è la sua casa. Zanetti piange, San Siro piange, il calcio italiano e mondiale salutano uno dei giocatori che hanno fatto la storia. Una bandiera, una leggenda che sembrava impossibile ammainare ma che oggi scrive la sua ultima pagina di una storia meravigliosa nata nei sobborghi di Buenos Aires e consacratosi in Italia, a Milano. Mai un capello fuori posto, mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento sbagliato come oggi, al 92esimo quando è andato a salutare un invasore che quasi in lacrime lo cercava. Questo è Zanetti, un uomo a cui plaude tutto il mondo del calcio. Ma veniamo alla partita che parte subito a mille e l’inizio è shock per l’Inter che dopo cento secondi passa in svantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La difesa si perde Cana il cui colpo di testa viene corretto in rete da Biava. La reazione dell’Inter è veemente ed è illuminata da Mateo Kovacic che vive la sua notte più bella e convincente in maglia nerazzurra proprio nella notte in cui saluta Zanetti.Il veterano e il ragazzino, l’astro nascente uniti in una notte che se per uno segna la fine di una carriera incredibile per l’altro potrebbe  essere l’inizio vero e proprio di una folgorante ascesa. Il croato al sesto serve l’assist decisivo per Palacio che si infila nelle maglie troppo larghe della difesa laziale. Kovacic lo vede, lo serve e Palacio di punta brucia Berisha. Ancora Kovacic ispira l’azione dell’Inter con Nagatomo che impegna Berisha al 12’. L’Inter attacca per garantirsi l’Europa e poter festeggiare degnamente l’addio di Zanetti ma Keita fa tremare San Siro prima impegnando Handanovic, quindi semina il panico in area ma il suo tiro cross non trova nessuna deviazione vincente. Da una grande promessa a un’altra, anzi altri due, Kovacic e Icardi. Il croato inventa una palla geniale, magica d’esterno che passa tra le gambe laziali e trova Icardi nel cuore dell’area, destro secco e 2 a 1 al 34’ Tre minuti e i gol diventano tre con Rolando che premia lo scatto di Nagatomo. La difesa laziale va in bambola sia sullo scatto del giapponese, sia sul cross dello stesso. Icardi e Dias non arrivano, Cana si ferma e Palacio lo brucia e di punta in scivolata fa 3 a 1. E tutti ad abbracciare Zanetti che al 40’ scatena l’ovazione di San Siro. È il suo momento, comincia il riscaldamento prima dell’ultima apparizione che si materializza alle 21. 57, al 52’di un Inter – Lazio che chiude un ciclo lungo 19 anni e iniziato il 27 agosto del 1995 in Inter – Vicenza. San Siro si alza in piedi, Jonathan gli lascia il posto, Zanetti è teso ed emozionato anche più della notte di Madrid. Handanovic fa un miracolo su Biava al 54’, quindi Zanetti va in visibilio per la solita portentosa di Javier Zanetti che pianta i piedi per terra, si gira e via alla sua maniera. Entra anche l’eroe di Madrid e del Triplete, Diego Milito che saluta dopo 170 partite e 75 gol tra cui i gol decisivi contro Roma, Siena e Bayern per il leggendario Triplete. L’Inter forse pensa alla festa e allora la Lazio rischia di riaprire la partita ma Handanovic è in serata di grazia e per cinque volte si oppone a Felipe Anderson, Candreva e Keita. L’Inter soffre, San Siro si ammutolisce ma la Lazio non ha fatto i conti con Mateo Kovacic e con l’ex Hernanes che confezionano il 4 a 1 al 78’ Kovacic riparte, ne supera un paio e scarica per il brasiliano che da fuori beffa Berisha e chiude i conti. Può cominciare la festa di Zanetti e risulta difficile pensare a come un giocatore che anche oggi corre come un ragazzino possa davvero dire stop, addio al calcio giocato. Lui leggenda dell’Inter, del calcio italiano ma anche mondiale . Sono le 22.38 e cala il sipario sulla partita e sulla carriera di Zanetti a cui rendiamo onore elencando i numeri spaventosi di una carriera pazzesca: 145 presenze in Nazionale mentre in nerazzurro è il giocatore con più presenze, 857; con più presenze in Serie A, 617 (di cui 613 in campionato e 3 in spareggi); con più presenze in Supercoppa Italiana, 7; con più presenze nelle competizioni UEFA per club, 160; con più presenze in UEFA Champions League, 105;  con più presenze consecutive in Serie A, 137 gare da Milan – Inter 3-4 del 28 ottobre 2006 a Roma-Inter 2-1 del 28 marzo 2010; con più presenze consecutive in assoluto, 162 gare da Milan – Inter 3-4 del 28 ottobre 2006 ad Atalanta – Inter 1-1 del 13 dicembre 2009; con più presenze nei derby di Milano, 47; marcatore più anziano della UEFA Champions League in Inter – Tottenham 4-3 a 37 anni e 71 giorni; marcatore più anziano della Coppa del mondo per club FIFA in Seongnam – Inter 0-3 a 37 anni e 127 giorni; con più stagioni da capitano, 15; giocatore più vincente della storia dell’Inter con 16 trofei (di cui 15 da capitano) conquistati e cioè 5 Campionati italiani, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Coppa UEFA,  1 Champions League e 1 Coppa del mondo per club.

Sebastiano Borzellino

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