Festa del M5s, Di Maio: “Con il Pd no alleanze solo patti civili. Noi avanti altri 10 anni”

Luigi Di Maio accusa il colpo ‘basso’ ricevuto dal padre putativo dei pentastellati sull’alleanza con il Pd e trova nel doroteismo la strada maestra da seguire per evitare ulteriori scossoni ad un Movimento 5 Stelle troppo in fermento. Da Napoli, alla festa Italia a 5Stelle, risponde a Beppe Grillo da buon politico stile vecchia Democrazia Cristiana e trova la strada dei ‘patti civili’. “Quella umbra non è un’alleanza. Molti mi dicono ‘Luigi ma allora non possiamo parlare più male del Pd?’ E io dico ‘tu puoi farlo, ma sei sicuro che serva ancora parlare male degli altri?’. Noi non proponiamo alleanze regionali con il Pd, noi al massimo proporremo altri patti civili, per liberare le Regioni dalle correnti, dai partiti”. Tradotto significa sostanzialmente questo: la società civile prenda il posto dei politici che fino ad ora non hanno saputo governare. Un ritorno alle origini, insomma, ad uno dei pilastri che del M5S ma che ha portato a scarsissimi risultati. Ma soprattutto una proposta che non sarà e non potrà essere digerita dal Pd, a partire dall’Emilia Romagna. Di Maio in questa esperienza governativa e di leadership ‘sotto tutela’ ha compreso la necessità di avere una classe dirigente preparata e l’impossibilità di delega del ruolo della politica. Ma da Napoli doveva parlare alla base, e non solo, per evitare qualsiasi tipo di scossone ‘politico’ all’interno del Movimento. Ed in parte c’è riuscito. Prima ricordando che il M5S non farà in Campania alcun ‘patto’ con il governatore uscente De Luca. E poi utilizzando il linguaggio politico. “Le scissioni sono degli altri, noi siamo qui tutti insieme e ripartiamo per altri dieci anni che saranno dieci anni di governo”, puntualizza Luigi Di Maio, nell’intervento conclusivo di Italia 5 stelle a Fuorigrotta. Il capo politico del M5s ha poi aggiunto che “saremo sempre l’ago della bilancia di ogni governo, il Movimento sarà al centro della politica e deciderà la linea da portare avanti”. Però “non restiamo al governo perché costretti – ha spiegato-  ma finché si possono fare le cose con i voti. Quando i voti in Parlamento non ci sono più possiamo anche andare a votare, c’è una legge elettorale operativa. Per carità, la legge elettorale va toccata” dopo la riforma sul taglio dei parlamentari “ma non deve essere uno strumento per restare obbligatoriamente al governo”. Di Maio ha parlato anche del problema dell’evasione. “Sul carcere ai grandi evasori, vedrete che diranno che vogliamo mandarli tutti in galera. Quando qualcosa non va bene utilizzano sempre lo strumento del terrorizzare: ma se uno ha emesso fatture false per oltre 100mila euro do una multa di 40-50 mila euro lui sta sempre in attivo, se evade per un milione di euro ancora di più. Non si dica che è una misura contro i commercianti: possiamo colpire i grandi evasori con due modi, il primo è la galera il secondo è la confisca, ‘ovvero mi prendo ciò che hai preso”.

 

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