Febbre e vitamina D

La febbre è una reazione naturale dell’organismo che aumentando la temperatura corporea potenzia l’efficienza del sistema immunitario nel risolvere aggressioni microbiche e agenti tossici. La febbre è causata dalla liberazione di alcune proteine prodotte dai macrofagi (IL-1) che eccitati dagli stimoli estranei all’organismo (infezioni, tossine, proteine estranee), stimolano la secrezione di prostaglandine,  ovvero proteine che ordinano ad ipofisi e tiroide di orchestrare con i loro ormoni la produzione di calore. Chiariamo che il solo aumento di 1 °C di temperatura corporea aumenta del 600% la potenza del sistema immunitario,  e  un sistema immunitario più efficiente si traduce in una più veloce eliminazione delle tossine, dei virus e microrganismi patogeni. Inoltre la febbre ostacola la proliferazione di batteri e virus che non possono sopravvivere alle temperature di 38-39°C. Il nostro organismo infatti produce la febbre non solo come risposta ai virus ma anche per ripulirsi dalle tossine accumulate, in seguito ad una alimentazione errata, metalli pesanti nell’organismo, sedentarietà, eccesso di scorie acide e muco. La febbre riduce il rischio di cancro e malattie degenerative, ma ciò non accade se si reprime la febbre con farmaci antipiretici. Diversi studi hanno indagato la relazione febbre-tumore. Uno di questi ha preso in considerazione 603 pazienti affetti da melanoma e li ha comparati con 627 persone sane. I ricercatori hanno verificato che esisteva una relazione inversa tra tumore e febbre. Infatti, il rischio di melanoma si riduceva del 40% tra coloro che avevano avuto tre o più infezioni accompagnate da una febbre che superava i 38.5°C. Oggi appena c’è un accenno di febbre molte persone ricorrono ai farmaci antipiretici. I più usati sono l’acido acetilsalicilico, meglio conosciuto con il suo nome commerciale Aspirina e il paracetamolo, principio attivo della Tachipirina, dello Zerinol e dell’Efferalgan e l’ibuprofene.  Questi farmaci possono avere effetti collaterali anche gravi ma oltre ai danni dei farmaci  ci sono gli effetti dell’interruzione del processo naturale della febbre. Già uno studio del 2001 ha chiarito che abbassare la febbre per andare a lavorare in ufficio o per riuscire a mantenere un appuntamento è una scelta antifisiologica che allunga i tempi di guarigione. Si è dimostrato che la durata della malattia è strettamente legata alla quantità di farmaci utilizzati. Quanta più aspirina o tachipirina si inghiotte tanto più a lungo dura la malattia. La vitamina D ha un’azione preventiva e curativa grazie alla sua azione diretta sul sistema immunitario. Infatti è stato dimostrato che le cellule B, T e gli antigeni degli anticorpi hanno i recettori per la vitamina D. Bassi livelli di vitamina D sono associati ad un basso rischio di infezioni e influenza come afferma uno studio del 2011 pubblicato sul ‘Journal of Investigative Medicine’. Una dose per adulti è di 10.000UI al giorno mentre nei bambini è di 2.000-4.000 UI al giorno. L’ideale è assumerla tutto l’anno facendo controllare i propri valori ematici che devono essere nel range 30-100 ng/ml.  Il magnesio migliora l’assorbimento della vitamina D, partecipa a più di 300 reazioni enzimatiche e sostiene la flora probiotica intestinale che è strettamente collegata al sistema immunitario. Infatti il 70% del sistema immunitario risiede nell’intestino. E’ stato osservato che tolto il paracetamolo, e somministrata Vit D i bambini guariscono sempre e non si ripresentano le bronchiti o le tracheiti o le faringiti. I farmaci antipiretici, se proprio si sceglie di usarli, dovrebbero essere somministrati solo quando la febbre diventa molto alta (sopra i 39°C negli adulti e i 38,5 °C nei bambini) ed entro il dosaggio consigliato dal proprio medico.

Moreno Manzi

 

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