In attesa della decisione della Corte di appello dell’Aquila, che dovrà esprimersi entro il 15 maggio sul ricongiungimento della “famiglia del bosco” una nuova tegola si abbatte su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, Diversi organi di stampa questa mattina danno la notizia di una bozza di perizia che sarebbe stata depositata della dottoressa Susanna Ceccoli, nominata dal tribunale per i minorenni dell’Aquila nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio sulla famiglia del bosco di Palmoli (Chieti). La perita avrebbe messo nero su bianco il suo parere: “incapacità genitoriale” e nel documento di 196 pagine la conclusione sarebbe che Catherine e Nathan, almeno al momento, non sono in grado di fare il mestiere di madre e di padre. Una relazione non definitiva sulla strada del ricongiungimento famigliare tra la coppia anglo-australiana e i loro tre figli minorenni, che dallo scorso 20 novembre vivono in una struttura protetta di Vasto. Sulla perizia ora i consulenti di parte della famiglia potranno controbattere.
Un mese per redigere la relazione definitiva
Secondo quanto riportato dal quotidiano abruzzese “Il Centro”, Ceccoli avrà un altro mese per la relazione definitiva e “l’ipotesi più probabile è che venga avviato un percorso – impossibile dire quanto lungo – finalizzato al ricongiungimento. L’unica strada alternativa sarebbe la decadenza della responsabilità genitoriale e, dunque, la dichiarazione di adottabilità dei tre piccoli”.
Come detto il 15 maggio il giudice dovrà dare il suo parere sulla richiesta di ricongiungimento avanzata dai Trevallion, contro la decisione con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, il 6 marzo, ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura dove si trovano, ormai da cinque mesi, i tre bambini. Un’udienza a trattazione scritta, come disciplinato dalla riforma Cartabia per alcuni casi nel processo civile.
Catherine e Nathan non riavranno in affidamento i tre figli. Almeno non a breve. La psichiatra Simona Ceccoli, la perita nominata dal tribunale per i minorenni dell’Aquila nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio sul caso, ha certificato che i due australiani non sono in grado di fare i genitori, non come la legge italiana impone. Lo riporta Il Centro. La psichiatra parla di «capacità genitoriali inadeguate» lasciando aperta la possibilità di una revisione in futuro. Ma chissà quando.
Non basterà dunque la nuova casa messa a disposizione dei Trevallion dal Comune di Palmoli per permettergli di riabbracciarli. Ora si attendono le osservazioni dei consulenti di parte nominati dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, che hanno trenta giorni per contestare il parere. Poi, a disposizione di Ceccoli, un altro mese per la risposta.
Il vice premier Salvini aveva parlato così dopo l’incontro con i due genitori a Palmoli: «Stiamo approvando una legge, valida per il futuro, certo, che prevede che non ci sia una sola persona che fa scelte impegnative come queste, ma ci sarà un team di esperti. Però, intanto, questi tre bimbi stasera dormono lontani da casa e della legge a loro interessa poco. Quindi speriamo che maggio sia il mese giusto».
Ai cronisti che gli facevano notare che i tempi per la famiglia di Palmoli ‘sembrano allungarsi’, Salvini ha risposto «per me già una settimana era troppo, cinque mesi è fuori dal mondo». «Ho detto loro che, pur essendo vicepresidente del Consiglio dei ministri, posso arrivare fino a un certo punto perché poi c’è l’autonomia della giustizia, degli assistenti sociali. Ho garantito loro che la maggior parte degli italiani li sostiene» ha aggiunto Salvini riferendo ai giornalisti della conversazione di circa un’ora avuta con Catherine e Nathan, che ha incontrato oggi pomeriggio nel loro casolare. «I gemelli non hanno festeggiato a casa il compleanno, che era a marzo, la bimba lo festeggia a luglio, siamo a fine aprile: anche basta!» ha detto poi Salvini parlando del tempo trascorso dai tre figli della coppia lontano da casa e, dal 6 marzo, anche dalla madre, allontanata dalla struttura protetta di Vasto dove i tre figli si trovano ormai da oltre cinque mesi, come disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
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