Che il caso della famiglia del bosco sia ormai una questione politica, è palese da mesi: ma lo scontro tra politica e magistratura che aveva caratterizzato il dibattito a cavallo del referendum di qualche settimana fa, vede un altro capitolo. La decisione del Ministero della Giustizia di inviare gli ispettori per valutare il lavoro dei giudici dell’Aquila nel caso di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham ha infatti indispettito non poco gli stessi magistrati.
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Famiglia del bosco, è scontro
A questi ultimi, che lamentavano un’ingerenza nell’autonomia del proprio lavoro, ha risposto duramente la Lega e il ministro Matteo Salvini. «Preoccupati per il ‘lavoro’ dei loro colleghi magistrati, non per la salute di quei tre bambini strappati da mesi all’amore di mamma e papà. Vergognatevi!», si legge sul profilo X ufficiale del Carroccio.
La lettera del Tribunale
Ad aprire l’ennesimo scontro dialettico la presidente del Tribunale dell’Aquila, Nicoletta Orlandi, che aveva scritto al Csm ponendo con urgenza un quesito in merito al procedimento sulla famiglia del bosco: in sintesi, Orlandi chiede al Consiglio se la tipologia di ispezione, da parte dei tecnici del ministero, sia legittima oppure eccessivamente invasiva o potenzialmente dannosa ai fini dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici. Secondo la presidente, gli ispettori avrebbero chiesto di monitorare l’andamento del procedimento e il contenuto dei successivi provvedimenti dei magistrati sulla vicenda, richiedendo l’eventuale acquisizione di atti istruttori.
L’ira dell’Anm
Sulla vicenda è intervenuta anche la Giunta esecutiva centrale dell’Anm: «Esprimiamo la nostra preoccupazione per le modalità con cui sta proseguendo l’ispezione del ministero della Giustizia presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila», fanno sapere, aggiungendo che «si tratta di profili che meritano attenta verifica nelle sedi competenti, ma che impongono già ora di ribadire un principio: l’indipendenza della giurisdizione costituisce garanzia di tutti i cittadini e non può essere esposta a forme, anche solo potenziali, di interferenza».
La giunta, si legge ancora, auspica «un tempestivo chiarimento da parte del Consiglio superiore della magistratura già investito della questione». Per l’Anm «desta perplessità, in particolare, che l’attività ispettiva si sia estesa, secondo quanto emerge, anche allo sviluppo di un procedimento ancora in corso, con possibili ricadute sui delicati equilibri tra controllo amministrativo e funzione giurisdizionale». «Siamo al fianco dei colleghi del Tribunale per i minorenni di L’Aquila chiamati a operare in un contesto particolarmente delicato», conclude la Giunta.
Rossi: «Inchiesta discutibile»
Sulla vicenda è intervenuto anche Nello Rossi, direttore di Questione Giustizia, la storica rivista di Magistratura democratica, nell’editoriale dedicato al caso della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’. «L’inchiesta ministeriale è estremamente discutibile perché sembra investire il merito di una decisione giudiziaria». «L’inchiesta amministrativa non riguarda ‘uffici’ ma ‘persone’, ed è finalizzata ad accertare fatti o comportamenti tenuti dai magistrati che possono avere una valenza disciplinare o risultare rilevanti sul piano dell’incompatibilità ambientale o funzionale prevista dall’art. 2 della legge delle guarentigie».
«È appunto questo il tipo di inchiesta che – prosegue Rossi – è stata di recente promossa dal ministro della Giustizia che, per marcare la sua presenza nel notissimo caso della ‘famiglia nel bosco’, il 10 marzo di quest’anno ha inviato gli ispettori presso il Tribunale dei minori dell’Aquila. Compito degli ispettori: verificare la correttezza dell’operato dei giudici titolari del procedimento con riguardo all’ordinanza del 6 marzo, con la quale i minori erano stati allontanati dalla madre, che ‘sarebbe stata adottata in carenza dei presupposti normativi e trasmodando dai limiti consentiti, per non essersi tenuto conto dei danni piscologici ai minori’», rileva Rossi.
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