Eurogruppo: Nord contro Sud. Intesa lontana, tutto rinviato a domani

“Quasi l’alba”. Sono circa le sei del mattino e si vede un pc collegato per seguire la riunione fiume dell’Eurogruppo che dovrebbe dare la risposta economica dell’Ue deve dare all’epidemia coronavirus. Il tweet è del commissario per l’Economia Paolo Gentiloni e spiega bene cosa stia succedendo nel summit tra i ministri dell’economia della zona euro. Stallo. Non si riesce a lavorare ad un documento condiviso. Tanto che il summit viene rinviato a domani. Le posizioni in campo sembrano essere ancora troppo distinte e distanti. I Paesi del nord vogliono l’applicazione del Mes e quelli del sud gli Eurobond: si cerca addolcire queste proposte per farle ‘digerire’ a tutti, ma evidentemente si tratta anche sulle virgole del documento finale. Il premier Giuseppe Conte ha detto chiaramente alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen la sua posizione: “L’Italia non accetterà compromessi a ribasso”. Insomma niente Mes ma la nottata porta consiglio.

Di sicuro è la maratona negoziale più difficile dai tempi della crisi dell’euro proprio perché all’Eurogruppo si arriva divisi su come dare una risposta comune e adeguata allo shock economico da pandemia. Il presidente  Mario Centeno l’ha definito “il pacchetto economico più ambizioso di sempre”, e nonostante il suo ruolo super partes, sembra che stia aiutando i Paesi del Sud e fare entrare nelle conclusioni un riferimento alla proposta francese sugli Eurobond, cioè il Recovery fund. “Lavoriamo duro per arrivare ad un accordo”, fa sapere fino a il portavoce di Centeno sfidando in qualche modo i no di Germania e Olanda

Ma perché il pacchetto passi, deve esserci tutto. L’obiettivo sarebbe riuscire ad approvare un testo che contenga una formulazione accettabile di Mes e una di Eurobond, e passare rapidamente la palla ai leader. L’Eurogruppo è un tavolo tecnico e non può prendersi la responsabilità di decidere su un tema politico: può solo formulare proposte al vertice Ue, che si riunirà dopo Pasqua. Il pacchetto che i ministri hanno preso in esame comprende tre punti. Il primo è il sostegno ai Paesi, attraverso l’utilizzo di un Mes alleggerito delle sue condizionalità più rigide e in grado di dare crediti per 240 miliardi di euro. Ogni Paese potrebbe prendere in prestito fino al 2% del proprio Pil, e per l’Italia sarebbero circa 35 miliardi. Il secondo punto è il sostegno ai lavoratori, con un meccanismo da 100 miliardi per aiutare la cassa integrazione dei 27 Paesi Ue. Il terzo è il sostegno alle imprese, con la Bei che entra in campo per far arrivare 200 miliardi alle Pmi. In tutto sono 500 miliardi, appena un terzo dello stimolo necessario a far ripartire l’economia europea secondo i calcoli della Commissione Ue.

Ma questo pacchetto non può funzionare non solo perché l’Italia si oppone all’utilizzo del Mes, ma anche perché non c’è un chiaro riferimento agli Eurobond. La Francia l’ha detto con fermezza alla vigilia della riunione: se la sua idea di Eurobond, cioè un fondo temporaneo di solidarietà, non sarà sostenuto dall’Eurogruppo fin da subito, non darà il suo via libera al Mes. Ma si continua a trattare.

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