Eurogruppo apre al dialogo, ma la manovra va modificata

L’Ue rinvia per ora la resa dei conti e vira su una tregua momentanea, puntando a un ‘dialogo’ dell’ultima chance con la speranza che l’Italia, per usare l’espressione utilizzata dal ministro delle finanze francese Bruno Le Maire, ‘afferri la mano’ tesale dalla Commissione Ue e comunque modifichi la sua manovra. Le aspettative su questo punto sono cristalline: Bruxelles, ha avvertito il commissario Pierre Moscovici, si aspetta un bilancio nuovo e rivisto entro il 13 novembre.

E anche l’Eurogruppo, che lo ha sottolineato nero su bianco in una dichiarazione in cui invita ugualmente a un ‘dialogo aperto e costruttivo’. Un atteggiamento che cerca una sintonia con quello portato all’Eurogruppo dal ministro Tria per arrivare a una soluzione accettabile per tutti che resti nell’alveo delle procedure europee. ‘Non c’è né scontro né compromesso con l’Ue, ha detto Tria, ma la manovra non cambia, stiamo discutendo. L’Italia infatti, è il messaggio, non vuole rompere con l’Ue né ritiene di essere una minaccia per l’eurozona, però allo stesso tempo non intende modificare la sua manovra e vorrebbe vedersi riconoscere un’ ‘eccezione’ nell’ambito delle regole esistenti.

‘La manovra non cambia, stiamo discutendo. Dobbiamo rispondere alla Commissione entro il 13. Ho illustrato la manovra, i dati e la strategia. L’Eurogruppo ha preso atto. Il dialogo sarà con la Commissione che è il nostro interlocutore in questa fase. Noi risponderemo alla Commissione entro i termini prestabiliti’, ha affermato Tria: ‘Speriamo che il nostro spread possa scendere quando verrà compresa la nostra strategia, e questo forse accadrà dopo il nostro dialogo con i partner europei.

‘La palla ora è nel campo italiano che deve sottomettere entro il 13 novembre un progetto di bilancio rivisto, ci spero davvero e restiamo disponibili per proseguire il dibattito. E lo auspico perché è assolutamente necesario per andare avanti’, afferma il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici al termine dell’Eurogruppo sul nodo della manovra dell’Italia: ‘L’Italia resta un grande democrazia, fino a prova contraria, dove la democrazia liberale è rispettata, compreso il principio di contraddittorio, che Salvini e Di Maio siano vicepremier sono scelte degli italiani e io li rispetto pienamente nelle loro funzioni. Nella riunione il caso Italia è stato affrontato e la discussione è finita con l’accordo a tentare un’intesa per una soluzione ragionevole tra Italia e Commissione europea. Ma intesa su che cosa? Dalle parole delle fonti del Mef si è capito che il governo continua a difendere la manovra così com’è, ma viene mandato un messaggio preciso: l’Italia rispetta la procedura legittima usata nella Ue per gestire situazioni di questo tipo, cioè la deviazione dagli impegni di bilancio e la violazione del patto di stabilità. Ufficialmente la ricerca di un compromesso nella visione della Commissione e dell’Eurogruppo è per rendere la legge di bilancio 2019 compatibile con il patto di stabilità. Ma ciò implica almeno un aggiustamento strutturale.  Questo però richiede un deficit/pil nominale più basso del 2,4%. Ma se il governo non cambia questa cifra su che cosa si discuterà? Questo è il punto. E’ vero che le alluvioni di questi giorni potrebbero offrire uno spiraglio in più per assicurare qualche margine di flessibilità, a quanto risulta la Commissione sarebbe pronta a ragionarci. Se non si troverà comunque una soluzione la strada alla procedura europea sarà aperta. Il riferimento delle fonti Mef al modo in cui la Ue gestisce casi come questo potrebbe essere una seria una pista di lavoro in caso di mancato accordo sui saldi di bilancio. Se il fatidico 2,4% di deficit/pil nominale, da cui tutto discende, se la flessibilità per le alluvioni o quant’altro non fosse sufficiente a colmare le distanze, sul tavolo resterebbe, appunto, la procedura per deficit eccessivo per mancato rispetto della regola di riduzione del debito, in tutta la sua concretezza. Cioè le condizioni in cui questa sarà affrontata. Dunque, modi, tempi, contenuti: gli effetti concreti della procedura per deficit eccessivo in termini di sforzi necessari all’Italia per rimettersi in regola. Si tratterebbe di trovare il modo per renderli gestibili, accettabili, per tutti. Si vedrà se questo è lo scenario giusto’.

La doppia scadenza resta quindi quella del 13 e 21 novembre, quando a parlare per prima sarà la risposta dell’Italia alla Commissione, e dopo la nuova valutazione di Bruxelles e il suo rapporto rivisto sul debito italiano. Per questo si va verso un vertice di governo mercoledì a Roma con il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio per studiare la risposta da inviare a Bruxelles.

 ‘Dialogo, dialogo, dialogo’, è il mantra ripetuto all’Eurogruppo sia dal commissario Moscovici che dai colleghi europei, inclusi i ‘falchi’ di Olanda e Germania. Se l’Eurogruppo non adotterà nessuna decisione per oggi, però il monito inviato a Roma è chiaro: sì a una discussione, ma l’Italia deve far rientrare la sua manovra nelle regole Ue cooperando con la Commissione, che tutti i 18 sostengono.

 

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