Bocciati dal popolo, ecco i nomi degli esclusi eccellenti

Elezioni sconvolgenti o travolgenti. Da un lato il flop di molte formazioni politiche, storiche e meno storiche, travolte dal ciclone del M5S. Dall’altro gli esclusi che fanno notizia, tra cui molti nomi e volti noti alla nostra web tv. Chi saranno gli assenti all’appello della prossima legislatura?

Solo in Campania tra gli esclusi eccellenti, ci sono il vice governatore regionale Giuseppe De Mita (Udc), la schermitrice Valentina Vezzali (Monti), l’assessore regionale agli Enti locali, Pasquale Sommese (Udc), Anna Maria Carloni (Pd), l’ex assessore regionale, Teresa Armato (Pd), l’ex finiano Giuseppe Consolo e l’ex presidente della Provincia di Napoli, Dino Di Palma. Non torneranno a Roma anche i deputati uscenti Nicola Formichella e Amedeo Laboccetta e l’ex senatore Alfonso Andria.

L’elenco è lungo e largo quanto lo stivale italiano. Dalla Campania si passa al Piemonte con l’esempio del veterano torinese Osvaldo Napoli, presunto rinunciatario del Pdl, poi ricandidato ma in posizione a rischio. E, oggi, a ragion veduta.

Al Senato, si salva nell’Udc Pierferdinando Casini, capolista in ben 5 regioni con Scelta Civica: il gruppo montiano infatti raccoglie 18 seggi, tra cui non ci sono però il suo collaboratore Roberto Rao e neppure il giornalista Mario Sechi, ex direttore del Tempo.

A casa il presidente della Camera uscente, Gianfranco Fini, che si era presentato con il Fli, lontano dalla soglia minima del 2%, necessaria ad ottenere dei seggi per i partiti facenti parte di una coalizione. Non sarà possibile il recupero come miglior perdente sotto alla soglia di sbarramento perché nello stesso raggruppamento l’Udc ha ottenuto per la Camera solo l’1,78% . Insieme a Fini, anche il suo amico bolognese Enzo Raisi. E ancora Italo Bocchino, Fabio Granata e l’ex deputata Pdl Giulia Bongiorno, candidata montiana al Senato.

Il ripescaggio è ancora possibile, ma per ora rimangono lontani dal Parlamento, traditi dal popolo dei cattolici, anche i capolista Paola Binetti, Lorenzo Cesa, il professore Rocco Buttiglione e l’ex ministro dell’agricoltura Mario Catania, oltre a Giuseppe De Mita, Ferdinando Adornato e Marco Calgaro.

Franco Marini, ex presidente del Senato, ex segretario della Cisl, tra i fondatori del Pd, che era candidato in Abruzzo, resta escluso da Palazzo Madama. Anche Giorgio Gori e l’attivista del Pd Anna Paola Concia non entrano in Senato.

L’Italia dunque s’è desta, ma non con Fratelli d’Italia, che lascia a casa il “gigante buono” Guido Crosetto e Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, candidato con Fratelli d’Italia al Senato in Sardegna. Usufruiscono della clausola del “miglior perdente” i Fratelli d’Italia (1,95%, terzo partito della coalizione), quindi Giorgia Meloni e Ignazio La Russa rientrano.

Stessa situazione, nel centrosinistra, per il Centro Democratico: beneficiano di sei seggi ed entrano con Nello Formisano e Pino Pisicchio, anche Bruno Tabacci e Massimo Donadi. Resta fuori l’ex ministro Giovanni Maria Flick.

Si salva anche Giulio Tremonti, capolista quasi ovunque con la Lega (che passa solo in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto). E da Cantù ritorna a Roma anche il deputato Nicola Molteni.

Sel entra in Senato soltanto in due regioni superando il 4% necessario ai partiti facenti parte di coalizioni, Puglia in casa di Vendola e in Basilicata, ma fa parte della coalizione vincitrice solo nella seconda di queste regioni.

Fuori dai giochi Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, che presentandosi da sola doveva alla Camera doveva raggiunge il 4% ma si è fermata al 2,24%: esclusi, quindi, oltre allo stesso Ingroia, l’ex grillino Giovanni Favia, Ilaria Cucchi e un nome di peso come Antonio Di Pietro.

Fuori anche Francesco Storace (La Destra), Raffaele Lombardo (Movimento per le Autonomie), il Mir di Gianpiero Samorì, Forza Nuova di Roberto Fiore. Mentre ancora peggio è andata alla Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli (0,13%) e a Magdi Allam che con la lista Io Amo l’Italia ha raccolto lo 0,12% e circa 42mila voti. E con l’affezionato parlamentare campano Marco Pugliese, è fuori dal Parlamento il Grande Sud di Gianfranco Miccichè (che però trova l’exploit al Senato di Gianni Bilardi, eletto in Calabria).

Entrambe le Camere, dopo il clamoroso autogol di Oscar Giannino, restano meta ambita ma non raggiunta dai candidati di Fare per fermare il Declino. In cinque giorni le liste del nuovo presidente Silvia Enrico hanno perso ogni possibilità. Fare, al Senato, si è fermato allo 0,9% e all’1,12 alla Camera.

Non entra in Parlamento nemmeno la Lista amnistia, giustizia e libertà: fuori dunque Giacinto Pannella ed Emma Bonino.

 

Sa.Ia.

 

 

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