Enel punta su rinnovabili e tlc

La nomina a metà 2014 dell’amministratore delegato, l’ex numero uno di Enel Gp Francesco Starace, era stato letto come un indizio rilevante. E oggi arriva la prova che l’Enel ha definitivamente scelto di cambiare la sua veste industriale con  rinnovabili e telecomunicazioni, per andare oltre il core business elettrico, e ricambio generazionale, con un giovane assunto ogni due prepensionamenti. Ci saranno 9.200 pensionati, di cui 6 mila in Italia ma anche 4.500 assunzioni, di cui 2 mila in Italia. Il piano strategico 2016-19, presentato a Londra, segna un cambio di passo che si traduce anche in obiettivi ambiziosi sul piano finanziario. Enel punta a un utile netto ordinario di circa 3 miliardi nel 2015, di 3,1 mld nel 2016 e di 3,4 mld nel 2017. Il nuovo piano continua a focalizzarsi sull’aumento della redditività per gli azionisti, facendo leva sulla presenza globale del gruppo, sulla sua leadership in tutte le tecnologie e sulla diversificazione delle linee di business e delle geografie. Vengono aggiornati anche gli obiettivi di efficienza, puntando a risparmi di 1,8 miliardi di euro nel corso del periodo 2014-2019, con una riduzione dei costi operativi di 1 miliardo di euro e una riduzione degli investimenti in manutenzione per 800 milioni di euro, facendo leva sulla presenza globale e la flessibilità del business. Nel piano c’è anche la riduzione dei tempi necessari alla creazione di ebitda ed aumento di 2,7 mld di euro degli investimenti per la crescita per sostenere la crescita industriale, con l’obiettivo di generare un incremento complessivo dell’ebitda di crescita da 6,7 a 7,2 miliardi di euro nel corso del periodo 2015-2019. In questo scenario,viene confermata la politica dei dividendi: pagamento di un dividendo minimo per azione pari a 0,16 euro per il 2015 e pari a 0,18 euro per il 2016; nel 2018 previsto payout del 65%. Sul piano industriale, diventa centrale il ‘riassorbimento’ di Enel Green Power. E’ uno dei motori dello sviluppo di Enel, motivo per cui sarà al centro del nostro modello integrato di business. La piena integrazione di Egp nel Gruppo Enel ci permetterà di accelerare sia la crescita di Egp sia quella delle altre linee di business, spiega Starace. Un’operazione che comporta anche una leggera diluizione per la quota controllata dal Tesoro. Dopo l’integrazione la partecipazione del ministero dell’Economia, unico azionista con partecipazioni superiori al 2% del capitale sociale, scenderà al 23,569% dal 25,5% attuale, quota già ridotta dopo il collocamento del 5,74% effettuato nel febbraio scorso. Altrettanto rilevante l’impegno nel settore tlc. Lo sviluppo della banda larga in Italia rappresenta un’opportunità chiave, scandisce l’amministratore delegato, sottolineando che l’Italia è indietro nello sviluppo della banda larga e ricordando che il Governo ha fissato obiettivi ambiziosi da raggiungere su questo tema entro il 2020. Enel, rileva Starace, ha un vantaggio per lo sviluppo della fibra ottica” e, ricorda, “recentemente ha deciso la costituzione di una Newco per sostenere questo sviluppo. Una Newco aperta a tutte le parti interessate. Parole a cui si accompagna un messaggio chiaro a Telecom. Noi intendiamo proseguire su questa strada. Spetta a loro decidere se lo vogliono fare con noi o senza di noi. E’ una loro scelta. Noi comunque lo faremo. L’operazione, rivendica l’Ad, comporta vantaggi in termini di costi tali che non vediamo alcun concorrente in grado di raggiungere il nostro potenziale di connessione. Questa iniziativa dell’Enel “porterà vantaggio agli azionisti del gruppo in termine di remunerazione. Questa esperienza, aggiunge Starace, potrebbe essere trasferita in altri paesi.

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