Elly Schlein tra vittoria alle elezioni e strategia vincente con i dazi trumpiani

“Abbiamo vinto le elezioni a Genova, ad Assisi, a Ravenna, a Taranto, le abbiamo vinte in Emilia Romagna e in Umbria, le abbiamo perse per 8mila voti in Liguria. Sarebbe interessante fare un raffronto europeo, dalla Francia, di quanti partiti che due anni fa perso le elezioni e si trovavano purtroppo al loro minimo storico nei sondaggi, a proposito di sondaggi, al 14% e nel giro di due anni hanno potuto mettere un +10% e fare di voti veri il 24% alle europee. Se guardiamo i risultati di amministrative e regionali posso dire che in tutte regioni dove si è presentato il Partito democratico in questi ultimi due anni, dove abbiamo vinto e dove abbiamo perso, c’è stato un aumento medio dell’8%. Io non so quante altre forze politiche in Europa abbiano avuto questi dati, ma devo dire che noi siamo molto soddisfatti del lavoro che stiamo facendo. Il partito, grazie alla nostra proposta rinnovata, credibile, sta funzionando, i risultati lo dicono. I sondaggi li lasciamo festeggiare gli altri. Però avremo presto altre occasioni per dimostravi che quando tratta di andare a convincere i cittadini siamo competitivi e molto spesso vinciamo” così la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

«Ci aspettiamo ora una presa di posizione netta e forte da parte del governo e di Giorgia Meloni perché per le loro amicizie politiche non possono dannegggiare l’interesse nazionale ed europeo»: così la segretaria del Pd Elly Schlein a margine della Conferenza nazionale sulle politiche industriali organizzata dal partito a Roma. «L’impatto di dazi al 30% sarebbe devastante per l’economia italiana ed europea. Io spero che da qui al 1 agosto ci sia tempo e spazio per rafforzare il negoziato europeo e si arrivi ad un accordo che sventi una guerra commerciale. È una follia autarchica quella che sta portando avanti Donald Trump per ragioni puramente ideologiche» ha ribadito la leader dem, ricordando: «Dall’inizio abbiamo detto che l’Europa doveva essere pronta a negoziare compatta e pronta a colpire dove fa più male, e cioè gli interessi delle big tech americane, big tech di cui Trump è il lobbista. L’abbiamo visto anche quando ha costretto altri governi a togliere dalla tassa minima globale proprio contro le big tech americane. L’Europa deve essere unita e compatta, sarebbe deleterio avviare una strategia di negoziazioni bilaterali». Eventuali misure di compensazione? «La prima strategia è evitare i dazi e se non sarà possibile essere pronti ad una reazione forte europea che vada a toccare dove fa più male a Donald Trump. Si può fare subito un piano come quello di Sanchez da 30 miliardi di risorse nuove. Meloni ha annunciato un piano da 20 miliardi di cui nemmeno un euro era nuovo ma risorse di fondi già stanziati». 

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