Elly Schlein e Conte alla ricerca dei voti perduti

Conte dovrebbe iniziare a preoccuparsi, perché a Venezia è successa una cosa molto interessante: secondo i flussi elettorali, un elettore M5S su due delle europee 2024 ha votato Venturini, il candidato sindaco del centrodestra. Uno su due.
Cioè, mentre Conte parla di campo largo, di alternativa, di fronte progressista, di battaglia contro Meloni, metà dei suoi elettori prende la scheda e vota il candidato del centrodestra.
Capite il problema?
A Venezia il campo largo c’era. C’era il Partito Democratico, c’era il Movimento 5 Stelle, c’erano le sinistre, c’erano i riformisti, c’erano le civiche. Eppure hanno perso.
Allora forse il punto è questo: il centrodestra è una coalizione, il centrosinistra è un esperimento.
Il centrodestra ha una storia, un’identità, un blocco sociale, un elettorato riconoscibile. Ha cambiato leader, ha cambiato partiti, ha cambiato pesi interni, ma è rimasto unito intorno a un’idea di fondo.
Dall’altra parte, invece, ogni volta provano a inventarsi un nome nuovo: campo largo, campo giusto, coalizione alternativa, fronte democratico.
Ma se poi metà degli elettori grillini vota il candidato del centrodestra, il problema non è il nome. Il problema è che non vi segue più nessuno.
Elly Schlein ha incontrato Pedro Sánchez, il grande mito della sinistra europea.
Solo che Sánchez non era esattamente venuto a Roma per lei. Era venuto per il Vaticano, per la FAO, per i suoi dossier internazionali. Giorgia Meloni non lo ha incontrato, e allora Sánchez ha trovato un po’ di tempo per vedere Schlein.
Foto, sorrisi, pacca sulla spalla, comunicato del PD: “Abbiamo incontrato il grande leader socialista europeo”. Benissimo.
Poi però Sánchez va alla FAO. E che fa?
Sostiene lo spagnolo contro Maurizio Martina, ex segretario del Partito Democratico, candidato italiano alla guida della FAO e sostenuto dal Governo Meloni.
Immagine di Perché il governo ha deciso di candidare Martina alla direzione della Fao. Ci scrive il ministro Lollobrigida
In molti si chiedono perché il governo Meloni abbia scelto di candidare Maurizio Martina alla direzione generale della Fao.
In Italia, in un clima da campagna elettorale permanente, sembra un’anomalia scegliere una persona competente a rappresentare la Nazione, la nostra Italia, in un ruolo prestigioso e importante come la direzione della Food and agricoltural organization.

Maurizio è stato ministro dell’Agricoltura per 4 anni e ha esperienza e conoscenza di un settore strategico ed essenziale per assicurare la sicurezza alimentare.
È stato Vicedirettore aggiunto per tre anni in Fao e per altri tre Vicedirettore vicario, ruolo al quale è stato sostenuto e candidato proprio dal nostro Governo. Abbiamo collaborato durante questi tre anni su temi concreti senza pregiudizi di alcun tipo. In altre parole, Maurizio Martina è il candidato giusto a ricoprire quel ruolo.
Ci saranno probabilmente altri candidati europei con i quali ci dovremo confrontare, e lavoreremo per trovare l’unità sulla sua candidatura perché l’Europa a sua volta dovrà fare i conti con i candidati di altri continenti.
Non c’è un direttore della Fao europeo da 50 anni e mai un italiano ha ottenuto questo ruolo in 80 anni di storia dell’organizzazione. L’Italia merita questo ruolo di primo piano per quello che può dare al mondo e per le capacità del candidato.
Molti a sinistra sono restati perplessi immaginando forse che dietro questa scelta si celi chissà quale accordo di palazzo. Mi permetto di dire loro: riflettete su questo modo di guardare le cose e se un giorno doveste tornare a governare provate anche voi a scegliere sempre quello che conviene alla Patria
Cioè, proviamo a riassumere.
Schlein incontra il suo grande modello europeo. Il suo grande modello europeo le fa la cortesia della foto. E subito dopo va a sostenere un candidato spagnolo contro un candidato italiano del PD.
È fantastico.
Sánchez almeno fa il premier spagnolo: difende la Spagna.
Il Governo italiano fa il Governo italiano: sostiene un italiano, anche se è un ex segretario del PD.
La sinistra italiana, invece, cosa fa?
Si emoziona per la foto con Sánchez mentre Sánchez lavora contro la candidatura italiana.
Questo è il punto. Loro parlano di Europa, di progressismo, di campo internazionale, di grandi alleanze socialiste. Poi però, quando si tratta di contare davvero, non contano nulla.
E se questa è la sinistra che dovrebbe rappresentare l’Italia, il rischio è chiaro: tornare a essere quelli che chiedono il permesso, fanno i comunicati e poi guardano gli altri decidere.

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