Elezioni, via alle candidature: parte la raccolta firme

Adesso che la rottura dell’accordo tra Carlo Calenda ed Enrico Letta ha sparigliato le carte del centrosinistra sul tavolo del voto del 25 settembre, può partire la corsa per la presentazione dei simboli e delle liste dei candidati. E a dover stringere i tempi per raccogliere le firme necessarie a partecipare alla competizione elettorale c’è proprio il partito dall’ex ministro, Azione.

Dopo il divorzio sempre più probabile con +Europa, come conseguenza del dietrofront sull’alleanza col Pd, e senza un eventuale appoggio a Italia Viva, Carlo Calenda deve raccogliere per il suo partito tutte le 36.750 sottoscrizioni indispensabili per potere concorrere alle urne.

“Noi stiamo raccogliendo le firme e faremo una campagna fatta finalmente solo sulle cose da fare, le cose di buonsenso non sono né di destra né di sinistra. L’Italia è ferma di tantissimi anni, del resto mi interessa poco” ha detto il leader di Azione alla domanda di un possibile accordo con Matteo Renzi per il “terzo polo”.

I partiti che vorranno presentarsi alle elezioni in programma il prossimo 25 settembre dovranno depositare il numero minimo di firme degli elettori previste per legge, autenticate da funzionari pubblici o notai e avvocati.

Prima però, dal 12 al 14 agosto, dovranno essere consegnati al Viminale i rispettivi contrassegni elettorali, cioè i simboli.

Le liste con le candidature dovranno essere depositate tra il 20 e il 21 agosto (con scadenza alle ore 20) presso le cancellerie delle Corti di appello.

Secondo quanto stabilito dal Decreto del presidente della Repubblica 361 del 20 marzo 1957, insieme ai documenti per le liste vanno presentate anche le firme degli “elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale”.

La quota di adesioni è legato al numero di collegi plurinominali definiti nella legge elettorale, una cifra che dopo la riforma costituzionale del 2020 sul numero dei parlamentari è diminuita: prima erano previsti 63 collegi plurinominali alla Camera e 33 al Senato, e per ognuno di essi “almeno 1500 e non più di 2000” firme, sia ad un partito che ad una coalizione

Dopo il referendum il numero dei collegi plurinominali è sceso a 49 alla Camera e a 26 al Senato per un totale di 73.500 sottoscrizioni.

In caso di scioglimento della Camera dei deputati “che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni” come successo in questa legislatura, la legge prevede però che il numero delle sottoscrizioni venga ridotto della metà, quindi 750 firme per ogni collegio plurinominale.

Si arriva dunque alla somma di 56.250 firme (36.750 per la Camera e 19.500 per il Senato), ma considerato che ogni elettore può mettere il proprio autografo sia per Montecitorio sia per Palazzo Madama, la soglia minima per la presentazione delle liste è di 36.750 persone.

Il vincolo della raccolta delle firme per potere correre alle elezioninon vale però per tutti i partiti.

All’articolo 6 bis del decreto Elezioni, varato dal governo il 5 maggio 2022, si prevede che possono presentare le liste senza raccogliere le firme “i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021”.

Nella fattispecie rientrano in questo requisito buona parte delle maggiori forze politiche coinvolte nella prossima tornata elettorale: Pd, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s, Liberi e Uguali, Italia Viva e Coraggio Italia.

L’esonero riguarda però anche chi ha “presentato candidature con proprio contrassegno alle ultime elezioni della Camera dei deputati o alle ultime elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia in almeno due terzi delle circoscrizioni e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato in ragione proporzionale o abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione avendo conseguito, sul piano nazionale, un numero di voti validi superiore all’1 per cento del totale”. È il caso, ad esempio, di +Europa.

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