Luigi Di Maio durante l'incontro organizzato da Utilitalia a Roma in vista delle elezioni politiche 2018 su "Servizi pubblici e nuova politica. Dialoghi con i leader delle forze politiche su Acqua, Ambiente ed Energia", in una foto d'archivio del 14 dicembre 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

Elezioni: Di Maio, io premier o niente governo

“Oggi la nostra ambizione è incidere con più efficacia sulle politiche pubbliche, cosa che dall’opposizione non abbiamo potuto fare al 100 per cento. Andare al governo significa anche che se avremo la maggioranza assoluta governeremo soli; se no, consapevoli di essere la prima forza politica, non lasceremo l’Italia nel caos creato da questa legge elettorale”. Lo ha detto il candidato premier del M5S Luigi Di Maio in un’intervista a La Stampa. Di Maio ribadisce che, in caso di vittoria il 4 marzo, a Palazzo Chigi andrà lui “ma sono importanti le convergenze – spiega – non pretendiamo dal presidente della Repubblica il mandato solo perché siamo la prima forza politica, ma vogliamo creare le condizioni affinché il presidente possa constatare l’esistenza di una maggioranza intorno a un programma di lavori”.

Di Maio spiega che il suo percorso si distinguerebbe da quello fatto da Bersani nel 2013 perchè “è cambiata la configurazione del Parlamento. Allora c’era il premio maggioranza, per cui al Pd serviva solo qualche voto al Senato per far partire il governo, poi ci avrebbe abbandonato. Con questa legge proporzionale, invece, le decisioni si rimettono al centro del Parlamento”.E sulla squadra di governo il leader M5s dice: “Fatemela prima presentare. Vogliamo mettere persone giuste al posto giusto, con competenza e sensibilità per affrontare quel tema. A Palazzo Chigi istituirò anche un ministero senza portafoglio per diritti dei bambini e delle bambine”. Gli altri partiti accetteranno perchè, per Di Maio, non ci sono alternative valide. ” Queste persone o dialogano con noi per un governo, o è complicato trovare il 51 per cento”, spiega.

Di Maio interviene ancxhe sul problema delle liste del M5S. “Sul tema massoneria il vero gap è non poter accedere a un elenco pubblico di nomi. Ma stiamo parlando di tre casi subito messi fuori, a cui farò causa per danno d’immagine”, dice. Mente sulle mancate restituzioni degli stipendi sottolinea che i parlamentari responsabili “sono uscenti che hanno fatto le Parlamentarie: certo, se queste notizie fossero uscite prima, probabilmente non avrebbero scalato le liste. Ma io sono orgoglioso di una forza politica in cui quando qualcuno sbaglia viene messo fuori”.

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