Elezioni del 4 marzo e ‘Ponte sullo Stretto’

 

 

Si ritorna a parlare di ‘Ponte sullo Stretto’ in occasione delle prossime elezioni,   visto in modo bipolare,  tra esaltazione e stroncamento. Ora è  infrastruttura ritenuta di rilevanza europea e transnazionale, parte  di quel Corridoio 1 per creare un asse che da Berlino arriva sino a Palermo. Nulla di nuovo sotto il sole visto che è sempre stato l’argomento base, il filo conduttore che legava il Ponte al futuro, al benessere economico che avrebbe risollevato le città dello Stretto: leggi Messina,  Villa San Giovanni e Reggio Calabria. Città sollevate  da ogni incertezza di tipo economico e sociale.

Un Re Mida, un ‘Ponte d’Oro’. Il Corridoio 1 è quel  Corridoio che dovrebbe percorrere verticalmente l’Italia attraversando il Nord-Est, a partire dal Valico del Brennero, e proseguendo per le regioni tirreniche sino alla Sicilia, con dieci Regioni italiane interessate: Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Il Corridoio attraverserebbe l’Italia per due terzi della sua lunghezza, rappresentando un importante asse di collegamento per il trasporto merci e persone a lunga percorrenza su gomma e su rotaia.

A Messina un grande sponsor del Ponte è stato l’ex direttore della Gazzetta del Sud, l’onorevole Nino Calarco. Per controparte si può citare l’uomo simbolo della lotta contro il Ponte, che tra manifestazioni e salite in solitario sulla Torre ferrata dell’Enel a Capo Peloro, da semplice insegnante di ginnastica è divenuto sindaco di Messina. Ovviamente parlo del ‘Free Tibet’, Renato Accorinti, tra i  i fondatori del movimento ‘No Ponte’. Renato Accorinti contro Pietro Ciucci ad della ‘Stretto di Messina’,  delegata alla costruzione del Ponte. Credo che Accorinti, in cuor suo, abbia eretto una statua d’oro a Ciucci, visto che privo del suo ‘bersaglio preferito’ non sarebbe mai divenuto ‘Sindaco Metropolitano della città di Mesina’. Tant’è!.

Tralascio, per ovvi motivi, l’indice di gradimento che ha riscosso nei confronti dei messinesi nella sua veste di sindaco.

I sostenitori del sì al Ponte parleranno, come detto,  del  Corridoio 1 che costituisce un’opportunità per il Mezzogiorno,   fattore di avvicinamento e integrazione fra le regioni meridionali dell’Italia e quelle dell’Europa settentrionale e centro-orientale, di  prospettiva euromediterranea e bla, bla, bla…

C’è chi pensa, diversamente, che prima del Ponte si debbano realizzare altri interventi, come la modernizzazione ferroviaria ed altro, a partire da interventi migliorativi interni alle città citate.

Chi sostiene questo, per i sostenitori del sì, è in errore, visto che c’è  la disponibilità di investitori internazionali, come ad esempio la China Investement Corporation (Cic), fondo sovrano del governo di Pechino, bla, bla, bla…

La verità è solo nella volontà e nella capacità di investire al Sud  in grandi opere infrastrutturali,  come investimenti in porti, autostrade, reti ferroviarie e collegamenti telematici, politiche fiscali ed energetiche di vantaggio e, in questo  scenario,  il Ponte diviene assolutamente inutile ed inadeguato.

Il primo a ritenere che fosse necessario realizzare il Ponte fu il  leader del Psi Bettino Craxi, nel 1985, che  firmò la convenzione per il Ponte, lanciando l’idea di una grande area metropolitana nello Stretto, frutto della conurbazione tra Messina e Reggio Calabria, nell’ambito di una  visione geopolitica che assegnava al Mezzogiorno d’Italia una funzione diversa che mal si concilia con l’Unione Europea di oggi.

 Ascoltiamo Pietro Navarra, candidato  alla Camera dei Deputati per il Partito Democratico nel Collegio Messina 2, in merito alla discussione sulla costruzione del Ponte sullo Stretto: ‘Il vero problema  è che in questi decenni siamo rimasti intrappolati dentro un dibattito, anzi, un vero e proprio scontro, che ha impedito qualsiasi azione concreta che andasse verso la ricerca di un’identità che sia indipendente dalla realizzazione dell’opera.  Abbiamo vissuto all’ombra del Ponte, scontrandoci tra favorevoli e contrari, in una lacerazione che nulla ha portato, se non lasciarci indietro sul piano delle infrastrutture e dei trasporti. Dobbiamo fare un passo avanti decisivo e riuscire ad immaginare la nostra città anche al di fuori da questa ‘gabbia’.  Siamo rimasti aggrappati ad una diatriba piuttosto che prestare attenzione a fatti concreti. Messina è anche altro, Messina è anche oltre il Ponte. Immaginiamo un lunghissimo water front, la valorizzazione della Zona Falcata, immaginiamo decine di progetti che ci facciano costruire una città che attrae investimenti, che sa ‘vivere’ e che sa pensare ad uno sviluppo che vada oltre le sterili parole. Se non riusciamo a fare questo sforzo resteremo intrappolati per altri cinquant’anni in questo immobilismo, mentre le risorse andranno altrove, in base ai cambiamenti dei governi. Attraversiamolo noi questo ‘ponte’, che deve essere quello del dialogo sulle cose da realizzare, altrimenti rischiamo di restare definitivamente indietro’.

Non è stata mai affermata una verità più limpida e trasparente sulla costruzione del Ponte che non apporterebbe alcun beneficio alla città, tranne qualche posto in albergo, magari costruiti all’occorrenza, qualche granita di caffè con panna in più, qualche grande beneficio a chi ha previsto, con grande lungimiranza, dove avverranno gli scarichi dei materiali ed altro. Ricchezza per la città di Messina: ‘Nulla o meno di nulla…’.

Cosa che troviamo confermata nelle parole di Pietro Grasso: ‘Noi non lo vogliamo il ponte sullo Stretto di Messina, ma che ce ne facciamo di un ponte che serve solo a fare guadagnare qualche ‘multinazionale’, o a qualcun altro che cerca di avere consensi. Forse qualche impresa potrà avere dei vantaggi, magari si è accaparrato il terreno dove si faranno i piloni…’, dice  il  Presidente del Senato,   che da Palermo ribadisce il suo ‘no’ alla costruzione del Ponte di Messina, più volte ribadito da Berlusconi e altri candidati.

Sostituite ‘multinazionale’ e leggate con attenzione ‘…forse qualche impresa potrà avere dei vantaggi, magari si è accaparrato il terreno dove si faranno i piloni…

Va letta con estrema attenzione il passaggio in cui scrivo ‘…qualche grande beneficio a chi ha previsto, con grande lungimiranza, dove avverranno gli scarichi dei materiali ed altro…’. Basterà ricordare di un incontro ‘segreto’  avvenuto in un panfilo di proprietà di una nota famiglia messinese, proprietaria di un gruppo, tra la leader delle società appartenenti  al gruppo,  e l’ex presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro.

In conclusione non c’è da ascoltare il Merlo parlante che scrive da Milano: ‘E anche con i bilanci in rosso, il Ponte sarebbe comunque ricchezza, risorse, opportunità straordinarie, nuovi posti di lavoro. Alla fine è l’opera più bella e avanzata che l’Italia possa realizzare, è un risarcimento al nostro Sud e deve essere un’opera laico-simbolica keynesiana, la fine di un handicap, la fusione di Messina e Reggio nella Città dello Stretto, come una nuova Costantinopoli’.

Grande eleganza di scrittura ma fallace nei contenuti, visto che non tiene conto del rapporto che sempre deve legare costi e benefici. Dopo la costruzione del Ponte che benefici ne trarrà Messina?

Il sindaco di Milano Beppe Sala, in modo indigesto ma reale, ha espresso una sua considerazione: ‘Invece di sogni sciocchi come il Ponte sullo Stretto dobbiamo rafforzare le linee con cui la gente va a lavorare’, ovvero le altre infrastrutture di collegamento in Sicilia, come raddoppi ferroviari, riqualificazione della rete autostradale, aeroporti, hub portuale, banda larga ed altro.

Lasciamo perdere le sinergie e connessioni  che si ‘potranno’ stabilire tra infrastrutture materiali ed immateriali attraverso  ‘la creazione di un sistema globale di gestione e di controllo dei traffici di merci e di persone lungo i corridoi plurimodali e nei nodi di scambio, provocando anche uno spostamento dei flussi dal Centro-Europa verso il bacino mediterraneo…’. Irreale questa impostazione legata ad un ‘pronti contro termine’ visto che bisogna impostare il tutto con un  ‘pronti contro pronti’, ovvero legato a benefici immediati per la città e per i cittadini.

In dialetto messinese si può esclusivamente dire ‘Piedi n’terra…’, pensa alle cose concrete in modo concreto…’.

Cocis

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