Elezioni comunali 2018

Sono 772 i comuni italiani chiamati al voto domenica 10 giugno per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali. Quasi 6,8 milioni gli elettori che dovranno esprimersi. L’eventuale turno di ballottaggio due settimane dopo, il 24 giugno. Sul totale dei comuni, 110 sono ‘superiori’, cioè con più di 15mila abitanti; 20 sono capoluoghi di provincia, di cui 1, Ancona, è capoluogo di regione.

 Le urne saranno aperte dalle 7 alle 23 del 10 giugno; stesso orario per l’eventuale turno di ballottaggio. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi.

COME SI VOTA –  Nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti si applica il sistema elettorale maggioritario a doppio turno; mentre nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 15mila abitanti si voterà con il sistema maggioritario a turno unico. La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa utilizzata per l’elezione del Consiglio comunale. L’elettore, tracciando un segno, può con un unico voto esprimere la sua preferenza sia per il candidato alla carica di sindaco sia per la lista a esso collegata. Comunque, l’elettore può praticare il voto disgiunto – vietato invece alle Politiche – esprimendo la preferenza per un candidato alla carica di sindaco non collegato alla lista prescelta. Si possono esprimere sino a un massimo di due voti di preferenza per candidati della stessa lista. Nel caso di espressione di due preferenze, tuttavia vale l’alternanza di genere: una deve riguardare un candidato uomo e l’altra un candidato donna o viceversa, pena la nullità della seconda preferenza.

L’elettore deve presentarsi al seggio con un documento d’identità con foto, valido o anche scaduto purché consenta l’identificazione. L’altro documento fondamentale è la tessera elettorale. In caso di smarrimento, deterioramento o furto, oppure in caso di completamento degli spazi sulla tessera, è possibile richiedere il duplicato presentandosi di persona all’Ufficio elettorale del proprio comune, che resterà aperto per tutta la giornata del voto.

I 772 Comuni al voto sono così ripartiti: 588 nelle regioni ordinarie, 184 in quelle a statuto speciale. Sono 110 i comuni con più di 15mila abitanti, nei quali è previsto l’eventuale secondo turno: di questi, 20 sono capoluoghi di provincia (1 solo, Ancona, è capoluogo di regione). Questi i capoluoghi: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Teramo, Terni, Viterbo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani.

 Le comunali 2018, benché test locale, potrebbero fare da cartina di tornasole per la tenuta dei partiti a tre mesi dalle elezioni politiche di marzo. Occhi puntati soprattutto su Lega e Movimento 5 Stelle, ma anche sulla voglia di rivalsa del Pd e di Forza Italia.

In sei comuni chiamati al voto, in realtà, le urne resteranno chiuse: non sono state infatti presentate liste elettorali e si andrà a una gestione commissariale. Si tratta di cinque paesi della Sardegna (Austis, Magomadas, Ortueri, Putifigari e Sarule) e uno della Calabria, San Lucanella Locride. Nel paese della faida delle ‘ndrine, un sindaco manca da ben cinque anni: la presentazione delle liste è andata sempre deserta e da allora governa un commissario straordinario. Per un drappello di comuni che diserteranno le urne, ce ne sono invece altri che sceglieranno per la prima volta i loro sindaci e consiglieri comunali: sono 15 paesi nati dalla fusione di almeno due o tre comuni già esistenti, soprattutto al Centro-Nord.

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