Ci sono luoghi che sembrano aspettare il cinema, spazi in cui la pietra antica, il silenzio della sera e la luce di uno schermo acceso riescono a costruire un racconto che va oltre il film proiettato. L’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore dell’Esquilino, è uno di questi. Non solo per la sua bellezza discreta, lontana dai circuiti più battuti del turismo romano, ma perché custodisce quella stratificazione di storie che rende Roma una città capace di dialogare continuamente con il proprio passato.
È qui che dal 17 al 26 luglio prende vita “Effetto Notte – Il futuro è donna. Sguardi di cinema al femminile tra libertà e innovazione”, una rassegna che sceglie di raccontare il cinema italiano attraverso il lavoro delle sue registe, intrecciando memoria, formazione e linguaggi contemporanei.
In un’estate romana costellata di festival e arene all’aperto, Effetto Notte si distingue per un’idea curatoriale che evita la semplice celebrazione. Il filo conduttore non è infatti soltanto il cinema firmato dalle donne, ma il percorso creativo che conduce un’autrice dai primi esperimenti alla piena maturità artistica. Ogni serata accosta un cortometraggio realizzato durante gli anni della formazione al Centro Sperimentale di Cinematografia a un lungometraggio che ne rappresenta l’approdo, quasi a ricostruire davanti agli spettatori la nascita di uno sguardo.
È un meccanismo semplice e prezioso allo stesso tempo, perché permette di osservare il momento in cui un linguaggio prende forma, quando intuizioni, ossessioni e temi ricorrenti sono ancora in divenire. È un privilegio che il pubblico ha di rado: vedere i primi lavori di registe che oggi appartengono alla storia del cinema italiano significa entrare nel loro laboratorio creativo, cogliendo le tracce di ciò che diventeranno.
Il programma attraversa oltre mezzo secolo di cinema. C’è il restauro di Rita la zanzara, che restituisce al pubblico una Lina Wertmüller ancora sorprendentemente moderna; ci sono Liliana Cavani e Francesca Archibugi, Cristina e Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli, Costanza Quatriglio, Alice Rohrwacher, Giuliana Gamba e una nuova generazione di autrici che testimonia come il cinema italiano continui a rinnovarsi attraverso sensibilità diverse, accomunate dalla capacità di raccontare il presente senza rinunciare alla complessità.
Non è un caso che la rassegna si apra con due opere dedicate a Roma. Uno a uno, episodio della serie Uncovered Rome di Giulia Randazzp, e Parlami di me. Roma e il suo fiume riportano lo sguardo sui luoghi meno conosciuti della Capitale, sulle sue periferie della memoria, sulle archeologie nascoste e sul rapporto spesso dimenticato tra la città e il Tevere. È quasi una dichiarazione di poetica: prima ancora dei film, protagonista è la città stessa, osservata con occhi nuovi.
E proprio il luogo che ospita la manifestazione diventa parte integrante del racconto, l’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme non è una scenografia suggestiva scelta per impreziosire il programma, ma è un luogo che restituisce senso all’esperienza della visione. Sedersi davanti a uno schermo circondati da testimonianze di quasi duemila anni di storia significa vivere il cinema come un rito collettivo, nel quale passato e presente convivono naturalmente.
Le arene estive fanno anche questo, riportano il cinema fuori dalle sale, lo riconsegnano allo spazio pubblico, ne trasformano la visione in un momento di incontro e a Roma questa tradizione ha sempre avuto un valore speciale. Dai grandi festival sulle rive del Tevere alle proiezioni nei cortili dei musei, il grande schermo all’aperto è diventato negli anni uno dei modi più efficaci per abitare la città durante l’estate. Santa Croce in Gerusalemme aggiunge a questa tradizione una dimensione ulteriore, quella del dialogo diretto con il patrimonio archeologico.
Anche per l’Esquilino la rassegna rappresenta qualcosa di più di un appuntamento culturale, è un rione che negli ultimi anni sta ridefinendo la propria identità attraverso iniziative capaci di valorizzarne il patrimonio storico, artistico e multiculturale. Troppo spesso raccontato soltanto attraverso le cronache della quotidianità urbana, l’Esquilino continua invece a rivelarsi uno dei laboratori culturali più interessanti della Capitale. Manifestazioni come Effetto Notte contribuiscono a questa trasformazione, riportando cittadini e visitatori in uno spazio di grande fascino e restituendo centralità a un’area che merita di essere conosciuta anche per la qualità della sua offerta culturale.
C’è infine un ultimo elemento che rende questa rassegna particolarmente preziosa. In un momento in cui il dibattito sul cinema al femminile rischia talvolta di fermarsi alle etichette, Effetto Notte sceglie un’altra strada. Non costruisce un recinto identitario, ma propone un viaggio attraverso poetiche differenti, generazioni lontane tra loro, linguaggi e sensibilità che hanno contribuito a cambiare il volto del cinema italiano. Le registe sono celebrate come autrici e attraverso il confronto tra gli esordi e le opere della maturità emerge la forza di un percorso artistico che ha saputo attraversare decenni di storia del nostro cinema.
Quando le luci si spegneranno e sullo schermo appariranno le prime immagini, il pubblico non assisterà soltanto a una proiezione, vivrà un’esperienza in cui il cinema, la città e la memoria si intrecciano ricordando che i luoghi della storia non appartengono soltanto al passato, ma continuano a vivere ogni volta che la cultura riesce ad abitarli.
Loredana Margheriti
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