Giuseppe Conte ha gettato la maschera. Lo ha detto chiaramente: se il centrosinistra vincerà le elezioni, l’Italia non aiuterà più l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa. E adesso il problema è capire cosa farà il Partito Democratico.
Elly Schlein dice di voler continuare a sostenere Kiev, ma nel campo largo convivono ormai due linee diverse. Perché non si può dire di voler difendere l’Ucraina e, contemporaneamente, negarle gli strumenti necessari per fermare missili e attacchi russi.
È sulla politica estera e sul sostegno all’Ucraina che emergerà una delle differenze più profonde: il centrodestra ha votato compatto gli aiuti a Kiev, mentre il campo largo resta diviso su una scelta fondamentale per la credibilità dell’Italia in Europa, nella NATO e nell’Occidente.
L’editto “russo”, o putiniano, di Giuseppe Conte, fa saltare dalla sedia più i riformisti del Pd che lo stesso Zelensky. Quella idea del leader grillino, che ha strappato applausi alla festa del “Fatto Quotidiano“, giornale da sempre su posizioni non proprio ostili a Putin, ha spaccato subito il Pd e ha scatenato l’ira di chi non consente che si messa in discussione il sostegno italiano all’Ucraina, sia sotto l’aspetto umanitario che militare, in una chiave difensiva. “La fornitura di armi all’Ucraina favorisce un’escalation militare e aumenta il rischio di terza guerra mondiale”, ha detto Conte, all’indomani della comparsata alla Festa dell’Unità. Sull’Ucraina “è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina -vinca Schlein o addirittura un altro candidato- e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, va preventivamente chiarito e precisato”, ha aggiunto Conte, poco prima che la Schlein provasse, a fatica, a disinnescare Giuseppe agli occhi e dei suoi, dopo l’ultima minaccia pesantissima. “Il Movimento Cinque Stelle -avverte l’ex premier- non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera”.
Le parole di Conte finiscono nel mirino di Carlo Calenda; “Intanto non c’è uno straccio di programma e Conte diffonde propaganda pro putinista in ogni dove. Sembra sempre di più una soap turca. Non ci fossero tre guerre, l’inflazione, l’IA in crisi e i tassi che crescono, sarebbe anche avvincente. In questa condizione è semplicemente uno spettacolo patetico”, aggiunge.
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