“È stato usato dai radical chic”. E Salvini telefona a Mahmood

Matteo Salvini si è fatto dare il numero di cellulare di Mahmood e lo ha chiamato. “È un ragazzo di vent’anni – spiega il leader leghista in una intervista alla Stampa – comincia adesso, mi sono informato sul suo percorso artistico e gli ho voluto dire direttamente che si deve godere la vittoria e che sono felice per lui”. E, tornando sul suo “Mah”, twittato dopo la proclamazione del rapper del Gratosoglio di Milano, spiega che non ce l’ha mai avuta con lui ma con “un festival di Sanremo deciso da un salotto radical chic”.

Nell’intervista alla Stampa Salvini fa chiarezza sulla vittoria di Mahmood. Perché la sinistra ha cercato in tutti i modi di metterli l’uno contro l’altro. “È un ragazzo italiano che suo malgrado è stato eletto a simbolo dell’integrazione – spiega – ma lui non si deve integrare, è nato a Milano. Lo hanno messo al centro di una storia che non gli appartiene”. Il leader del Carroccio si scaglia apertamente contro i giurati del Festival di Sanremo: “Una giuria senza senso, mancava solo mio cugino e sarebbe stata completa. Come se mi chiamassero ad attribuire il Leone d’Oro. Sanremo deciso da un salotto radical chic”.

A chi gli face notare che alla giuria d’onore si è unito il voto dei giornalisti, Salvini dice di accettare il voto dei giornalisti che si occupano di musica: “È giusto, sono lì per quello, valutare le canzoni. Invece – incalza – il volere della gente che ha pagato per esprimersi è stato stravolto dalla giuria d’onore. Prendiamo Loredana Berté, non so per chi voti ma a me piace. Lo Stato Sociale mi mette allegria”. Sulla canzone Soldi di Mahmood, invece, nutre qualche dubbio. “Oggi leggevo i commenti della gente, al 90% erano perplessi. Non vorrei ci fossero dietro altri interessi economici, qui si smuovono milioni”.

La vera vittima, però, secondo Salvini resta Mahmood. Perché lo hanno “etichettato come il cantante degli sbarchi”. “Qui sta lo specchio del Paese, nella contrapposizione popolo-élite”.

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