Una portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà, ha confermato a Bruxelles che Elisabetta Belloni, consigliera diplomatica della presidente Ursula von der Leyen, ha annunciato le sue dimissioni, come riportato oggi dal quotidiano Repubblica. «Possiamo confermare che Elisabetta Belloni sta per lasciare il gabinetto della presidente von der Leyen», ha riferito la portavoce.
L’ex direttrice del Dis, Elisabetta Belloni, era stata nominata chief diplomatic adviser – di fatto consigliere diplomatico – della presidente della Commissione Ursula von der Leyen nell’ambito del servizio di consulenza di Palazzo Berlaymont denominato “Idea”. Del nuovo incarico se n’era parlato proprio nei giorni delle dimissioni di Belloni dal vertice dei servizi segreti italiani. Per l’ex responsabile delle agenzie d’intelligence della Repubblica, nonché sherpa del G7 italiano, un contratto iniziale di due anni, rinnovabile, per un massimo di 220 giorni di lavoro all’anno e con «nessun ruolo» del governo italiano nella sua nomina. La scelta, era stato precisato, dipendeva infatti unicamente dalla Commissione e dal suo presidente.
Elisabetta Belloni saluta Bruxelles e ritorna a Monte San Savino. L’ambasciatrice, figura di spicco della diplomazia italiana, ha comunicato l’intenzione di lasciare il suo incarico di consigliera diplomatica della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Una notizia, anticipata ieri da Repubblica e poi confermata da fonti ufficiali, che ha colto di sorpresa il mondo politico e istituzionale, che vedeva in Belloni un punto di riferimento nelle relazioni europee. La decisione di congedarsi da Bruxelles, prevista per settembre, è stata motivata con ragioni personali, direttamente comunicate alla presidente von der Leyen. Un faccia a faccia, seguito dall’annuncio di una lettera formale, ha sancito la fine di un’esperienza durata appena sette mesi, ma ricca di momenti significativi.
Il percorso di Elisabetta Belloni è un curriculum costellato di incarichi di prestigio che l’hanno vista protagonista della scena diplomatica e dell’intelligence italiana. Dalla guida dell’Unità di crisi della Farnesina, dove ha gestito situazioni delicate con fermezza e lucidità, all’incarico di segretario generale del ministero degli Esteri, scelta da Paolo Gentiloni, fino alla direzione del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), su indicazione prima di Mario Draghi e poi di Giorgia Meloni.
Un ruolo da cui si era dimessa improvvisamente a gennaio 2025, dopo un progressivo raffreddamento dei rapporti con la premier Meloni, culminato a partire dal G7 italiano ospitato a Borgo Egnazia nel giugno 2024, dove Belloni era anche sherpa italiana del summit.
L’approdo a Bruxelles, al fianco di von der Leyen, era avvenuto a fine gennaio, dopo settimane di incertezza che avevano scosso il governo e l’intelligence italiana, seguite alle dimissioni anticipate da Belloni dalla guida del Dis, comunicate a Meloni pochi giorni prima del Natale 2024 e ufficializzate il 15 gennaio scorso.
Il passo indietro di Elisabetta Belloni che arriva in un momento delicato per la Presidente della Commissione, bersaglio di una mozione di sfiducia all’Europarlamento, in calendario per il 10 luglio.
Belloni si muove da anni costruendo un curriculum da “riserva della Repubblica”, una figura di alto profilo che l’ha portata nel 2022 a essere tra i papabili per il Quirinale.
Le sue dimissioni nel multiforme universo del centrosinistra di tendenza riformista hanno generato forti suggestioni: e se fosse Elisabetta Belloni la potenziale frontrunner in grado di fare da alternativa al Pd radicalizzato versione Elly Schlein? Al momento si tratta solo di speculazioni, ragionamenti. Fatti che si incastrano con la crisi di identità in cui versano le componenti più moderate del fronte progressista, alla ricerca di una leadership alternativa a Schlein, ma anche alle altre due punte del campo largo giallo-rosso-verde, ovvero Giuseppe Conte e il duo composto da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Ernesto Maria Ruffini è pronto a scendere in campo ma un nome del calibro di Belloni sarebbe in grado di sgomberare il campo da personalismi, e l’identikit della anti-Schlein ci sarebbe tutto, anche più nuovo rispetto agli altri.
“Il rischio è che il Pd diventi un club ideologico”, ha avvertito l’europarlamentare Pina Picierno e un’altra riformista, Lia Quartapelle, interviene: “Il Pd è l’unico partito strutturato in Italia, il che implica anche vivacità democratica. Certo, se gli organismi dirigenti si riunissero quando serve, ci sarebbero meno interviste. Se si soffoca il dibattito interno, questo poi emerge altrove”. Mentre sia Gentiloni sia Lorenzo Guerini hanno mandato un messaggio chiaro alla segretaria, spiegando che è demagogico contrapporre spese per la Difesa e Sanità e Welfare.
Si riparlò di lei, a settembre del 2022, dopo le elezioni politiche, come possibile ministro degli Esteri del nuovo governo. Ma non se ne fece niente. Ora il ritorno in Italia, dopo la breve parentesi a Bruxelles. Con i riformisti in attesa alla finestra.
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