E’ ora di scrollarsi di dosso l’esistente di ieri

Nella prima metà dell’anno l’Italia ha perso in termini di occupazione poco più della media degli altri Paesi europei. Poteva andare peggio per un Paese che come il nostro ha subito la paralisi totale del turismo. Nei settori devastati dalla pandemia, come gli operatori turistici, hotel, ristoranti e bar, durante la prima ondata del virus, l’occupazione è scesa poco più che nel resto d’Europa. La perdita in tema di occupazione di poco superiore alla media europea è dipesa dal fatto, che nonostante i miliardi spesi a raffica per cassaintegrazione e sussidi vari, che il governo ha mancato in termini di costruzione. Infatti ci sono settori del digitale e della farmaceutica, che erogano servizi di cui tutti ne hanno avuto bisogno in questo anno, che hanno visto crescere l’occupazione quasi del 20%, tranne che in Italia dove hanno fatto registrare addirittura una perdita. In altri termini abbiamo speso miliardi a difesa dell’esistente e senza guardare al futuro. Non possiamo permetterci un Paese ingessato. Non ci troviamo difronte alla crisi del 2008/2013, con un finale negativo in termini di crescita economica. Stavolta la situazione è diversa e il Paese si trova dinanzi due alternative: continuare con la difesa di un Paese ingessato, con una burocrazia asfissiante, uno Stato inefficiente, le conoscenze tecnologiche ed informatiche poco diffuse oppure guardare avanti ed imboccare la strada dell’innovazione ed efficienza che siano in grado di risollevare le sorti della Nazione. E’ innegabile che la pandemia ha messo a nudo il paradossale stato di disfunzione dei poteri pubblici e fatto emergere le diseguaglianze tra cittadini garantiti e no, tra giovani e meno giovani, tra donne e uomini, tra i territori del Paese. Difendere quel mondo ingessato e caotico significherebbe portare il Paese al declino definitivo. Adesso non ci sono più scuse. Il ritorno alla normalità permetterà all’Italia di essere al centro di giochi internazionali che se affrontati con intelligenza, ci permetteranno di risorgere. Al nostro Paese toccherà la guida del G 20 e del Cop 26, l’evento delle Nazioni Unite sul clima, dove tornerà la presenza significativa degli Stati Uniti, sotto la presidenza Biden. Per non parlare del sostegno che ci verrà dall’Europa, in particolare dalla BCE, senza temere, almeno per il prossimo anno, vincoli sui conti pubblici. Poi c’è il Recovery plan con i suoi 209 miliardi per ricostruire il Paese in sei anni. A tal proposito non ha nessun fondamento l’accusa di ritardo all’Italia nel presentare i piani per riceverli, perché ad onore del vero, fino ad oggi, solo il Portogallo lo ha fatto. Vero è l’assunto di un governo che annaspa e sembra a tratti paralizzato. Basta vedere come ha gestito la nomina del Commissario alla Sanità per la Calabria. E che dire della segretezza imposta su tutti i progetti  dal Premier, che ha suscitato l’ira e lo stupore dei  maggiori partner europei ? E’ ora di mostrare con trasparenza agli italiani e all’Europa che si fa sul serio, al netto di sterili proclami e annunci. Quindi l’alternativa è o aggrapparsi a quest’occasione che ci porterebbe fuori dal guado o annegare. Molti politici di maggioranza e opposizione si dilettano, nel pieno di un’emergenza senza precedenti, in discussioni di cui non comprendono il significato, né la sostanza, come quella in merito ad un’eventuale cancellazione del debito degli Stati. Non tengono conto che ciò porterebbe a colpire le famiglie dei risparmiatori che possiedono titoli di Stato. Ma il problema nel nostro amato Paese sta nell’ignoranza di una classe dirigente che non ha precedenti.

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