Draghi dimostra che il ruolo dove serve è Palazzo Chigi

Nel  ‘prologo quirinalizio’ i partiti rialzano la testa e questo non può non determinare un contraccolpo negativo sulla maggioranza e in molti sognano un panorama senza più Draghi. La Lega non fa più nulla per mediare; e un M5s che ha cambiato tre linee in due giorni a causa di uno sbandamento  irreversibile. Il Pd in questo frangente ha tenuto bene ma ogni tanto qualcuno disegna scenari diversi.  Salvini sembra entrato di nuovo in modalità-Papeete, stanco di fare una parte non sua, quello del responsabile al servizio di un premier come Draghi.

Il presidente del Consiglio è riuscito a introdurre una serie di norme  per arginare l’ondata spaventosa di Omicron, la quale  è piombata come un tornado senza peraltro che Delta fosse stata debellata.

Il governo ha varato un decreto che contiene una misura ‘tosta’, l’obbligo vaccinale per tutti gli over 50 e politicamente ricompone le divisioni nella maggioranza. Anche i Cinquestelle, che avevano alzato le barricate, hanno dovuto abbassarle.

Bisogna valutare le scelte del governo con un occhio politico, c’è da segnalare una piena ripresa di leadership del presidente del Consiglio che alla fine ha fatto passare una misura dura che, pur non essendo quell’obbligo di vaccinazione generalizzato chiesto da Pd, Italia viva, LeU e Forza Italia, costituisce comunque una risposta che apre una nuova fase della battaglia contro il Covid: mai si era giunti a un decreto con una misura così netta.

L’altra mediazione di Draghi è stata sull’obbligo del green pass (basterà anche solo il tampone negativo) per i lavoratori e per accedere ai servizi pubblici, o per andare in banca, dal parrucchiere, al centro commerciale. Su questo la Lega aveva puntato i piedi: dunque niente Super green pass (cioè la certificazione della vaccinazione o della guarigione) per lavorare, vanno bene anche i tamponi.

La somma delle due misure è vicinissima ad un obbligo vaccinale di fatto. Il massimo che si poteva fare

Le scelte del Consiglio dei ministri sono la conseguenza e la risposta, all’incredibile diffusione dei contagi, dei decessi e, in una misura ancora governabile, dei ricoveri. Con Omicron che circola velocissima e Delta che in parte persiste, l’Italia ha avuto circa 400 morti in due giorni. C’è poco da scherzare sulla “raffreddorizzazione” del virus. Di qui la stretta decisa.

Dunque, dopo il Consiglio dei ministri  Draghi torna a prendersi la scena confermando una volta di più che senza questo premier sarebbe impossibile tenere in piedi un qualunque governo, specie un governo con una maggioranza così composita

È lecito dubitarne. A riprova che un governo diverso da quello guidato da Draghi non esiste. Ci pensi chi vuole mandarlo al Quirinale.

Di fronte al Paese ci sono sostanzialmente due strade. O si stabilisce che effettivamente il governo Draghi ha esaurito la sua funzione e allora si deve andare a elezioni anticipate perché la democrazia esige che ci sia un governo che governi, tanto più in una situazione come questa.

Oppure si sceglie di andare avanti con questo governo ovviamente rinegoziando il programma e le priorità per andare dritti verso la fine naturale della legislatura. Non esiste una terza via.

Ovviamente immaginare un governo Draghi senza Draghi è  una presa in giro visto che mancherebbe il pivot d’eccellenza.

Rafforzare Draghi è la scelta più ragionevole. Dovrebbe essere questa la posizione dei tre partiti che mercoledì sera in Consiglio dei ministri sono stati dalla parte di Draghi e delle misure adottate: Pd, Italia viva,  Forza Italia e LeU.

Parliamo di uno ‘zoccolo duro’, in altre parole di  un ‘campo draghiano’ che esiste e deve esistere anche in vista delle elezioni.

Sta al Pd ragionare sul da farsi, essendo il partito di Letta il più politicamente attrezzato per individuare una corretta via d’uscita da una situazione potenzialmente pericolosissima, quella del salto nel buio verso elezioni che darebbero un esito infausto per il Pd medesimo. Enrico Letta ha l’occasione per svolgere un’iniziativa che stringa i bulloni del quadro politico, con Mario Draghi e con chi ci vorrà stare.

In vista delle elezioni del presidente della repubblica, in calendario per il 24 gennaio, gli analisti di Goldman Sachs ritengono che lo scenario migliore sia quello che vede ancora il premier Mario Draghi alla guida del governo per sovrintendere alla rapida attuazione del Recovery Fund e garantire la stabilità politica al Paese.

Secondo Goldman, un’eventuale elezione di Mario Draghi al Quirinale potrebbe portare anche ad elezioni anticipate nel caso in cui i partiti non saranno in grado di trovare un compromesso su un nuovo governo. In questo contesto la continuità politica dell’Italia sarebbe gravemente compromessa, indebolendo tutti gli sforzi per raggiungere gli obiettivi previsti dal Recovery Fund.

Data la divergenza interessi tra i diversi partiti in Parlamento e i tempi necessari per formare un nuovo governo, ci potrebbero essere ritardi nell’attuazione del Recovery Fund e delle relative riforme.

Gli analisti della banca Usa evidenziano che nel caso in cui Mario Draghi rimanga a Palazzo Chigi il suo compito sarà più impegnativo rispetto a quanto fatto nel 2021. Già durante l’approvazione della legge di bilancio il governo ha dovuto affrontare le complessità derivanti da una coalizione ampia ma eterogenea. Inoltre le tensioni tra i partiti della coalizione di governo rischiano di peggiorare con l’avvicinarsi delle elezioni politiche previste per la primavera del 2023.

Detto questo, il premier Draghi si troverebbe comunque in una posizione di forza nella quale i partiti della coalizione di governo non hanno alternative praticabili fino alle prossime elezioni del 2023.

In questa situazione Draghi potrebbe quindi sfruttare questa posizione per gestire i rapporti di forza all’interno della frammentata coalizione e usufruire dei poteri amministrativi speciali concessi dal Recovery Fund. Questo faciliterebbe l’attuazione del programma europeo che, secondo secondo le stime di Golman Sachs, sarà in grado di utilizzare solo il 60% dei 39 miliardi di sovvenzioni Ue previste per il 2022.

Gli analisti ricordano poi che un uso efficace del Recovery Fund rafforzerebbe anche il ruolo dell’Italia nel dibattito sulla riforma del fisco europeo, anche in relazione al recente accordo con il governo francese.

In caso contrario, ovvero di un nuovo governo o di elezioni anticipate nel caso di Draghi eletto al Quirinale, secondo Golmann Sachs nel 2022 la capacità di raggiungere gli obiettivi del Recovery plan da parte dell’Italia scenderebbe rispettivamente al 30% e al 10 per cento.

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