Donald Trump aspetta, l’Iran non si presenta. I negoziati non decollano e Teheran sfotte il presidente degli Stati Uniti. Su X, il consolato iraniano a Hyderabad lascia il segno con un video prodotto con l’intelligenza artificiale. La clip mostra la delegazione degli Stati Uniti, guidata da Trump, seduta al tavolo. Di fronte, le sedie – vuote – riservate agli emissari dell’Iran. Il tempo passa, da Teheran nessun segnale. Trump, intanto, pubblica messaggi su Truth: “Stiamo avendo colloqui eccellenti con l’Iran”.
Dopo ore di inutile attesa, il presidente americano perde la pazienza. “Se l’Iran non si presenta, bombarderemo”, annuncia. L’ultimatum non produce gli effetti sperati. L’unico segnale che arriva dall’Iran è un bigliettino: “Trump, stai zitto”. Il presidente incassa lo schiaffo e si rassegna: “Su richiesta del Pakistan, estenderò la tregua”.
Una prova di forza dell’Iran, una di evidente debolezza della Casa Bianca. Martedì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’estensione del cessate il fuoco con la Repubblica Islamica, che sarebbe scaduto mercoledì 22 aprile.
Una tregua nei combattimenti senza una fine certa, con Trump che ha sottolineato col solito post sul suo social Truth che il cessate il fuoco durerà fino a quando le discussioni con l’Iran non saranno concluse “in un modo o nell’altro”, termini a dir poco criptici.
Trump ha motivato l’annuncio dicendo che al momento l’Iran è troppo diviso per negoziare un accordo stabile: si tratta di una considerazione confermata da numerose indiscrezioni che danno il regime particolarmente diviso al suo interno, con l’ala più dura formata dai Guardiani della rivoluzione, i Pasdaran, contrari ad accordi con la Casa Bianca, e l’ala più “riformista” formata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente Masoud Pezeshkian a favore di una linea più “conciliante” con gli Stati Uniti.
Si tratta in ogni caso di una mossa unilaterale da parte di Washington, dato che l’estensione del cessate il fuoco è stata dichiarata esclusivamente dagli Stati Uniti e non è stata concordata con l’Iran, che per tutta la giornata di martedì ha fatto attendere una sua presa di posizione ufficiale sul secondo round di colloqui di pace da tenere ancora una volta a Islamabad, in Pakistan, decidendo alla fine di non presentarsi.
La scelta di Trump smentisce le ripetute dichiarazioni dello stesso presidente degli Stati Uniti, che per giorni ha ripetuto che la Casa Bianca avrebbe ripreso a bombardare pesantemente l’Iran in caso non si fosse trovato un accordo con Teheran.
Da parte sua la Repubblica Islamica ha ribadito ancora una volta la sua condizione chiave per sedersi al tavolo delle trattative in Pakistan: l’eliminazione da parte americana del blocco navale fuori lo stretto di Hormuz. L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite Amir Saeid Iravani lo ha definito “una violazione del cessate il fuoco”, sottolineando che appena verrà tolto “ci saranno nuovi incontri a Islamabad”.
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