Dopo il Corona Virus il Dopo della democrazia parlamentare

Stiamo vivendo giorni di assoluta paura e preoccupazione e assistendo in modo ‘passivo’ ad uno sconvolgimento socio-economico a livello globale che avrà come conseguenza un’inevitabile stravolgimento degli ordinamenti statali sia al livello politico che istituzionale. E in questo quadro, fatto di ombre variopinte, la democrazia sta per diventare il convitato di pietra.Sorge spontanea la domanda:’Come può la democrazia convivere con l’isolamento e con il divieto di assembramenti, compreso quello che si realizza nelle aule parlamentari? E’ evidente che in queste ore si sta pensando a far fronte alle urgenze determinate, da questa pandemia, ma è pur vero che a questa domanda va data immediata risposta, onde evitare che alla lunga possa infettare, tanto per usare un verbo molto ricorrente in questi giorni, la vita pubblica del Paese e determinare una sconfitta della democrazia parlamentare, già peraltro ferita e per certi versi umiliata. Il Parlamento agli occhi degli italiani sembra non esistere, e posso capirlo per il dramma che tutti stiamo vivendo.D’altra parte non avrebbe senso discutere in questo ore le decisioni governative, visto che sono guidate dagli scienziati e quindi inconfutabili da parte dei profani. Ma arriverà il momento che il decreto definito’Cura Italia’, del 22 marzo dovrà passare entro sessanta giorni alle Camere, per la sua conversione in legge. Cosa accadrà? Qualcuno ha ipotizzato il voto a distanza, ma in questo modo si negherebbe la funzione del Parlamento che è quello di dibattere e di confrontarsi e forse anche scontrarsi,beninteso su un piano dialettico. Però i Parlamentari non possono sedere l’uno accanto all’altro e tenere la distanza prevista per evitare il contagio. Ma la riunione delle Camere è essenziale, quantomeno per ribadire che il popolo è sovrano e il Governo è espressione del Parlamento che è eletto dal popolo. Occorre che i parlamentari, tutti, si drizzino sulla schiena e mossi da quella tensione etico-morale-istituzionale, che la loro carica impone, e si pongano al centro della vita della Nazione e del Paese, Non occorrono raffinate alchimie per reperire uno spazio ampio, con tutte le cautele del caso, e far sì che i rappresentanti del popolo espletino la funzione che il popolo sovrano ha loro delegato. Una prolungata inattività del Parlamento rischia di aumentare nei cittadini l’indifferenza e l’insofferenza verso questa forma di governo, che per quanto criticata, rimane la migliore, e l’antidoto più sicuro contro ogni forma reazionaria. In questi giorni tutti sembrano sedotti dall’uomo solo al comando, che attorniato da un pool di esperti decide e guida l’emergenza e a distanza e con le tecnologie moderne decide il destino di un popolo. Tutti sembrano affascinati dalla velocità con cui si prendono i provvedimenti senza passare attraverso le pastoie della politica e della burocrazia. Ma non deve essere cosi, a lungo andare, potrebbe ingenerare situazioni pericolose, con il rischio di un ritorno ad un triste passato, sopito ma mai dimenticato. E la democrazia non si esercita con WhatsApp.

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