Dl Sviluppo. Urso, Ronchi e Scalia: decreto a costo zero, senza vere riforme

“Il Governo deve dare risposte convincenti, al grido di allarme del Paese.  Questo è un decreto sullo sviluppo a costo zero  e senza vere riforme” Lo affermano Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia.

Ma il Presidente del Consiglio, replica dicendo che “non c’é la possibilità di fondi importanti. Ci sono problemi da risolvere”, afferma il premier Silvio Berlusconi, aggiungendo: “Non credo che l’imprenditore più capace degli ultimi decenni sia improvvisamente incapace di decidere”. “Spero di poter annunciare qualcosa in settimana. Comunque quanto prima”, afferma Berlusconi. E il concordato fiscale? “Abbiamo anche discusso anche di questo – risponde – ma sui contenuti non posso entrare nei dettagli”.

Inoltre, secondo Berlusconi – “L’architettura istituzionale del Paese non da al governo alcun potere. Non abbiamo poteri. Possiamo solo suggerire provvedimenti … E’ inutile suggerire provvedimenti se sappiamo già che non avrebbero ricezione nelle forze politiche che devono approvarle. Bisognerà pure interpellarle”.

Nel frattempo slittano ancora i tempi per  varare definitivamente  il dl sviluppo. Il provvedimento era atteso infatti,  al consiglio dei ministri di questa settimana, ma con ogni probabilità il dl non sarà pronto per l’appuntamento di Palazzo Chigi. Tuttavia Berlusconi e gli stessi Ministeri continuano a lavorare sulle misure. Una delle ipotesi, riguarda un concordato con la Svizzera, per il premier fretta non ce n’é. “Il provvedimento sarà varato – ha spiegato il Cavaliere – quando il testo sarà convincente, non c’é nessuna fretta”.

Ma non tutti sembrano essere d’accordo. Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è essenziale rispettare almeno la scadenza di fine mese o sarà troppo tardi. Secondo le ultime indicazioni della maggioranza sarà difficile ottenere un decreto a costo zero, ma, come spiegato anche in questo caso da Berlusconi, “i soldi non ci sono”. “Dobbiamo inventarci qualcosa”, ha detto il premier. Sul “qualcosa” permane ancora molta incertezza, nonostante i ministri interessati e il Cavaliere si siano appositamente riuniti in serata a Palazzo Grazioli. L’ipotesi di una forma di condono per reperire fondi non è mai stata del tutto seppellita. Dal vertice serale è infatti emersa l’idea di un concordato con la Svizzera (sulla falsariga di quello già siglato da Germania e Gran Bretagna), che potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro. Immediata però la smentita ufficiale del governo, affidata al ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “non c’é nessun condono fiscale, né diretto né indiretto, né velato”, ha sottolineato, lanciando anche un messaggio di pacificazione politica.

Al decreto, secondo il titolare del Lavoro, starebbero infatti lavorando tutti i ministri interessati, compreso Giulio Tremonti. Per reperire fondi l’idea dell’introduzione della patrimoniale, accettata persino dal mondo bancario e imprenditoriale, è stata invece bocciata da Berlusconi in prima persona. Passi avanti saranno in compenso probabilmente fatti sul mondo del lavoro e sulle semplificazioni. Il ministero del Welfare ha già annunciato misure per l’apprendistato e per incoraggiare il telelavoro, soprattutto nel momento della nascita dei figli, oltre a semplificazioni in arrivo per favorire le assunzioni. La ‘decertificazione’ sarebbe invece tra le misure clou in quota al ministero della P.A., mentre difficoltà starebbe incontrando la concessione di incentivi fiscali alla realizzazione di infrastrutture. Punto fondamentale intorno al quale ruoterebbero interventi a corredo per favorire il project financing. “Ci saranno misure fortissime di deregolazione per accelerare gli investimenti in infrastrutture – ha aggiunto Sacconi – e verranno riassegnate le risorse del Cipe”. Nessuna traccia invece di interventi sulle pensioni, liberalizzazioni e imposte sui patrimoni. Misure che rientravano nel manifesto presentato dal mondo imprenditoriale e rimasto, a quanto pare, lettera morta. Le imprese, tagliate fuori dai tavoli di confronto dopo il passaggio della gestione del dl dall’Economia allo Sviluppo economico, sono tornate infatti oggi a far sentire con forza la propria voce, chiedendo al governo di fare presto, perché “il tempo è scaduto”. La tensione sale anche nelle fila dell’opposizione: “l’unica cosa che il governo può fare è passare la mano – insiste il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – non credo che il governo sia in condizione di fare quello che non ha fatto in tre anni”. A slittare non è del resto solo il testo sullo sviluppo. E’ arrivata solo nel tardo pomeriggio al Senato la legge di Stabilità, nonostante la legge preveda la presentazione entro il 15 ottobre. L’annuncio dell’arrivo è stato comunicato dal presidente del Senato, Renato Schifani in aula spiegando che giovedì pomeriggio si aprirà la sessione di bilancio.

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