Scontro Lega-M5S sul ‘Salva Roma’. L’annuncio di Salvini:”I Debiti restano alla Raggi”. Conte: “Matteo ci rispetti”

Scontro frontale tra i due vicepremier sul decreto Salva Roma e sul caso Siri. E’ stata una giornata infuocata, con nervi tesissimi, con accuse reciproche senza esclusione di colpi quella che ha preceduto il consiglio dei ministri sul decreto Crescita. Un Cdm che, come viene raccontato, è diventato un vero e proprio ‘ring verbale’, il più duro e difficile da gestire del governo Conte. Ma lo scontro tra le due anime della maggioranza gialloverde continuerà, con colpi bassi, nei prossimi giorni, perché, alla fine, Lega e M5S hanno vinto a metà. Per ora, il leader della Lega ottiene lo stralcio di gran parte della norma Salva Roma dal decreto crescita. Il M5S, perde in Cdm, ma annuncia una battaglia all’arma bianca in sede di conversione di legge del decreto e avverte il leader della Lega che non farà sconti sulla vicenda Siri. L’esponente della Lega, inquisito per presunte mazzette in cambio di favori al comparto eolico, resta al suo posto: deciderà il premier Conte ma sicuramente accontenterà Luigi Di Maio che ha chiesto la sua testa. E così si ritorna in parità.

Il consiglio dei ministri ha visto, per la prima volta, anche una certa fermezza del presidente del consiglio nei confronti del suo vicepremier e ministro dell’Interno che, a riunione in corso, mentre il capo politico dei 5Stelle era impegnato a registrare una trasmissione tv, scendere davanti a Palazzo Chigi e annunciare che il Salva Roma resta “fuori da dl crescita.  Provvedimento ad hoc per tutti i comuni”. Una uscita che non è piaciuta a Conte. “Il Cdm è un organo collegiale – lo sfogo del premier, raccontato all’AdnKronos da fonti di governo presenti al tavolo, che riportano di un tono estremamente irritato – non siamo qui a fare i tuoi passacarte. Devi portare rispetto a me e a ciascuno dei ministri che siedono intorno a questo tavolo”. Insomma sembra che ognuno vada dalla sua parte guardando solo il proprio orticello elettorale.

Salva Roma. “I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco. Stralciati i commi 2, 3, 4, 5, 6 della norma ‘salva Raggi” dichiara Matteo Salvini alla fine del Consiglio dei ministri. La ‘norma della discordia’ avrebbe alleggerito la Capitale da un debito-monstre di circa 12 miliardi di euro, con lo Stato che avrebbe contribuito a pagare gli interessi del debito. Secondo il M5S l’operazione sarebbe stata a costo ‘zero’, dunque senza oneri aggiuntivi per l’Erario e quindi per i contribuenti, e anzi darebbe risparmi. Ha vinto, per ora il muro della Lega, con il suo no ad una norma ad hoc per la capitale ed il varo di un provvedimento ad hoc per tutti i Comuni a rischio dissesto. Sono stati approvati solo i comma 1 e 7. Poi deciderà il Parlamento quando discuterà la conversione. E lì si aprirà una nuova partita.

Via libera alla norma sui rimborsi ai risparmiatori truffati delle banche. E il tetto dell’indennizzo diretto, tra la soddisfazione del M5S, aumenta da 100mila a 200mila. Nel decreto c’è il semaforo verde alle norme che prevedono l’estensione del regime della “decommercializzazione” agli enti associativi assistenziali, e la possibilità per l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (Anpal) di avvalersi dei servizi forniti da società in house. Tra le norme inserite, quelle che “determinano i requisiti per l’accesso al Fondo indennizzo risparmiatori”.

Nel decreto crescita approvato questa notte in Cdm sono state inserite anche norme che “definiscono le modalità di ingresso del ministero dell’Economia e delle Finanze nel capitale sociale della newco ‘Nuova Alitalia’”.

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