La gestione quotidiana della disabilità in Italia resta un terreno dove la distanza tra dichiarazioni pubbliche e realtà domestica è ancora troppo ampia.Le famiglie si trovano spesso a supplire alle carenze di un sistema che procede per sperimentazioni isolate, fondi a intermittenza e promesse che raramente si traducono in servizi stabili.L’assistenza domiciliare è frammentata, gli sportelli sociali sovraccarichi e la scuola inclusiva continua a dipendere dalla buona volontà di dirigenti e insegnanti di sostegno che non sempre arrivano in numero sufficiente.La riforma della non autosufficienza, pur annunciata come svolta, rimane un cantiere incompleto che non garantisce alle persone con disabilità un percorso unico e comprensibile né alle famiglie un riferimento certo su cui fare affidamento.Così gli oneri economici e organizzativi ricadono sui nuclei familiari che devono conciliare lavoro, cura e burocrazia, spesso rinunciando a opportunità professionali e benessere psicologico.La retorica dell’inclusione non può bastare: servono strutture, personale formato, continuità degli interventi e un vero coordinamento tra sanità e servizi sociali.Senza una strategia nazionale che superi l’approccio emergenziale, la disabilità continuerà a essere un percorso a ostacoli affrontato in solitudine, con un costo umano che non dovrebbe più essere considerato inevitabile.
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