‘Dopo il 4 dicembre le lancette della politica sono tornate indietro, quasi ai tempi della Prima Repubblica: sono tornati i caminetti, ci si perde nei litigi e non si fanno proposte’, esordisce Matteo Renzi alla Direzione Pd dopo aver intonato l’inno nazionale assieme all’assemblea. Dopo un’ampia panoramica sui principali fatti accaduti nel mondo Renzi arriva al punto e rivolto alle opposizioni dem chiarisce: ‘Si dice o fai il congresso prima delle elezioni o me ne vado. Mi sembra un ricatto morale e sono difficilmente incline a cedere ai ricatti. Fare il congresso come alternativa al renzismo? Troppo onore, il congresso si deve fare come alternativa al trumpismo, al lepenismo, al massimo al grillismo’. Poi aggiunge: ‘Non voglio nessuna scissione: se deve essere, sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario. Agli amici e compagni della minoranza voglio dire: mi dispiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai il nostro avversario, i nostri avversari sono fuori da questa stanza. Non possiamo più prendere in giro la nostra gente’. A chi lo accusa di non aver discusso a sufficienza la disfatta referendaria risponde: ‘L’analisi del voto l’abbiamo fatta: io ho pagato il pegno, mi sono dimesso. Se l’errore principale della campagna elettorale è stata la personalizzazione, ho cercato di evitare la personalizzazione almeno nel post referendum’. Tornando sul congresso, conclude, senza annunciare apertamente le sue dimissioni ma facendole sottintendere: ‘Facciamo il congresso e usiamo le regole dell’ultima vota ma torniamo alla politica. E riepiloga i suoi successi: ‘Ho preso un partito al 25% e l’ho portato al 40,8%. Ho dato una casa europea al Pd, inserendolo nel Pse. Ma ora si chiude il ciclo. E chi perde rispetta l’esito del voto. Io non dico andate, dico venite, confrontiamoci, vediamo chi ha più popolo’. Per Renzi non c’è urgenza di andare al voto: ‘Il congresso del Pd non si fa per decidere quando si fa alle elezioni politiche: prima o poi si andrà a votare. Il Congresso serve per essere pronti quando ci sarà il voto’. Contro l’ipotesi di elezioni anticipate si è schierato l’ex premier Romano Prodi: ‘Si voti al tempo dovuto, nel 2018, con collegi uninominali’. Il segretario conferma lealtà al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e recita il mea culpa per l’sms sui vitalizi ai parlamentari, rinnovando la stima e la lealtà verso Gentiloni: ‘Sono molto lieto di farlo. Massima stima e amicizia di tutto il Pd. Nel rapporto decennale che ci lega non è la lealtà che manca’. Nei prossimi mesi voglio andare in giro senza cerimoniali andando a scovare i talenti migliori per questo partito e per le liste di domani. E mi piacerebbe che durante la discussione congressuale chi condividerà la mozione si trovasse al Lingotto per dire le cose che hanno funzionato e quelle che non hanno funzionato. Cuperlo replica a Renzi: ‘Matteo, tu non sarai mai il mio avversario, ed è vero che il congresso non si fa per decidere la data del voto, ma si fa per decidere cosa dire agli italiani prima di andare a votare, e poi conta il come. Sulle elezioni conta il quando ma più il come. Il come è come evitare il quinto governo di larghe intese. In questo c’è il legame con la discussione. E poi serve ad aiutare Paolo Gentiloni e il governo nell’impegno che sta portando avanti e per approvare leggi che da tempo aspettano. Si sostenga il governo fino al 2018’. Cuperlo ha chiuso il suo intervento con un paragone: ‘In Nuova Zelanza 400 balene si sono spiaggiate, forse perchè il capobranco ha perso l’orientamento, se ne sono salvate alcune perchè si è formata una catena umana che portava acqua. Dobbiamo scegliere se ci tocca la parte delle balene o di quelli che portano i secchi. ‘Non parlo da Bersaniano, ma da Bersani e voglio provare a capire se a questo tornante troviamo qualcosa che ci tenga assieme. Qualcosa che ci faccia dire ‘la pensiamo tutti così’, ha aggiunto l’ex segretario dicendosi preoccupato: ‘Prima di tutto il Paese e la prima cosa che dobbiamo dire è quando si vota. Comandiamo noi, possiamo lasciare un punto interrogativo sulle sorti del nostro governo? Non possiamo o mettiamo l’Italia nei guai. Io propongo che diciamo non solo il 2018, ma garantiamo davanti all’Europa, i mercati, gli italiani, la conclusione ordinaria della legislatura. Prima di arrivare al congresso abbiamo un paio di cose da fare. Se partiamo domattina facciamo il congresso del solipsismo, dell’autoreferenzialità, dell’isolamento. Dobbiamo appassionare mondi più vasti, sennò quella destra non la fermiamo. Non è vero che mancano le idee, lo dice chi non ce le ha, ci mancano luoghi per discutere. Non facciamo le cose cotte e mangiate, organizziamo anche in preparazione del congresso luoghi di discussione’. In una lettera agli iscritti del Pd, Renzi aveva affermato che per proseguire sulla strada del rinnovamento l’Italia ha bisogno di due cose: un grande coinvolgimento popolare e una leadership legittimata da un passaggio popolare. In sostanza di elezioni anticipate. L’impressione è che l’Italia abbia soprattutto bisogno di un coerente programma di governo capace di ricomporre un quadra sociale e il Pd di una riscoperta attualizzata delle ‘radici’ perché il nuovo è in germe nel vecchio, e rompere deve essere utile a ricominciare. Ovviamente, per fare questo, è fuori luogo parlare, e pensare, ad una scissione, alla logica dei ricatti, alla ricomposizione di una cosa che non esiste, e che è rappresentata da una ‘nuova sinistra’. In caso di liti all’interno di un partito, al momento solidamente rappresentato in termini di percentuali, a goderne sarebbero le controparti. Renzi è stato chiaro: ‘Il Pd deve darsi una regolata. Se vai su Google e digiti ‘resa dei conti Pd’, emerge un dato sconvolgente. Anche basta, amici e compagni, diamoci una regolata, tutti insieme. Non è immaginabile che ancora una volta, a fronte di una grande speranza che abbiamo suscitato, tutto venga messa in discussione in questo modo.
Roberto Cristiano
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